Catalogo generato il 16/12/2010 con Ant Movie Catalog

L'angolo rosso (Red Corner)
Aggiunto il:16/12/2010 (1/77)
3/4
poster
Genere Thriller
Paese USA
Anno 1997
Durata 120 min
Regista Jon Avnet
Cast Richard Gere, Bai Ling, Bradley Whitford, Peter Donat, Tsai Chin
Valutazione 8.0
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco (Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Un brillante avvocato, Jack Moore, consulente di un grande gruppo che opera nel settore dello spettacolo e grande mediatori d'affari, si reca in Cina per portare a termine delle trattative sulle comunicazioni via satellite. Dopo aver trascorso la notte in compagnia di una bellezza esotica, il mattino dopo Jack trova la ragazza in un lago di sangue. Arrestato per un omicidio che non ha commesso e abbandonato dai colleghi americani, Jack deve fare i conti con l'assurdo sistema giudiziario cinese.
Critica C'è aria di Grisham, ma c'è anche aria di Crichton, almeno nella primissima parte, quando Gere viene accompagnato in giro per la Pechino "by night", e poi nell'affannoso tentativo della sceneggiatura di penetrare nelle sottilissime differenze tra sistema giudiziario e morale orientale e occidentale. Ma Crichton ha ben altre finezze rispetto allo sceneggiatore Robert King e al regista Jon Avnet, che, un po' incerti tra la tensione processuale, l'azione e la storia sentimentale, non riescono a mantenere l'equilibrio narrativo
URL http://www.film.tv.it/scheda.php/film/17140/l-angolo-rosso/

L'apparenza inganna (Le placard)
Aggiunto il:16/12/2010 (2/77)
3/4
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Genere Commedia
Paese Francia
Anno 2000
Durata 84 min
Regista Francis Veber
Cast Daniel Auteuil, Gérard Depardieu, Thierry Lhermitte, Michel Aumont, Michèle Laroque, Jean Rochefort, Alexandra Vandernoot, Stanislas Crevillen, Edgar Givry, Thierry Ashanti, Philippe Brigaud, Marianne Groves, Luq Hamet, Michele Garcia, Irina Ninova, Armelle Deutsch, Vincent Moscato.
Valutazione 8.0
Risoluzione
Formato video 16:9 2.35:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano (Inglese, Francese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione TRAMA CORTAImpiegato come contabile in una grande impresa, François Pignon è stato lasciato dalla moglie, è ignorato dal figlio diciassettenne e sta per essere licenziato a causa di una grave crisi finanziaria. Mentre sta tentando in modo maldestro di gettarsi dal suo balcone, il suo vicino di casa lo salva e gli consiglia di fingersi omosessuale per risolvere ogni problema. All'inizio Pignon non è d'accordo ma quando la voce si sparge i vertici aziendali decidono di sospendere le pratiche di licenziamento perché sarebbe 'politicamente scorretto' licenziare un gay. Di lì nascono una serie di avventure e di equivoci divertenti. La vita di Pignon cambia completamente perché è cambiata l'opinione che gli altri hanno di lui.TRAMA LUNGANon è un buon momento per Francois Pignon: la moglie lo ha lasciato, il figlio 17enne lo ignora e la ditta dove lavora sta per licenziarlo. Disperato per essere da tutti considerato uno zero, Pignon sta per suicidarsi, gettandosi dal balcone, quando il nuovo vicino irrompe in casa e, saputa la situazione, gli consiglia, per risolvere tutti i problemi, di fingersi omosessuale. Pignon dapprima si rifiuta, poi si convince e lascia che il vicino metta con un fotomontaggio la sua faccia su foto gay e le spedisca in forma anonima alla ditta. Venuti a conoscenza delle foto, impiegati e dirigenti si meravigliano e sono incapaci di assumere i comportamenti adeguati. Il Presidente della ditta, che lavora sul caucciù e produce anche preservativi, teme che il licenziamento di un omosessuale possa causare un calo di vendite e subito lo lascia al suo posto. La notizia scatena reazioni differenti e fa emergere atteggiamenti finora nascosti: mentre c'è chi lo invita a pranzo per farsi vedere gentile, c'è chi lo picchia per paura del rischio pedofilia. Dopo un primo tentativo andato a vuoto, la dott.ssa Bertrand seduce di nuovo Pignon e stavolta lui ristabilisce la verità. Ma a questo punto l'uomo ha il gioco in pugno. Mette alle strette la moglie, ristabilisce il rapporto con il figlio, tratta a testa alta con il Presidente. Tutto si è chiarito, e nella foto di gruppo dei dipendenti stavolta Pignon si fa strada per esserci con una robusta spallata che mette fuori gli altri.
Critica Una commedia volgare e divertente di Francis Veber, 64 anni, regista francese di film di gran successo quali La capra o La cena dei cretini, da tempo emigrato a Los Angeles, di madre russa e padre del neo-regista Jean Veber, amico e complice di Gérard Depardieu. Storia tremenda, variante comica della disoccupazione: Daniel Auteil, contabile in una fabbrica di preservativi, al massimo dell'infelicità (la moglie l'ha lasciato, il figlio lo disistima, sta per essere licenziato) vuole uccidersi precipitandosi dal balcone; un vicino gli salva la vita e lo convince, per evitare di perdere il posto, a fingersi gay.
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=1CDDE3E2C9A94504841DCBF0406CFB47?codice=40776&completa=si

Arancia meccanica (A clockwork orange)
Aggiunto il:16/12/2010 (3/77)
3/4
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Genere Drammatico, Poliziesco
Paese Gran Bretagna
Anno 1971
Durata 131 min
Regista Stanley Kubrick
Cast Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke, John Clive, Adrienne Corri, Carl Duering, Paul Farrell, Clive Francis, Michael Gover, Miriam Karlin, James Marcus, Aubrey Morris, Godfrey Quigley, Sheila Raynor, Madge Ryan, John Savident, Anthony Sharp, Philip Stone, Steven Berkoff, Jean Adair, Prudence Drage, Vivienne Chandler, Neil Wilson, Virginia Wetherell, Katya Weith, Margaret Tyzack, Pauline Taylor, Shirley Jaffe, Craig Hunter, Michael Tarn, Barbara Scott, David Prowse, Gillian Hills, Cheryl Grunwald, Lee Fox, Carol Drinkwater, Richard Connaught, John J. Carney, Lindsay Campbell, Gaye Brown.
Valutazione 8.0
Risoluzione
Formato video 1.66:1 16/9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Islandese, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo omonimo di Anthony Burgess

Siamo a Londra, nel 1980. Alex è il capo di un quartetto di giovani teppisti che trascorrono le loro giornate nell'esercizio di efferate violenze e stupri, dopo essersi drogati. A farne le spese sono un mendicante selvaggiamente picchiato, una banda rivale fatta a pezzi, una ragazza di strada violentata e infine uno scrittore, massacrato di botte fino a procurargli una paralisi agli arti, mentre sua moglie, di cui abusano, morirà qualche tempo dopo. Alex, inoltre, è appassionato della musica di Beethoven, di cui si serve per immergersi in sogni innaturali. Scontenti per il suo dispotismo, i compagni, allorché uccide una ninfomane, lo colpiscono e lo lasciano nelle mani della polizia. Condannato a 14 anni di reclusione, il giovane si finge mite e ottiene, dopo due anni, di venire sottoposto ad una specie di lavaggio del cervello, un trattamento di condizionamento al bene mediante nausea per il male. Rimesso in libertà, dopo essere diventato remissivo e pacifico, sono gli altri ora ad essere violenti con lui: la famiglia lo respinge, due suoi amici - divenuti poliziotti - lo seviziano, lo scrittore sua vittima cerca di farlo impazzire. Dopo un tentativo di suicidio, viene ricoverato a spese dello Stato in una clinica, dove gli verrà restituita la sua primitiva fisionomia.
Critica "Il ritratto che - pur avendolo già illustrato pochi istanti prima con il suo film - mi disegnava ora di nuovo con voce triste Kubrick, era soprattutto drammatico, allucinato, senza ombre di svago. E grave di presagi lugubri, di terrori (sulla stessa linea, ma più accentuata, degli incubi e dei terrori atomici de 'Il dottor Stranamore'). 'Fino a ieri la tecnica, illudendosi di edificare il mondo rischiava di distruggerlo, oggi - osservò - non le bastano più le cose, mira anche alle persone e tende addirittura a distruggerle dal di dentro, a ucciderle nell'anima'. In quegli anni in cui non si parlava ancora di ingegneria genetica e tanto meno di genoma, notai che quella parola 'anima' la adoperava di continuo, e con voce sempre più cupa, sempre più angosciata. 'Uccidono l'anima' lo udii ripetere di continuo enumerandomi tutte le cause che, in quegli anni, provocavano 'la morte dell'anima', dalla politica alla televisione, alla vita collettiva - che aborriva - ai sistemi di lavoro 'troppo concorrenziali da cannibali', al cinema: certo, anche al cinema, che dimenticava ad ogni istante che l'uomo era 'fatto anche di spirito, di idee', che era nutrito di idee, che viveva e si batteva 'anche per le idee e non solo per il pane e per il sesso'". (Gian Luigi Rondi, '"Un lungo viaggio 2", Le Monnier')
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=A4720EA807932CCC2B4EEB65F5497D1F?codice=21259&completa=si

Atto di forza (Total recall)
Aggiunto il:16/12/2010 (4/77)
3/4
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Genere Fantasy
Paese Usa
Anno 1990
Durata 109 min
Regista Paul Verhoeven
Cast Arnold Schwarzenegger, Rachel Ticotin, Sharon Stone, Ronny Cox, Michael Ironside, Marshall Bell, Mel Johnson Jr., Michael Champion, Roy Brocksmith, Ray Baker, Rosemary Dunsmore, David Knell, Alexia Robinson, Dean Norris, Debbie Lee Carrington, Marc Alaimo, Lycia Naff, Michael LaGuardia, Robert Costanzo.
Valutazione 7.0
Risoluzione Widescreen
Formato video Dvd 9 Singola faccia, doppio strato ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) italiano, Dolby Digital 2.0 - stereo - inglese, Dolby Digital 2.0 - stereo (italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: ispirato al racconto "Memoria totale" (o anche "Chi se lo ricorda", "Ricordi per tutti", "Ricordi in vendita" e "Ricordiamo per voi") di Philip K. Dick

Chicago nel 2084, l'erculeo operaio Doug Quaid, sposato con la bionda Lori, è ossessionato da enigmatici e paurosi incubi notturni durante i quali vede se stesso sul pianeta Marte, insieme ad una donna sconosciuta. Non potendosi pagare un viaggio su Marte, ormai da tempo colonizzato dagli uomini, che ne estraggono un prezioso minerale, il turbinium, Doug si rivolge ad un centro specializzato, il Total Recall che, per modica cifra, fornisce, con particolari attrezzature, eventuali ricordi di viaggi e di esperienze su quel pianeta. Ma, appena iniziato il procedimento per produrre ricordi artificiali, è subito chiaro che Quaid è stato già realmente su Marte e la sua memoria è stata poi cancellata; da quel momento comincia per lui una serie di avventure mirabolanti, perchè torna sul pianeta dove apprende di essere Hauser, un agente segreto, e di aver compiuto recentemente un'eroica missione, contro lo spietato industriale Cohaagen, padrone delle miniere di turbinium. Il despota, col perfido aiutante Richter e una schiera di brutali guardie domina un esercito di operai schiavi, lesinando loro l'aria artificiale necessaria per vivere sul pianeta, che è privo di ossigeno. Inoltre Lori non è sua moglie, ma solo un'agente che lo sorveglia, perchè egli conserva, a sua insaputa, nel proprio cervello alcune preziose notizie, che i suoi nemici vogliono strappargli, per poi ucciderlo. Quaid intanto ritrova su Marte la donna, che vedeva in sogno, Melina, e insieme a lei supera tremendi agguati, aiutato da creature umane rese mostruose dalle radiazioni, cui sono state sottoposte per colpa di Cohaagen. Dopo strani colloqui sul monitor con l'altro se stesso, Hauser, che infine si rivela suo nemico, Quaid riesce a eliminare Cohaagen, Richter, Lori e i loro complici, e, con i dati che ha nel proprio cervello, riesce a far funzionare un apparecchio, che produce ossigeno in abbondanza. Mentre Marte diventa più ridente e vivibile per gli abitanti, Quaid, trionfante, può finalmente ricongiungersi con Melina.
Critica "Dilemma pirandelliano in un futuro cyberpunk: il protagonista è un operaio comune che "sogna" di fare l'agente segreto su Marte, oppure è il contrario? Thriller, effetti speciali e turismo virtuale, per un kolossal ricavato da alcune paginette di P.K. Dick (ispiratore di "Blade Runner"). Inseguimenti, sparatorie, esplosioni, apparizioni di mostri, imprigionamenti e fughe si susseguono come in un Salgari reso futuribile e spinto a tutta velocità . La visione del regista Paul Verhoeven, cavalcando un budget da 70 milioni di dollari, ricorda 'Blade runner'." (Tullio Kezich, Il Corriere della sera)


"Ci sono troppi mostri, ributtanti quasi come quelli di "Cuba" ma ormai la nuova fantascienza è questa, o prendere o lasciare." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)

"60 milioni di dollari, cioè il doppio di un "kolossal" hollywoodiano normale. I miliardi si vedono quasi tutti." (Morando Morandini, Il Giorno)

"Ispirato alla logica del putiferio, con soste nell'orripilante e nel fracassone vale soprattutto per la sua alta spettacolarità e per il tasso di violenza che suppone doverosa considerando il pubblico cui si rivolge." (Giovanni Grazzini, Il Messaggero)

"Spettacolare quanto inverosimile spacconata galattica da ottanta miliardi dell'olandese Paul Verhoeven che fila a mille all'ora a cavalcioni dell'iperbole cercando (e quasi sempre riuscendoci) di stupire a ogni sequenza. Strabiliante (Oscar agli effetti speciali), violento e affascinante e, perché no, divertente. Rodomonte Schwarzenegger spacca tutto strizzandoci l'occhio. La (allora) sconosciuta Sharon Stone fa la bellissima statuina". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 gennaio 2002)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=5200237E16A0AE22CC6E191EEB414CDE?codice=26589&completa=si

Avatar (Avatar)
Aggiunto il:16/12/2010 (5/77)
3/4
poster
Genere Azione, Fantascienza, Thriller
Paese Usa
Anno 2009
Durata 160 min
Regista James Cameron
Cast Sam Worthington, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Giovanni Ribisi, Joel Moore, Stephen Lang, Dileep Rao, Laz Alonso, CCH Pounder, Peter Mensah, Matt Gerald.
Valutazione 7.0
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Jake Sully, ex-marine ferito e paralizzato dalla vita in giù durante un combattimento, per partecipare a un programma chiamato 'Avatar', grazie al quale avrà nuovamente un corpo sano, arriva sul pianeta Pandora, abitato dalla razza umanoide dei Na'vi. Tuttavia, a sua insaputa Jake sarà reclutato per invadere il pianeta e ben presto si troverà costretto a scegliere se combattere per gli invasori o unirsi alle forze indigene.
Critica "Hanno detto che 'Avatar' era la terza rivoluzione del cinema, dopo il sonoro e il colore. Un'esagerazione, certo: e tuttavia il kolossal sognato-realizzato da Cameron è un'esperienza di cinema totale, assoluta; 166' senza un solo minuto di noia, (...) rappresentano anche la summa di tutto il cinema post-moderno. Dal western (la storia, in fondo, è una parafrasi di quella di 'Pocahontas'), al film di guerra nella jungla, all'intero repertorio del fantasy e della fantascienza. Dove il pianeta Pandora diventa un mondo parallelo non indegno delle tolkieniane Terre di Mezzo rese celebri dal 'Signore degli anelli'." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 gennaio 2010)

"Molto, molto bello: e intelligente, divertente, commovente. Avatar, termine derivante dal sanscrito che significa 'incarnazione'. (...) Si sa che il regista ha aspettato per anni che lo sviluppo della tecnologia gli permettesse di girare Avatar come voleva. Il processo chiamato «performance capturing» e i progressi compiuti nell'animazione dalla società Weta del regista neozelandese Peter Jackson glielo hanno consentito: il risultato è straordinario. Certo, la tecnologia è andata più avanti del moralismo: le donne azzurre di Pandora portano tutte il reggipetto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 gennaio 2010)

"Il tema non è nuovo (anche se le idee cui quegli alieni si ispirano sembrano aggiornate dalle tendenze New Age) e così la polemica contro i conquistatori d'ogni epoca pronti a cancellare le civiltà che li hanno preceduti, ma se il film piacerà (e già si sa che piace) il merito è quasi soltanto di quei mondi persi nello spazio in cui l'azione si muove. Non solo quei curiosissimi alieni che, pur con una lingua propria, parlano anche inglese, ma una serie variopinta di animali feroci e fantasiosi che si agitano in scenari colorati resi anche più vistosi dagli effetti di profondità che la 3D vi suscita in mezzo. I ritmi, spesso incalzanti, possono suggestionare, le immagini, in cifre d'incubo, possono conquistare (almeno la vista). Questo voleva Cameron e questo ottiene. Il resto, almeno a me, interessa poco, ma non mi sostituisco al pubblico." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 gennaio 2010)

"Un successo che suona l'allarme per i columnist intergalattici, i «moderatori» dell'immaginario, scesi numerosi sulle colonne dei giornali per imbrigliare le pulsioni violente del pubblico di massa, e pronti a denunciare l'estremismo infantile di 'Avatar'. Per ristabilire l'ordine (ir)reale costituito e riconfermare il loro status di sentinelle della cultura, ricorrono a concetti come stereotipo, favola, manicheo, che detto per il cinema, con disprezzo, fa ridere. Decodificata da almeno un secolo di visioni, la narrazione simbolica ha i suoi linguaggi ed eroi, i suoi rimandi alla memoria collettiva. Le armi spuntate dei centristi non avranno la meglio, ma se è giusto «spaventarsi» davanti ad 'Avatar', è meglio recuperare la capacità di «vedere». Anche con i molesti occhialetti in 3D." (Marluccia Ciotta, 'Il Manifesto', 15 gennaio 2010)

"La trama di 'Avatar'? Niente di particolarmente originale, con quel po' di panteismo che fa tanto new age alla moda (e non sono poche le critiche in questo senso, piovute sulla pellicola dalla stampa americana). (...) Non è comunque, per fortuna, il succo della storia o il suo fine a contare in un film come 'Avatar'(...). E la maestra tecnica, a dir poco superba, di Cameron, che per questo film ha speso quattro anni di lavoro. Mai abbiamo assistito, in un film di fantascienza, a scene così insolite, così suggestive. Non c'è un momento di pausa in un lungometraggio anche troppo lungo. (...) Non tutto nell'opera di Cameron è adatto agli spettatori più giovani; piacerà invece agli adolescenti e a molti adulti, che seguiranno senza mai distrarsi i notevoli effetti speciali inventati dal regista e valorizzati dal 3D." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 10 gennaio 2010)

"Tanta stupefacente tecnologia da incantare, ma poche emozioni vere, emozioni umane per intendersi, in un mondo di alieni pur eccezionalmente immaginato e rappresentato. Tuttavia l'attesissimo film di James Cameron 'Avatar' (...) non deluderà le aspettative degli appassionati del filone fantascientifico. Infatti con 'Avatar', la pellicola più costosa della storia (oltre 400 milioni di dollari, lancio compreso), la magia del cinema si rinnova in tutta la sua forza immaginifica. Del resto la rilevanza del film sta nell'impatto visivo più che nella storia, piuttosto scontata, e nei messaggi peraltro non nuovi, già al centro, talvolta con ben altro spessore, di diverse pellicole alle quali il regista si richiama più o meno apertamente, da 'Piccolo grande uomo' a 'Balla coi lupi', da 'Un uomo chiamato cavallo' a 'Pocahontas'. L'innovativo 3D, unito alla rivoluzionaria tecnica 'performance capturing' che coglie anche le espressioni degli attori per trasporle in animazione digitale, porta l'esperienza visiva a livelli mai visti. A cominciare dalla qualità dell'ambiente in cui si svolge l'azione, con una tridimensionalità che non punta a 'bucare' lo schermo, ma a rendere la scena avvolgente, con una profondità che avvicina molto alla realtà e una maggiore nitidezza di dettagli. D'altra parte Cameron ha tenuto questo progetto nel cassetto per 10 anni - la prima idea è del 1995, la realizzazione è iniziata nel 2005 - proprio perché allora non c'erano i mezzi tecnici per rendere sullo schermo quanto da lui immaginato. E siccome è uno sperimentatore, il regista non si è limitato a usare tecniche di computer grafica già conosciute, ma ne ha inventate altre. E il risultato è affascinante. (...) Cameron punta, dunque, su un racconto di portata universale, facilmente condivisibile nella sua semplicità ed efficacia, che narra un evento più volte ripetutosi nella storia dell'umanità: le violenze e i soprusi, non di rado sfociati in genocidio, compiuti da civiltà considerate più avanzate per soppiantare o sottomettere, per smania di potere e ancor più per interesse, le culture indigene. Un tema che negli Usa si riflette nel mito della frontiera e nella guerra dei bianchi contro le popolazioni dei nativi, ma che può essere fatto risalire ad altre colonizzazioni e adattabile anche a più recenti guerre. Ma Cameron, più concentrato sulla creazione del fantastico mondo di Pandora, sceglie un approccio blando; racconta senza approfondire e finisce per cadere nel sentimentalismo. Il tutto si riduce a una parabola antimperialista e antimilitarista facile facile, appena abbozzata, che non ha lo stesso mordente di pellicole più impegnate su questo fronte. Analogamente il sotteso ecologismo si impantana in uno spiritualismo legato al culto della natura che ammicca non poco a una delle tante mode del tempo. La stessa identificazione dei distruttori con gli invasori e degli ambientalisti con gli indigeni appare poi una semplificazione che sminuisce la portata del problema. Ciò detto, resta l'indubbio valore del film per il suo eccezionale impatto visivo. Se serviva una nuova frontiera per il cinema di fantascienza, 'Avatar' l'ha segnata, spostandola molto in avanti. E il record di incassi - che peraltro appartiene a un altro lavoro di Cameron, 'Titanic' (1997) - potrebbe essere superato. Del resto lo spettacolo vale il prezzo del biglietto." (Gaetano Vallini , 'L'Osservatore Romano', 10 gennaio 2010)

"Denso di cinema che fu, da 'E.T.' al 'Soldato blu', da 'Star Wars' a 'Matrix' e prodigo del cinema che sarà. (...) 'Avatar' riporta la Settima Arte al centro della scena (non solo mediatica) globale: già capitolo fondamentale della Storia del Cinema e fenomeno di costume, veste eco-pacifista, predica la connessione alla Rete Natura e offre all'alieno il primo privilegio dell'uomo: dare il nome. Perché, anche su Pandora, lo è un altro." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto quotidiano', 14 gennaio 2010)

"Che 'Avatar', il super-mega-maxi-kolossal di James Cameron quanto a trama fosse un po' deboluccio si sapeva, e della cosa si era malignato più che abbastanza. Ma che il plot del campione di incassi di quest'anno fosse la storia di 'Pocahontas' coi nomi e poco altro cambiato no, non l'aveva immaginato nessuno." (Marco Gorra, 'Libero', 12 gennaio 2010)

"Record di copie in 3D, 414, praticamente il 100% del territorio, 932 copie in totale: almeno il primo dei record da battere 'Avatar' l'ha già superato. La corsa a ostacoli della favola fantascientifica green, buonista, ecologicamente corretta firmata James Cameron comincia finalmente anche in Italia con molti traguardi davanti." (Alessandra Magliaro, 'L'Eco di Bergamo' 15 gennaio 2010)

"Ma 'Avatar' non è già più solo film. Porta infatti la firma di James Cameron, che lo considera a tuffi gli effetti una costola del suo film blockbuster, il videogioco 'Avatar', (...) I nonni illustri furono, nientemeno che i Fratelli Lumière, che misero a punto nei primi anni Venti del Novecento quell'immagine stereoscopica che oggi ritrova profondità di visione grazie agli occhiali polarizzati. Ciò che però fa di 'Avatar' una pietra miliare del cinema contemporaneo è anche un'idea della rappresentazione che stravolge abitudini consolidate, sul piano dell'immaginario, del colore, della costruzione d'ambienti e racconto. Da questo punto di vista si ricollega ad alcuni passi fondamentali della storia della settima arte." ('La Provincia', 15 gennaio 2010)

"Dell'imponente kolossal di James Cameron 'Avatar' (14 anni di lavorazione, almeno 300 milioni di dollari di investimento) è inutile scrivere più di un abbozzo di trama, vista la complessità, o meglio la profondità della storia che, l'hanno detto tutti, ha rivoluzionato l'idea di cinema finora vigente. Mettendo, essenzialmente, la tecnologia più avanzata a completo servizio dei sentimenti. Operazione riuscita in pieno, accolta da noi umani come un dono divino, e che ha diverse ragioni per essere ritenuta epocale. Una su tutte: un film del genere non può essere fruito che davanti al grande schermo, magari provvisti di occhiali 3D. Essendo il film in questione imperdibile per ogni tipologia di pubblico, il sillogismo si traduce nei record di incassi già registrati da Avatar e nella sconfitta del download illegale. L'idea commovente di milioni di spettatori che si staccano dal pc ed entrano nei cinema (forse per la prima volta) si sposa poi con la natura stessa della pellicola, volutamente didattica e semplice da decifrare. Ecologia, pacifismo, altruismo, lealtà. Concetti inflazionati nella moderna industria culturale, ma mai dosati con la certezza matematica di avere per le mani un così dirompente strumento di massa. Vogliamo credere che, se fra i bambini del mondo di oggi si aggirasse un futuro Hitler, la visione di 'Avatar' sia capace di neutralizzare ogni suo malvagio proposito." (Diego Carmignani, 'Terra', 15 gennaio 2010)

"E adesso, povero cinema? Che sarà adesso del cinema, specialmente di quello povero, dopo che James Cameron ha di nuovo colonizzato la nostra immaginazione come all'epoca fece con 'Terminator'? Sembra essere passato un secolo, e forse cinematograficamente è così. (...) 'Avatar' è un film grandioso ma anche un grande film. Il che non significa che ci abbia strappato l'applauso. Ma è difficile rimanere impassibili di fronte a qualcosa che ci sembra destinato a lasciare il segno nella storia del cinema. Non è un caso se anche uno dei critici più scettici come Roger Ebert ha ammesso che dopo essersi seduto in sala ha ricevuto la stessa impressione provata nel 1977 durante la visione di 'Star Wars' (e di essere stato costretto a ricredersi come per 'Titanic'). Il fatto è che il regista Cameron riesce quasi sempre a mantenere ciò che promette. Si può non essere d'accordo sulla sua scelta tecnologica così dannatamente estrema, sul fatto che dopo aver visto per la prima volta un film in 3D abbia dichiarato che non avrebbe mai più realizzato un film normale così decretando la fine, dal suo punto di vista, del cinema tradizionale (ebbene sì, per noi è sempre viva il 2D! ). Ma poi dimostra immancabilmente di essere in grado di padroneggiare le nuove tecniche di ripresa come nessun altro. Non solo, dimostra anche di saperle portare sempre un pò più oltre. Ma c'è anche un'altra cosa in 'Avatar' che ci dà la sensazione di trovarci di fronte a una svolta. (...) due fratelli che si danno il cambio (al paraplegico viene promessa come ricompensa una costosissima operazione per il recupero della funzionalità degli arti inferiori) sembrano rappresentare il passaggio di testimone tra un cinema che muore e un altro che sta nascendo. Ma questi per nascere ha bisogno di entrare in un altro corpo e di abbandonare il proprio, ormai difettoso, superato. Per questo è necessario che l'anima, che comunque del corpo è elemento fondante, trasmigri con tutti i suoi ricordi in un corpo nuovo più efficiente. Si muore (il corpo umano muore), e ci si migliora (si diventa avatar). Il concetto vi sarà ancora più chiaro dopo avere visto il film. Come diceva Caterina Caselli «non sarà facile ma sai, si muore un po' per poter vivere». In fondo l'evoluzione (e il cinema non fa eccezione) risponde a delle regole: ci si migliora, a volte, ma sempre si cambia." (Alessandro Boschi, 'Liberal', 15 gennaio 2010)

"Piacerà a quelli che vanno al cinema come al parco delle meraviglie. Gli occhi e le orecchie sono appagati per due ore e 40 minuti di fila, senza rilevanti interruzioni. James Cameron, mai rimasto indietro nel progresso tecnologico (come era evidente anche nel suo unico flop, 'Abyss' ) qui supera gagliardamente ogni suo exploit precedente. Tra effetti cromatici, battaglie, mostri antidiluviani, 'Avatar' arriva alla frontiera di tutto quanto è stato tecnicamente possibile nell'anno di grazia 2009. Difficile, anzi impossibile, offrire spettacolarmente oggi qualcosa di meglio della favolosa pietanza messa in tavola dal redivivo James. Difficile, anzi possibile, oggi. Ma non nel 2012 o nel 2013. La tecnica, non possiamo dimenticarlo, fa in questi anni passi da gigante. Il 'non plus ultra' odierno è destinato a diventare pressoché obsoleto nel giro di pochissimo tempo. Dieci anni fa, quando Ridley Scott introdusse il digitale nel kolossal ('Il Gladiatore') sembrò il balzo in avanti del secolo, e oggi quei livelli possono essere raggiunti anche da una produzione a medio budget. (...) Ma il difetto maggiore, quello che non pone Avatar all'avanguardia del cinema, ma semmai alla sua preistoria, è il conflitto individuale, il disegno dei personaggi. Cosa ha fatto diventare subito la settima arte un'arte popolare? L'emozione, il coinvolgimento coi personaggi. Cameron è riuscito sempre a coinvolgere: con la madre di 'Terminator', l'astronauta di 'Aliens' , i naufraghi di 'Titanic'. Qui però ha manovrato solo pupazzetti: innamorati grullamente disneyaini, stregoni di favola e un comandante dei marines, trucido e unidimensionale come lo incontri solo in un cattivo da fumetto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15/01/2010)

"Se la domanda fosse «vale la pena di vederlo», la risposta sarebbe sì, naturalmente. Con la raccomandazione dì cercarvi lo schermo più grande possibile e l'apparato audio/video al massimo livello. Qualora v'interessi andare al sodo e sapere se il film è bello, la risposta è ancora un sì convinto. Se a questo punto però pretendereste la notizia di un nuovo capolavoro firmato James Cameron, dobbiamo optare per il no: per niente apocalittico, polemico o malevolo, ma pur sempre un no. 'Avatar', rigorosamente da vedersi nella profondità di campo suggestiva (ma non sconvolgente) garantita dal 3D, riflette più di una curiosa contraddizione dell'autore. (...) Una specie di parabola new age o neo hippy inserita nell'ingranaggio colossale e rutilante di un blockbuster di ultima e costosa generazione. Certo davanti a un film che aspira a essere di culto è un po' pedante concentrarsi sulla trama, che dovrebbe e vorrebbe essere a rimorchio di una scrittura inventiva, alcuni personaggi memorabili e un 'quid', spesso misterioso, di saggezza, suspense ed emozione. (...) E' del tutto evidente come la chiave narrativa si rispecchi nei classici film pro indiani della Hollywood progressista: purtroppo, però, in quelli che si limitano a rovesciare banalmente il razzismo - da «Soldato blu» a «Pocahontas» - piuttosto che in quelli tormentati e anti-manichei come «Piccolo grande uomo» o «Un uomo chiamato cavallo». (...) il perno principale su cui ruota 'Avatar' resta, infondo, l'ex marine, interpretato solo diligentemente dall'australiano Sam Worthington (...) per noi, paradossalmente, il vero difetto di 'Avatar' è quello di fare prevalere le vecchie solfe del selvaggio buono & onesto sull'imprevedibile vertigine dei sentimenti futuribili." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 gennaio 2010)

"A leggerlo con una certa attenzione, di là dalla spettacolarità degli effetti e dalla seduzione del 3-D, 'Avatar' conferma una legge costante del grande cinema americano: dietro ogni blockbuster che si rispetti non c'è solo l'industria, di solito tacciata di cinismo (ammesso che investire per incassare sia un crimine), ma un intelligente connubio fra tradizione e modernità. Almeno a partire dalla saga di 'Guerre Stellari', dalla tradizione deriva il mito, la modernità ci mette le tecnologie e le tematiche di attualità. In queste operazioni, certo, i plot soffrono di una certa ripetitività, il lieto fine è d'obbligo, e noi non crediamo mai sul serio che l'eroe ci lasci la pelle. E però è dai blockbuster che si comprende la temperatura emotiva dell'America, ciò che alla gente sta più a cuore. E maggiore è la risonanza fra la storia raccontata e il sentimento della gente, maggiore è il successo. (...) 'Avatar', oltre i trucchi e il digitale, è, da un lato, un omaggio critico alla Storia americana, dall'altro un grido d'allarme in chiave ecologista. (...) Completa il quadro un'iconografia dichiaratamente new-age, fatta di corpi filiformi e asessuati (...). Come dire: carichi di sensi di colpa per i danni arrecati in passato, in un momento di crisi, per scongiurare nuove sciagure, ci aggrappiamo alla saggezza degli antichi. La nuova sfida di Hollywood sta dunque in questa domanda di fondo: ci salverà dalla catastrofe un'inedita alleanza fra progressismo e misticismo? A giudicare dai risultati di Copenaghen si direbbe proprio di no. Ma perché disperare? Dopotutto, chi l'ha detto che il lieto fine esiste solo al cinema?" (Giancarlo De Cataldo, 'Il Messaggero', 10-01-2010)

"'Avatar' non è semplicemente un film, o kolossal che dir si voglia: è una cosmogonia, una battaglia tra mondi. Tra vecchi e nuovi mondi, tra umani-invasori e alieni-indigeni, tra liberal e conservatori, tra ragione e sentimento. Una cosmogonia spazio-temporale ambientata in uno spazio extraterrestre e in un futuro remoto ma con evidenti implicazioni storiche ed etiche con il passato recente e il presente che viviamo, soprattutto nell'emisfero nord-occidentale. Per questo, il film ha aperto il famigerato vaso di Pandora delle letture politiche. 'Avatar' è un meraviglioso tripudio di forme biologiche fantasiose (...). Si presenta ai nostri occhi poco avvezzi al 3D, come un incubo affascinante, troppo bello per non trovare poi banale e sciatto il mondo reale, la first life. Irrompe nel nostro immaginario collettivo di ieri, di oggi e di domani. (...) Film avventuroso e reazionario, intriso di valori patri e cavallereschi, amato dalla destra, capolavoro visivo del genere fantasy, dove però, al cinema, poco era lasciato alla fantasia, perché le immagini 'computerizzate' sono sature di particolari. Nella fantascienza di 'Avatar', invece, il meraviglioso è più stilizzato, meno inverosimile, perché possibile, futuribile." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 14/01/2010)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=438709D8B8937C7D11E4F189B2686AA2?codice=51974&completa=si

L'avvocato del diavolo (The devil's advocate)
Aggiunto il:15/12/2010 (6/77)
3/4
poster
Genere Drammatico, Thriller
Paese Usa
Anno 1997
Durata 140 min
Regista Taylor Hackford
Cast Keanu Reeves, Al Pacino, Charlize Theron, Connie Nielsen, Vyto Ruginis, Jeffrey Jones, Judith Ivey, Tamara Tunie, Ruben Santiago-Hudson, Debra Monk, Laura Harrington, Pamela Gray, George Wyner, Craig T. Nelson, Christopher Bauer.
Valutazione 8.0
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 2.35:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Portoghese, Arabo, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo ominimo di Andrew Neiderman

In una piccola località della Florida, Kevin Lomax è diventato un avvocato di grande successo. In tribunale difende un insegnante accusato di pedofilia e, nonostante le prove contrarie, riesce a far scagionare l'imputato. La sera stessa viene avvicinato da un collega di New York, che rappresenta un importante studio legale intenzionato ad offrirgli incarichi di grosso prestigio. Kevin è sconsigliato dalla madre, ma incoraggiato dalla moglie, l'attraente e innamoratissima Mary Ann, cosicchè insieme partono per New York e vengono alloggiati in un lussuosissimo appartamento. Dopo qualche giorno, Kevin incontra John Milton, capo del potente studio legale, che gli prospetta un futuro all'insegna del successo e di grossi guadagni. Kevin si getta nel lavoro, che ben presto diventa una vera e propria ossessione. Accetta di difendere un uomo molto ricco, accusato di tre brutali delitti, e apprende poi della morte violenta di Eddie, socio amministratore dello studio. Intanto Mary Ann, abbandonata a sé stessa, cade in una profonda crisi nervosa e viene ricoverata in ospedale. Arriva a New York la madre di Kevin che deve confessare alcune cose al figlio. Kevin si sente chiuso in un cerchio sempre più stretto e comincia ad aver paura. Finalmente Milton rivela la sua vera natura: è il Diavolo e sta compiendo la sua opera di seduzione e di conquista. Kevin sembra fare a tempo a ribellarsi, anzi riacquista coscienza e si ritrova nel tribunale dell'inizio. Rifiuta allora la difesa del pedofilo, e lascia soddisfatto l'aula. Ma, sulle scale, lo insegue un giornalista che gli chiede un' intervista e gli promette grande notorietà. Kevin accetta, e subito dopo il giornalista si trasforma: è Milton/Diavolo.
Critica "Siamo infatti di fronte a una favolaccia metropolitana a sfondo metafisico imbastita per affermare che ogni patrocinatore legale deve obbedire alla propria coscienza morale, a rischio altrimenti di diventare l'avvocato del diavolo. Tesi fragile sulla quale vorrei sentire il parere di qualche esperto: a me pare che all'avvocato, non essendo un giudice, spetta solo tutelare i diritti alla difesa. (...) Che si può aggiungere? 'L'avvocato del diavolo' non è 'Rosemary's Baby', il regista Taylor Hackford non è Roman Polanski e a Pacino, per penitenza di avere accettato un ruolo tanto stupido, imporremo di recitare tre volte di fila il suo prediletto 'Riccardo III'. Un vero diavolo, quello". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 20 dicembre 1997)

"In questa strana atmosfera da fine secolo, a contrasto con i progressi della scienza e della tecnologia, fioriscono le sette e i riti satanici; e il regista Taylor Hackford, nel mettere il dito sulla piaga di una professione ad alto rischio morale come quella dell'avvocato, si ispira evidentemente a 'Rosemary's Baby' di Polanski. Però è difficile lasciarsi coinvolgere da una vicenda troppo lunga, sbilanciata fra registro drammatico, thriller, grottesco; e commuoversi alle disavventure della meschina Mary Ann che ingenuamente si fa trascinare sull'orlo della pazzia. Detto ciò, restano i pregi di una confezione all'americana dove la qualità dei singoli contributi artistici (fotografia, scenografie, montaggio) si fonde in un ritmo in fin dei conti accattivante. E se Keanu Reeves conferma una bella grinta, Pacino è pur sempre Pacino". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 24 dicembre 1997)

"Dura troppo e mantiene poco questo legal thriller impregnato di zolfo che il regista di 'Ufficiale e gentiluomo' costruisce sulla contrapposizione delle star in cartellone. In un clima tra il ridicolo e il perverso, si precisa infatti l'ambiguo rapporto che lega i due uomini: il carrierista seducente pronto a tutto per vincere la causa, il genio del male in grisaglia profondo conoscitore della natura umana. Come finisce la sfida? Con una classica trovata hollywoodiana della serie 'E se fosse stato tutto un sogno?'. Ma siccome, come teorizza Milton-Satana, 'la vanità è l'oppiaceo più naturale', chissà che la storiella non possa ricominciare. Gigione come poche volte, Al Pacino fa rimpiangere l'asciuttezza dimessa di Donnie Brasco per prodursi in un 'assolo' in linea con il tono eccessivo, barocco, survolato del film". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 20 dicembre 1997)

"Bravo nel girare le sue lussuose inquadrature a larga scala, Taylor Hackford non osa pigiare sul pedale del grottesco: così si arriva a uno strano epilogo, dove Milton-Pacino un po' scherza un po' fa il babau, producendosi in smorfie diaboliche sullo sfondo di un altorilievo animato di raro gusto kitsch. Tutto ciò non impedisce al film di essere una bella compilazione di shock visivi, con momenti di paura degni del migliore cinema orrorifico. Keanu Reeves interpreta bene un personaggio ambiguo combattuto tra il sano piacere dell'onestà e quello, malsano però intenso, di vincere sempre. Invece il grande Al, questa volta, è gigione ai limiti del vanesio. Ma la vanità non è forse il peccato preferito del Diavolo?". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 dicembre 1997)

"Avvincente giallo, con ampie diramazioni nell'horror e nel fantastico, che naviga nell'assurdo e soffre di elefantiasi, eppure ti mette addosso più di un brivido ed esibisce sensazionali effetti speciali, anche se talvolta sfiora i confini del ridicolo. Il luciferino Al Pacino sovrasta lo spaurito Keanu Reeves e la spettacolosa neozelandese Charlize Theron". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 ottobre 2000)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=8B280A60BC6F313D0479B21A9CCAEF3E?codice=35254&completa=si

Batman Begins (Batman Begins)
Aggiunto il:15/12/2010 (7/77)
3/4
poster
Genere Fantastico
Paese USA
Anno 2005
Durata 140 min
Regista Christopher Nolan
Cast Christian Bale, Michael Caine, Liam Neeson, Morgan Freeman, Gary Oldman. Ken Watanabe, Katie Holmes, Cillian Murphy, Tom Wilkinson, Rutger Hauer, Rade Serbedzija, Mark Boone Junior, Linus Roache, Larry Holden, Gerard Murphy, Colin McFarlane
Valutazione 8.0
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Bruce Wayne, giovane rampollo di un illuminato filantropo di Gotham City, vede i suoi genitori assassinati da un rapinatore. Incapace di liberarsi del senso di colpa, inizia un vagabondaggio che lo porta fin sulle vette dell'Himalaia, dove Ra's Al Ghul e il suo fido Ducard lo iniziano alla via del loro culto ninja. Wayne è deciso a servire la giustizia e tornato a Gotham, trova in Falcone, potente trafficante di droga, e in Crane, altrettanto corrotto psichiatra, i due più acerrimi nemici, dietro ai quali però pare celarsi qualcuno di ancor più potente. L'unico modo per combatterli è diventare un simbolo, che dia forza e speranza alla gente. Per chi non l'avesse capito, questo simbolo si chiamerà Batman, l'uomo-pipistrello, terrore dei criminali nella metropoli della corruzione. L'ambiguità psicologica di Wayne/Batman diventa finalmente il fulcro di un film a lui/loro dedicato: non poteva essere messo in mani migliori, visto che Nolan, nella sua pur breve carriera, ha dimostrato di avere una somma predilezione per i meandri più fangosi della mente umana. Questo quinto capitolo della moderna traduzione in pellicola di uno tra gli eroi a fumetti più amati di sempre è di ottima fattura, ed è quasi tutto merito dello stesso regista: Nolan immerge la trama in un'atmosfera cupa ma non barocca; elude abilmente gli stereotipi pacchiani (in agguato ad ogni angolo nei film tratti da fumetti); tiene la tensione grazie a personaggi ben costruiti e non a colpi bassi da seconda lezione del corso di sceneggiatura. A onor del vero la prima parte è un po' farraginosa, ma il film lentamente carbura, fino a chiudere in grande stile con un colpo maestro che lo ricongiunge al primo capitolo diretto da Tim Burton. Un plauso a Nolan, dunque, soprattutto per aver ridato slancio e dignità ad una serie che Schumacher aveva ostinatamente tentato di macellare. Un'ultima menzione per Bale, ottimo in un cast stellare ma sottotono: finalmente un volto credibile per il Cavaliere Oscuro.
Critica Il regista Chris Nolan, quello del poliziesco Insomnia, ce l’ha messa proprio tutta per rinfrescare e dare un po’ di interesse a Batman, un personaggio che, giunto al quarto o quinto film, minacciava ormai di costringere lo spettatore a lunghi pisolini in sala. Batman Begins va a scavare nel passato del giustiziere mascherato nato dai fumetti negli anni Trenta, lo pesca ancora bambino e piano piano accompagna lo spettatore alla scoperta prima del perché e poi del come sia venuto al mondo questo omone con mantello nero e orecchie a punta che picchia chi è cattivo e salva chi è buono.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35190

La bestia nel cuore (La bestia nel cuore)
Aggiunto il:16/12/2010 (8/77)
3/4
poster
Genere Drammatico
Paese Italia
Anno 2005
Durata 116 min
Regista Cristina Comencini
Cast Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Stefania Rocca, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston, Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Lucy Akhurst, Lewis Lemperuer Palmer, Jeke-Omer Boyayanlar, Simona Lisi.
Valutazione 7.0
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano (Inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: Romanzo omonimo di Cristina Comencini (Ed. Feltrinelli)

Sabina è bella, fa un lavoro che le piace e ha un compagno che ama. Tuttavia, da un po' di tempo, strani incubi la tormentano e si domanda se è veramente felice. Quando scopre di aspettare un bambino, Sabina inizia a recuperare i ricordi legati alla sua infanzia passata in una famiglia borghese, severa e rassicurante, che nasconde però un angosciante segreto. Con l'aiuto del fratello Daniele, trasferitosi negli Stati Uniti, cercherà di recuperare la serenità e il rapporto con il suo compagno Franco...
Critica "Applausi fin troppo generosi.'La bestia nel cuore' cinematografica a nostro parere non aggiunge a alla lettura del romanzo ed è priva di scelte stilistiche forti. Osservazioni che non impediranno al film di andar bene in sala, con il merito di portare alla visione del grande pubblico temi non consolatori. Altro merito, quello di averci strappato qualche risata di cui sentivamo il bisogno." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 9 settembre 2005)

"Attorno, anche altri personaggi che, pur incisi a tutto tondo, trovano sempre, nell'economia del racconto, il loro posto giusto e la loro attenta dimensione. In cifre, di regia e di sceneggiatura, in cui, anche quello che è scabroso, è proposto sempre di riflesso, senza accenti diretti, come, appunto, se sorgesse dall'inconscio. Per merito anche di una interpretazione costruita in ognuna con precisione rigorosa. Non solo per quel che riguarda Giovanna Mezzogiorno, una dilaniata Sabina, ma per Alessio Boni, che con giusto equilibrio è Franco, Luigi Lo Cascio, che è Daniele, Stefania Rocca, sensibilissima come cieca, Angela Finocchiaro, una Maria addirittura geniale. Un complesso di attori che onora il cinema italiano." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 settembre 2005)

"'La bestia nel cuore' comincia al cimitero e finisce con una nascita. (...) Trattandosi di una storia di abusi infantili in famiglia, occorreva sfuggire il didascalismo. Cristina Comencini aggira il rischio in due modi, uno molto riuscito e uno meno. Quest'ultimo, stranamente, riguarda il mondo della tv (e in subordine del cinema, visto ormai come una remota chimera), che con la sua galleria di tipi buffi e ambizioni frustrate (il regista Giuseppe Battiston, l'attricetta Francesca Inaudi) fa da controcanto satirico alla vicenda centrale, ma senza troppo mordente. Mentre è molto interessante, anzi più interessante di tutto il resto, la storia di Emilia (Stefania Rocca, sempre più brava). (...) Questi due personaggi, Emilia e Maria, sono forse i più felici del film, le loro scene sono le più libere e sorprendenti. Il resto, come molto (tele)cinema italiano di questi anni, finisce per seguire un copione un poco predigerito che la Comencini illustra da buona professionista ma senza voli. Esempio per tutti, la scena madre in cui Lo Cascio racconta alla Mezzogiorno tutto sul loro padre abusivo, così ben scritta e recitata che passerebbe anche alla radio, ma al cinema risulta stranamente poco emozionante". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2005)

"Trasponendo il suo romanzo 'La bestia nel cuore', la regista di 'Matrimoni' e 'Liberate i pesci' si porta appresso, peraltro, tutte le indecisioni espressive, le mezze profondità psicologiche e le forche caudine ideologiche che rendono la nostra produzione media un'anatra zoppa. La storia desunta dal libro sembrerebbe quella di una Susanna Tamaro riletta alla luce del verbo à la page zapaterista. (...) Il fondo oscuro di ognuno di noi, gli enigmi che ci portiamo dentro, l'energia primaria da cui scaturisce il nostro modo di pretendere affetto sono elementi troppo dirompenti per il tipico taglio arty, artistico: Cristina Comencini ha dalla sua una bella fluidità della macchina da presa e sapienti tagli al montaggio riescono ad arginare in extremis i peggiori svolazzi lirici; ma quello che resta è un film che non sa o non vuole spingere il pedale a fondo né del crudo realismo né dell'artificio melò. Quanto alla protagonista Giovanna Mezzogiorno non ci azzardiamo a definirla meno che brava ma qualcuno dovrà spiegarci perché ci tiene (ci tengono) a (farla) risultare sullo schermo così strenuamente antipatica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 settembre 2005)

"Rispetto al romanzo originario il film costituisce una rivisitazione più intensa e lucida affidata a interpreti (tutti bravi, a partire dalla bravissima Mezzogiorno) che fanno leggere le emozioni e inducono a condividerle. Per Cristina La bestia nel cuore segna il momento dal quale non verrà più considerata la figlia di Comencini, ma una cineasta in proprio; magari con la segreta aspirazione a trasformarsi idealmente in una figlioletta adottiva di Bergman. Ma è bene per lei di essere cresciuta alla scuola familiare della commedia all' italiana, una pratica le consente di schiarire le tetraggini del dramma rifugiandosi nella salvifica provvisorietà del sorriso." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 settembre 2005)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp?codice=44822&completa=si

Blade runner (Blade runner)
Aggiunto il:16/12/2010 (9/77)
3/4
poster
Genere Dvd Fantascienza
Paese Usa
Anno 1992
Durata 112 min
Regista Ridley Scott
Cast Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh, Daryl Hannah, Williams Sanderson, Brion James, Joe Turkell, Joanna Cassidy, James Hong, Morgan Paull, Kevin Thompson, John Edward Allen, Hy Pike, Kimiro Hiroshige, Jiro Okazaki, Carolyn Demirjian, Ray Bickel, Kelly Hine, Robert Orazaki, Susan Rhee, Hiroko Kimuri, Charles Knapp, Leo Gorcey Jr., Thomas Hutchinson, Rose Mascari, Steve Pope, Robert Reiter, Kai Wong, Kit Wong.
Valutazione 8.0
Risoluzione
Formato video 16:9 2,40:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: ispirato al romanzo "Il cacciatore di androidi" pubblicato anche come "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" o "Blade Runner" di Philip K. Dick (ed. Fanucci - Roma)

Rick Deckard vive in una megalopoli ed è un "blade runner", un identificatore e sterminatore di replicanti, esseri viventi confezionati per essere utilizzati nelle colonie spaziali. La polizia cerca Deckard, ormai stanco di uccidere e lo trova: è l'unico "blade runner" capace di "ritirare dalla circolazione" i quattro replicanti tipo 'Nexus 6' tornati clandestinamente sulla Terra a chiedere conto al loro creatore di una vita limitata: quattro anni. Il capitano Bryant minaccia di eliminarlo se non accetta l'incarico. Deckard fa alzare in volo il suo spinner e va da Tyrrel, il geniale creatore di Nexus 6. Il test Voight-Kampff è il solo sistema che permette di distinguere un replicante da un umano: Deckard è uno dei pochi a conoscerlo. Lo usa con Rachael, la segretaria di Tyrrel: è una replicante. La prima preda si chiama Zhora, è bellissima e danza in mezzo ai serpenti in un night club. Dopo una lunga camminata nella notte di una città degradata e sovrappopolata, misera e sgargiante, Deckard scova Zhora, ma lei capisce chi è, lo sorprende e fugge sotto la pioggia battente. Comincia l'inseguimento tra la folla: Zhora corre veloce, Deckard anche. Fin quando lui non prenderà la mira e sparerà con il suo blaster, uccidendola. Eliminata Zhora, Deckard viene attaccato da Leon, un replicante che ha già commesso un omicidio, e sta per essere ucciso quando Rachael spara a Leon salvando così il "blade runner". Tra Rachael e Deckard nasce l'amore. Pris è la terza preda di Deckard che verrà abbattuta nonostante la sua strenua lotta. Non resta ora che Batty, il capo dei replicanti ribelli, il quale dopo aver ucciso Tyrrel si mette in cerca di Deckard per vendicare i suo compagni. La lotta finale è all'ultimo sangue. Deckard, battuto, sta precipitando nel vuoto ma Batty, ormai vicino alla fine, gli tende una mano e lo salva: l'uomo artificiale consegnerà all'uomo vero un messaggio di vita. Deckar e Rachael lasciano la città verso una nuova vita.
Critica PER 'BLADE RUNNER' (1982):
"Quello che spicca maggiormente nel film, oltre agli straordinari effetti dell'intramontabile Douglas Trumbull, è proprio l'amore per la vita di quegli esseri che, prodotti dall'uomo, non sono uomini, quindi possono essere tranquillamente eliminati dai loro artefici." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 93, 1982)

"E' il miglior film di fantascienza degli anni '80. A livello tematico mette in sospetto per la sua presunzione filosofeggiante ma colpisce il fascino visivo, un alto livello spettacolare, un eccitante universo fantastico." (Laura e Morando Morandini, Telesette)

"Un film tanto famoso quanto sopravvalutato. Scott azzecca un'ambientazione memorabile, ma ha a disposizione una storia poco originale e cerca di vivacizzarla rendendo omaggio al "noir" e all'horror, il ritmo non ci guadagna." (Francesco Mininni, Magazine italiano tv)

PER 'BLADE RUNNER THE DIRECTOR'S CUT' (1992):
"(...) Intanto va spiegato il titolo. Si tratta sempre di 'Blade Runner', il film di Ridley Scott diventato, in soli dieci anni, oggetto di culto, la versione '92, però, è quella originale che aveva pensato e voluto il suo regista ma che poi i produttori avevano modificato perché fosse più accessibile agli spettatori. Quali sono le differenze? A parte, qua e là, un montaggio diverso e di scarso peso narrativo e parte anche qualche scena in più, specie nel rapporto amoroso tra il protagonista Harrison Ford e la bella 'replicante' Sean Young, c'è un finale molto meno roseo e di tipo aperto che non solo non ci garantisce dove l'eroe e la sua bella approderanno, ma insinua perfino dubbi sulla vera identità di questo eroe. Qui, adesso c'è un sogno che potrebbe dare adito al sospetto che lo stesso Harrison Ford sia un replicante, capovolgendo di conseguenza il primitivo senso liberatorio con cui la vicenda si chiudeva. Oltre a questo non c'è più la voce narrante che spiegava sì molte cose ma che, trattandosi di un commento diretto del protagonista, impediva ogni sospetto sulla sua identità e sulle sue intenzioni, mentre ora questo sospetto sia pur lieve e sia pur fatto solo scaturire da cifre oniriche, ha una certa possibilità di proporsi. Cambia molto? Si è più inquieti, l'assenza dell'happy end conferma l'inquietudine e l'incubo che pesava già su tutta l'azione ne risulta indubbiamente accentuato da giustificargli una seconda visione. Quanto ai cinefili, è tutto pane per i loro denti. A soli dieci anni di distanza, l'edizione "critica" di un film tanto amato non se la perderanno di sicuro (...)." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 21 maggio 1993).

"Il finale non più speranzoso, anzi disperato; il dubbio che l'eroe Harrison Ford, cacciatore di replicanti ribelli, sia a sua volta un replicante: l'eliminazione della voce narrante fuori campo. Sono questi i maggiori cambiamenti, nella nuova versione autentica dal regista, dello straordinario film sul nostro medioevo prossimo venturo." (Lietta Tornabuoni, La Stampa)

"Affascinante connubio di poliziesco e fantascienza, una Chinatown stellare dove il cinema nero degli anni Quaranta (Deckard sembra Marlowe reincarnato) si amalgama alla perfezione con le battaglie spaziali, tra navicelle volanti e raggi laser. Un film tetro, angoscioso, quasi spettrale, ha il suo punto di forza negli effetti speciali e nella scenografia. E non manca l'encomiabile tocco d'ironia: gli Agnelli del futuro (ormai neppure troppo lontano) che sfrecciano in aeromobile sulla testa della gleba che sgobba". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 settembre 2000)

PER "BLADE RUNNER: THE FINAL CUT" (2007):
Commento del regista: 'The Final Cut' è il risultato di una lavorazione intrapresa nei primi mesi del 2000 e protratta in maniera discontinua per sette anni, un periodo di intensa ricerca, meticoloso restauro, sfide tecniche, scoperte sorprendenti e nuove possibilità. Oggi posso serenamente dire che questa è la mia versione definitiva del film.
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=ED835E71A38E5AD95B8029ECFB825C82?codice=15101&completa=si

Canone inverso - making love (Canone inverso - making love)
Aggiunto il:16/12/2010 (10/77)
2/4
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Genere Drammatico
Paese Italia
Anno 1999
Durata 118 min
Regista Ricky Tognazzi
Cast Hans Matheson, Mélanie Thierry, Lee Williams, Gabriel Byrne, Ricky Tognazzi, Peter Vaughan, Nia Roberts, Adriano Pappalardo, Andy Luotto, Domiziana Giordano, Rachel Shelley, Mattia Sbragia, Andrea Prodan.
Valutazione 6.0
Risoluzione
Formato video 2.35:1 Anamorfico ( Kb/s)
Formato audio Italiano Dolby Digital Dts 5.1 E 5.1 - Inglese Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo di Paolo Maurensig

In una magica notte a Praga un violinista che entra suonando in una fumosa birreria incontra la giovane Costanza che "ha negli occhi la memoria del mondo". Per lei suona una musica struggente che le restituisce l'infanzia. E' un "canone inverso" quella musica: una partitura che si può eseguire anche a ritroso e che fa tornare indietro anche il ricordo. Per questo in una notte d'agosto del'68, fatidica per la Cecoslovacchia, Il violinista Jeno Varga racconta a Costanza la sua vita. Da quando, bambino, suonava il violino "a orecchio" consolando sua madre cui un uomo amato aveva lasciato oltre al figlio, solo quella musica e quel bellissimo violino. L'amore per la musica l'aveva allontanato dal povero luogo natio per entrare nel "Collegium Musicum" dove conosce il nobile e ricco David Blau di cui diventa il più caro amico, quasi un fratello.... A Praga si incroceranno e si divideranno i destini di David, Jeno e Sophie - celebre pianista ebrea che verrà arrestata dai nazisti durante un concerto - si incroceranno e si divideranno in nome di una comune passione che andrà oltre la morte.TRAMA LUNGAIn una notte d'agosto del 1968, anno fatale per la Cecoslovacchia e per il mondo, il violinista Jeno Varga ripercorre la propria vita insieme ad un ragazza di nome Costanza. Jeno racconta di quando, da bambino, in un villaggio della Boemia suonava il violino senza conoscere la musica, sotto gli occhi di sua madre che stupita ripensava all'uomo che aveva amato e che le aveva lasciato la musica, il violino, il figlio e nient'altro. Racconta poi della giovane e celebre pianista ebrea Sophie Levy, di cui si innamora e che anni dopo riesce a conquistare. Racconta anche del Collegium Musicum, che ha il privilegio di frequentare e dove fa amicizia con David, figlio del barone ebreo Blau. L'avvento del nazismo e l'emanazione delle leggi antisemite porta all'allontanamento dei due ragazzi. Ma ora, proprio da quel violino, Jeno capisce che David è suo fratello. Mentre suonano a teatro, Jeno e Sophie vengono arrestati e portati in campo di concentramento. Dal loro amore nasce Costanza, e il violinista con cui la ragazza parla a Praga non è Jeno, morto a Treblinka, ma David che, impazzito per il dolore, è convinto di essere il fratello.
Critica "(...) Così preso dal bisogno di appassionare lo spettatore, questo quarto lungometraggio di Ricky Tognazzi finisce per chiudersi in se stesso e annoiare: esaspera la storia d'amore tra un violinista povero e una pianista celebre nell'est d'Europa vessato dal nazismo; vagheggia un'intensità musicale che non è in grado di raccontare, complice la partitura para-romantica di Ennio Morricone; fa di luoghi comuni come le parentele segrete e l'epopea familiare un punto di forza per sviluppare l'intreccio. Tra 'Shine', 'Il giardino dei Finzi-Contini' e 'Matarazzo', ma senza trovare una via nuova o una fusione. Apprezzati e necessari, gli altri film di Tognazzi erano anche riusciti. Questo è un inciampo, una sabbia mobile. A cui mancano una meditazione cinematograficamente più profonda del melodramma e una sorveglianza creativa nel rapporto tra i personaggi e l'incanto della musica nella giovinezza". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 12 febbraio 2000)

"Girato in inglese tra Praga e Marienbad, con attori francesi, anglosassoni, italiani e ceki, 'Canone inverso' appartiene un po' alla famiglia dei cosiddetti 'euro-pudding': quei film che cercano di proporsi al di fuori degli stretti confini nazionali, raccontando storie di forti sentimenti, di solito in costume. (...) Purtroppo il film - classico nella struttura a incastro - non restituisce il fascino allusivo e sottile della pagina scritta, preferendo imboccale la strada del melodramma fiammeggiante in polemica con una presunta 'frigidità' del cinema italiano. Si stenta, però, a riconoscere il linguaggio asciutto, realistico, caro al Tognazzi di 'La scorta'. Alle prese con un romanzo di formazione dai sapori mitteleuropei, il regista capitalizza la bella musica di Morricone e sfrutta i chiaroscuri della fotografia di Cianchetti: ma lo stile risulta decorativo, gli interpreti stranieri sono più febbricitanti che convincenti, e la scena del lager, con il violinista smunto che suona dietro il filo spinato per moglie e figlia, è proprio da dimenticare". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 13 febbraio 2000)

"Se è vero che anche i titoli hanno un loro ruolo, questo più che una calamita sembra un respingente. Guai a fidarsi della prima impressione: 'Canone inverso' non ha nulla a che fare né con l'abbonamento Rai né con l'equo affitto, pur restando un biglietto da visita poco comprensibile. Forse non tutti sanno, anzi non lo sa nessuno ad eccezione dei topi di conservatorio, che si chiama così una partitura musicale eseguibile nei due sensi. Il regista Ricky Tognazzi, sorprendentemente delicato per chi ricorda i suoi veementi drammi sociali 'Ultrà' e 'La scorta', ha tratto con fedeltà il film dall'omonimo romanzo dello scrittore triestino Paolo Maurensig, limitandosi a prendere qualche libertà geografica. Ricky Tognazzi ha un ottimo gusto nelle inquadrature e anche se deve accontentarsi di un budget modesto riesce a ricostruire assai bene la Praga anteguerra. Ma nonostante l'accuratezza della messa in scena, l'ardore degli interpreti e le sviolinate d'autore amplificate con fragoroso impeto da Ennio Morricone, il film non riesce mai a far scattare la scintilla della commozione. Di certo s'infurieranno i demagoghi della democrazia a senso unico per il blasfemo accostamento tra Hitler e Breznev. E tanto basta per rendere merito a un film così e così". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 febbraio 2000)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=6E767313BB782E3DD5EE26B0A1CBE088?codice=36581&completa=si

La cena dei cretini (Le diner de cons)
Aggiunto il:15/12/2010 (11/77)
3/4
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Genere Commedia
Paese Francia
Anno 1998
Durata 85 min
Regista Francis Veber
Cast Thierry Lhermitte, Jacques Villeret, Francis Huster, Daniel Prevost, Alexandra Vandernoot, Catherine Frot
Valutazione 7.0
Risoluzione
Formato video 2.35:1 ( Kb/s)
Formato audio Italiano Dolby Digital 5.1; Francese Dolby Surround 2.0 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Francese ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: LAVORO TEATRALE DI FRANCIS VEBER

Ogni mercoledì un gruppo di professionisti dell'alta borghesia parigina si riunisce per una cena-scommessa dove ognuno dei convitati deve presentarsi accompagnato da una persona che può essere definita 'un perfetto cretino'. Tramite una segnalazione, Pierre Brochant, editore, individua la vittima designata in Francois Pignon, contabile presso il ministero delle Finanze, e lo invita a passare prima da casa sua. Ma proprio quel pomeriggio Pierre, dopo un movimento falso, accusa il cosiddetto 'colpo della strega' in conseguenza del quale il dottore gli ordina di prendere alcune pillole e di rimanere a casa almeno due giorni. Poco dopo si presenta Francois, che ritiene di essere stato invitato perché l'editore vuol pubblicare un libro sul suo grande hobby: modellini di monumenti famosi fatti con i cerini. Dal momento in cui Francois mette piede in casa Brochant, gli eventi precipitano. Dopo la telefonata della moglie Catherine, che annuncia di volerlo lasciare, Pierre entra in agitazione. Nel tentativo di capire dove possa essere andata, contatta dopo due anni un amico, al quale aveva portato via Catherine. Ma la donna non è da lui, forse è andata da Pascal, noto donnaiolo, di cui non si conosce l'indirizzo. Francois dice che può saperlo, chiedendolo ad un collega che sta conducendo un accertamento fiscale su di lui. Raggiunto per telefono, Pascal confessa che è invece a letto con la moglie dell'impiegato che lo sta tormentando con controlli esasperati. Alla fine chiama l'ospedale: Catherine ha avuto un incidente d'auto. Francois riesce a parlarle e a spiegarle che Pierre vuole fortemente il suo ritorno a casa. Ma poi riesce di nuovo a rovinare tutto. E Pierre lo apostrofa: "Ma che fa, cretino?!".
Critica Tratto da un testo teatrale dello stesso sceneggiatore-regista Francis Veber ( In fuga per tre, La capra), racconta di un gruppo di professionisti brillanti che una volta alla settimana si riuniscono per una cena alla quale ciascuno deve portare un cretino perfetto: vince la scommessa chi riesce a trovare l'idiota più idiota di tutti. A uno dei commensali sembra un colpo di fortuna scovare un impiegato di contabilità noiosissimo, dedito a mettere insieme costruzioni di fiammiferi, ma il cretino nasconde un potere nero abbastanza rischioso.
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Codice nascosto (Codice nascosto)
Aggiunto il:16/12/2010 (12/77)
2/4
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Genere Giallo
Paese Nuova Zelanda, Germania
Anno 2002
Durata 88 min
Regista Eliot Christopher
Cast Casper Van Dien, Catherine Oxenberg, Katherine Kennard, George Henare, William Wallace. Stephen Hall Formato Film TV,
Valutazione 5.0
Risoluzione 1,85:1
Formato video Dvd 9 Singola faccia, doppio strato ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) italiano, Dolby Digital 5.1 - inglese, Dolby Digital 5.1 (italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Un gruppo di terroristi vuole rubare un codice in grado di mutare il dna, che nelle mani sbagliate potrebbe essere usato per distruggere il genere umano. Per una serie di strane coincidenze ad avere il codice è la piccola Mattie, figlia di Gerry Anderson, un geologo americano che lavora in Nuova Zelanda in un centro di rilevazioni satellitari, la quale si trova, d'un tratto, in grave pericolo. I malviventi sono disposti a tutto, pur di ottenere quello che cercano. Nel ruolo del ricercatore, un convincente Casper Van Dien, prolifico attore di film e serie televisivi, che ha lavorato anche per il grande schermo, citiamo il film di Paul Verhoeven, Starship Troopers – Fanteria nello spazio e Il Mistero di Sleepy Hollow diretto da Tim Burton. Veste i panni di un uomo ignaro di tutto e non creduto da nessuno, costretto a combattere da solo: l’ex moglie lo allontana impedendogli di avvicinare la figlia, al lavoro i suoi colleghi lo guardano con sospetto, ritenendolo responsabile di un furto e di un omicidio. Firmato dall’esordiente Eliot Christopher, Codice nascosto è un tv movie di produzione tedesco-neozelandese, un thriller che si dipana tra gli scenari oscuri e tetri di un istituto di ricerche in Russia e gli spazi aperti e soleggiati, le scogliere e i prati della Nuova Zelanda – forse un omaggio agli scenari naturali australiani ben più imponenti del film di John Woo, Mission Impossible 2, a cui anche tematicamente la pellicola sembra rimandare. Come ogni thriller che si rispetti non manca una morale sottesa alla trama, per quanto un po’ spicciola - esistono i buoni e incorruttibili e quelli che, invece, si lasciano facilmente sedurre dalle promesse di facili guadagni, ignari delle conseguenze letali che le loro decisioni potrebbero causare al resto dell’umanità.
Critica
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=47087

Il colore viola (The color purple)
Aggiunto il:15/12/2010 (13/77)
3/4
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Genere Drammatico
Paese Usa
Anno 1985
Durata 151 min
Regista Steven Spielberg
Cast Danny Glover, Whoopi Goldberg, Margaret Avery, Oprah Winfrey, Willard E. Pugh, Akosua Busia, Desreta Jackson, Adolph Caesar, Rae Dawn Chong, Dana Ivey, Leonard Jackson, Bennet Guillory, John Patton Jr., Susan Beaubian, Carl Anderson, James Tillis, Laurence Fishburne, Peto Kinsaka, Lelo Masamba, Margaret Freeman, Howard Starr, Daphaine Oliver.
Valutazione 7.0
Risoluzione
Formato video 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Italiano Francese 2.0; Inglese 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Tedesco, Inglese, Spagnolo, Francese, Olandese, Rumeno, Arabo)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo omonimo di Alice Walker

In Georgia, nei primi anni del Novecento, Celia, una adolescente di colore, viene violentata da quello che ritiene sia suo padre e dà alla luce due figli che le vengono portati via. L'uomo la cede in sposa ad Albert, un vedovo con quattro bambini, di colore anche lui, uomo violento e manesco. A Celia non resta che l'affetto per Nettie, la sorella minore, che un giorno si presenta a casa sua in cerca di ospitalità e aiuto. Ma Celia non è che una schiava, disprezzata e maltrattata dal marito che comincia ad insidiare Nettie. Respinto con forza dalla cognata, Albert la caccia di casa e a Nettie non resta che promettere alla sorella di scrivere. Albert nasconde per anni le missive di Nettie, mentre Celia continua a condurre la sua misera esistenza. Albert arriva a portare in casa la sua amante, una cantante di colore di nome Shug Avery, che però diventa amica di Celia. Intanto Nettie si è fatta missionaria e vive in Africa del Sud presso la famiglia del pastore che, a suo tempo, aveva adottato i figli di Celia. Intanto il figlio maggiore di Albert, Harpo, si è sposato con Sofia, donna giovane ed energica che paga con otto anni di carcere un gesto di ribellione contro la moglie del sindaco. Harpo mette su un modesto locale in cui talvolta si esibisce cantando i suoi "spiritual", la bella Shug, finalmente sposatasi. E Shug, che a suo tempo respinta da suo padre, il pastore locale, alla fine, cantando insieme ai fedeli un inno di gioia al Signore, si riconcilia con lui. Celia e Shug un giorno trovano in un nascondiglio tutte le lettere di Nettie alla sorella: Celia è finalmente felice. E il destino sta finalmente per sorriderle...
Critica "Film con soli interpreti di colore, lontano dagli abituali cliché di Spielberg vede una eccezionale interpretazione di Whoopi Goldberg nel ruolo della protagonista". ('Teletutto').

"Tratto dal romanzo di Alice Walker. Spielberg ha rischiato la materia epica del romanzo con i colori romantici dell'elegia smussando le tinte, attenuando i paesaggi spinti. La Goldberg un po' teatrale ma bravissima". (Laura e Morando Morandini, 'Telesette')

"Spielberg stanco di film fantastici e avventurosi, tenta la carta del grande affresco storico sociale a mezza strada tra 'Via col vento' e 'Radici' sulla base di un romanzo di Alice Walker. Un film di grande valore spettacolare e con una grande protagonista". (Francesco Mininni, 'Magazine italiano tv').
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=380D0DDFC283F6BE5C51568A6FEB9813?codice=25382&completa=si

Compagni di scuola (Compagni di scuola)
Aggiunto il:15/12/2010 (14/77)
3/4
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Genere Commedia
Paese Italia
Anno 1988
Durata 118 min
Regista Carlo Verdone
Cast Carlo Verdone, Eleonora Giorgi, Christian De Sica, Alessandro Benvenuti, Natasha Hovey, Nancy Brilli, Athina Cenci, Maurizio Ferrini, Massimo Ghini, Piero Natoli, Luisa Maneri, Giusi Cataldo, Isa Gallinelli, Luigi Petrucci, Fabio Traversa, Angelo Bernabucci, Silvio Vannucci, Giovanni Vettorazzo, Carmela Vincenti, Gianni Musy Glori, Serena Bennato, Gianluca Favilla.
Valutazione 7.0
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione La 35enne Federica riunisce nella villa al mare del suo amante, dopo quindici anni dalla licenza liceale, i suoi ex-compagni di scuola. Maria Rita è ancora nubile e fa la psicologa; Gloria è una ragazza madre; Valeria una giornalista impegnata; Gioia si è scoperta sterile e non riesce a darsene pace; Jolanda è una querula zitella; Margherita, la moglie insoddisfatta di un geloso carabiniere; Francesco, l'ex bello del gruppo è rimasto pieno di fascino mentre Fabris è peggiorato fisicamente, è calvo ed irriconoscibilmente; Luca, ex-marito di Valeria, è diventato un famoso vignettista satirico; Bruno, alias Tony Brando, ha tentato con poco successo la carriera di cantante; Attenni è diventato un videomane; Armando non è cambiato per nulla ed è ancora un impenitente burlone che insieme a Lino, magistrato che si finge paralplegico, ha organizzato una beffa ai danni dei vecchi amici; Mauro, si è trasformato in un cinico politicante; Ottavio in un insopportabile sapientone; Finocchiaro è diventato un macellaio senza peli sulla lingua. Infine c'è Piero, soprannominato "il Patata", estroverso professore di liceo, afflitto da una moglie sguaiata e castissimamente innamorato della sua allieva Cristina. In questo incontro, dal pomeriggio all'alba successiva, le illusioni, le nevrosi ed i fallimenti di una generazione piena di problemi vengono evidenziati sconsolatamente.
Critica In quello che resta uno dei suoi film migliori, Verdone lascia a casa tutte le macchiette che lo hanno accompagnato fedelmente nelle sue opere; affrontando con coraggio, ma anche con grande perizia e sensibilità, un delicato problema generazionale e risolvendolo in cifre di drammi sospeso fra poesia, psicologia e comicità. Si resta entro gli steccati della commedia ma l'operazione è ugualmente originale. (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo")

Il film più maturo e consapevole di Verdone, anche se il confronto con il "Grande freddo" di Kasdam non regge. Ma la commedia amara viaggia a tutta forza. ("Magazine tv")
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=C1E43EAD4B09AF7FD6D0957BDCD266EF?codice=25863&completa=si

La congiura degli innocenti (The Trouble With Harry)
Aggiunto il:16/12/2010 (15/77)
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Genere Giallo
Paese USA
Anno 1955
Durata 95 min
Regista Alfred Hitchcock
Cast Shirley MacLaine, Mildred Natwick, John Forsythe, Edmund Gwenn, Mildred Dunnock. Jerry Mathers, Royal Dano, Parker Fennelly, Barry Macollum, Dwight Marfield
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 - Schermo Anamorfico ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 1.0 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese (Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Un bambino scopre in un bosco il cadavere di un uomo che sarà sotterrato e dissotterrato quattro volte da quattro adulti con la coscienza sporca. Nella cornice dei paesaggi autunnali del New England la più deliziosa delle commedie nere di A. Hitchcock che si diverte a sovvertire il comportamento logico dei personaggi. Un grottesco diluito in un bicchiere di allegro cinismo. Da un romanzo di Jack Trevor. Straordinario esordio di S. MacLaine.
Critica Che pace, che verde intenso, giovane, fresco, appena uscito dal tubetto. Che cielo maiolicato di azzurro, lucido, vaporoso come il bagno di Marilyn Monroe. Che alberi e fiumicelli e sentieri e colline impressi in tricromia su carta patinata. Forse, con la lente d'ingrandimento, si vedrebbe il retino del cliché. Siamo in una educata, linda campagna del Vermont (USA, New England), nei pressi di un villaggetto da libro di favole. Un bambino, Arnie, vaga nel bosco, impugnando il suo mitra di latta. Ode tre colpi di fucile.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=6149

Crash - contatto fisico (Crash)
Aggiunto il:15/12/2010 (16/77)
3/4
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Genere Dvd Drammatici
Paese Usa, Germania
Anno 2004
Durata 113 min
Regista Paul Haggis
Cast Don Cheadle, Matt Dillon, Brendan Fraser, Sandra Bullock, Thandie Newton, Ryan Phillippe, Jennifer Esposito, William Fichtner, Terrence Howard, Ludacris, Larenz Tate, Karina Arroyave, Dato Bakhtadze, Art Chudabala, Tony Danza, Michael Peña, Keith David, Daniel Dae Kim, Bruce Kirby, Shaun Toub, Ashlyn Sanchez, Alexis Rhee, Yomi Perry, Greg Joung Paik, Martin Norseman, Howard Fong, James Haggis, Ken Garito, Ime N. Etuk, Paul E. Short, Billy Gallo, Bahar Soomekh, Eddie Fernandez, Sylva Kelegian, Nona Gaye, Kathleen York, Beverly Todd, Marina Sirtis, Loretta Devine.
Valutazione 7.0
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Diverse storie s'intrecciano nel corso di due giorni a Los Angeles che vedono coinvolti vari personaggi legati tra loro. Un detective di colore, la cui madre si droga e il fratello ruba automobili mentre con il suo complice fa teorie su una società più giusta. Un procuratore distrettuale in carriera con una moglie iraconda. Un poliziotto che si prende cura con affetto dell'anziano padre malato e intanto scandalizza il suo giovane compagno di lavoro con il suo razzismo. Un regista nero di successo a Hollywood la cui moglie deve fare i conti con il poliziotto razzista. Un immigrato iraniano che compra una pistola per difendere il suo negozio. Un fabbro ispanico e la sua giovane figlia ed altro ancora....
Critica "Nessuno è tutto d'un pezzo, anche il migliore può provocare una tragedia, e viceversa. Il partito preso è forte (come in un girotondo, sono sempre gli stessi personaggi a passarsi il testimone); ma l'esordiente Haggis, navigato sceneggiatore, sa tenerci col fiato sospeso. E se le immagini non sono sempre memorabili, era difficile mostrare con più acutezza il dritto e il rovescio di ogni scena (e di ogni conflitto). Un film-dibattito, certo. Ma di forza e intelligenza inconsuete." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 novembre 2005)

"Al debutto come regista Paul Haggis, lo sceneggiatore di 'Million Dollar Baby', organizza una rappresentazione collettiva che si svolge a Los Angeles, nello spazio di trentasei ore. E' il caso (ma 'scritto' con grande precisione) a regolare gli incontri di tanti personaggi diversi, facendo emergere il rancore verso il prossimo e il razzismo che traversano la società, assieme alla generosità e al coraggio di molti. Ottimo film, intenso e antidemagogico, all'uscita 'Crash' è stato quasi ignorato dal pubblico italiano, malgrado la presenza di attori di grande richiamo. La riproposta in sala, decisa in seguito all'Oscar, è un'occasione da non perdere." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 marzo 2006)

"La struttura narrativa, che si richiude circolarmente su se stessa, ricorda i film corali di Robert Altman (in particolare 'America Oggi') e 'Magnolia' di P.T. Anderson, ma senza sfigurare dinanzi a modelli così prestigiosi. Quanto all'idea di rappresentare personaggi né del tutto buoni, né del tutto cattivi, Haggis non è il primo a farlo: però ne vorremmo più spesso in questi tempi, quando le tensioni razziali pervadono le società, le periferie urbane e prendono fuoco, si discute di legalità ma il tono è quello della rissa manichea. Paul Haggis ha il (raro) merito di ricordarci che non sempre la prima impressione è quella che conta. Per prendere a contropiede l'ideologia dominante, tuttavia, deve assumersi qualche rischio. L'intervento del caso nell'organizzare gli incontri delle stesse persone, in un'area metropolitana vasta come quella di L.A., non rispetta sempre il criterio della verosimiglianza. Ma lo sceneggiatore-regista cammina sul filo degli eventi senza scivolare mai nel baratro della condiscendenza o dell'effetto-lacrima." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 novembre 2005)


CRASH - CONTATTO FISICO
"Dicono che se ne riparlerà agli Oscar. 'Crash', di Paul Haggis, sceneggiatore di Eastwood, è un cult Usa: le 24 ore di un gruppo di persone qualunque a Los Angeles, dove il contatto è solo metallico, con relazioni pericolose tra loro. (...) Il film ha momenti belli e intensi, Matt Dillon, poliziotto razzista, è fantastico, ha problemi con la prostata di papà e li sfoga al lavoro. Il razzismo è un tema evergreen, palese o nascosto. Non piovono rane, ma solo neve, e senza tigri: ma è miracoloso che ci si voglia bene in un panorama disastrato per il quale abbiamo sofferto. Ottimo cast con la Bullock, Cheadle che perde il fratello, il procuratore rapinato Fraser. Da vedere, anche se gli ultimi 20 minuti rischiano di rovinar tutto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 novembre 2005)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=905C201FCF795FC91F1BE05374143562?codice=45845&completa=si

Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb)
Aggiunto il:15/12/2010 (17/77)
3/4
poster
Genere Commedia, Guerra
Paese Gran Bretagna
Anno 1964
Durata 91 min
Regista Stanley Kubrick
Cast Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn, Slim Pickens. Peter Bull, Tracy Reed, James Earl Jones, Jack Creley, Frank Berry, Glenn Beck, Shane Rimmer, Paul Tamarin, Robert O'Neil, Hal Galili, Gordon Tanner, Roy Stephens
Valutazione 7.0
Risoluzione
Formato video 1.66:1 Anamorfico 16:9 ( Kb/s)
Formato audio 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Tedesco, Inglese, Spagnolo (Italiano, Ceco, Tedesco, Danese, Inglese, Spagnolo, Portoghese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo "Red Alert" o "Two Hours to Doom" di Peter George

Un generale psicopatico americano, che fa parte dell'alto comando strategico dell'aereonautica, dà ordine a una squadriglia di aeroplani, attrezzati per il trasporto di bombe atomiche, di volare per un'azione contro l'Unione Sovietica. Subito dopo si chiude nella base, e quindi tutti, compreso il presidente degli Stati Uniti, sono impossibilitati ad intervenire. Sia gli alti ufficiali americani sia i massimi esponenti sovietici, tentano di fermare la minaccia di una guerra nucleare.
Critica "Il film appartiene al genere satirico-grottesco. Prendendo le mosse da uno spunto originale e valido, nello snodarsi della vicenda si rende complesso e prolisso, fino a diventare artificioso. Non mancano però momenti riusciti e battute felici. Interpretazione discreta." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 55, 1964)

"Alla base, un romanzo satirico di Peter George, 'Allarme rosso'. Immaginava che, molti secoli dopo il nostro, gli abitanti di un altro pianeta trovavano sul desolato pianeta Terra, da tempo senza più tracce di vita, un manoscritto in cui si raccontavano i motivi che ne avevano distrutto tutti gli abitanti. Motivi, agli occhi degli scopritori, abbastanza strani, ma a raccontarli oggi piuttosto terrificanti e, almento per noi, nient'affatto oscuri. (...) E il dottor Stranamore? Nel romanzo non aveva granché importanza. Nel film di Stanley Kubrick, cui tra l'altro dà il titolo, è uno scienziato tedesco passato al servizio degli americani e unicamente votato al culto della sua terribile scienza: un culto cui egli, alla fine, non esita a sacrificare tutto, anche se stesso. Parodia, metà macabra, metà umoristica, dello stregone medievale che brucia nelle fiamme che egli stesso ha evocato. (...) La satira antimilitarista è ghiotta e se la polemica contro l'atomica e i suoi miti è quasi violenta, l'alleggeriscono delle cifre sempre in abile equilibrio fra l'ironia e l'umorismo, con personaggi che quasi tutti, sia pure spesso anche con modi gelidi, tendono alla caricatura: con sarcasmi non di rado sulfurei.
Concorre al successo del film la triplice interpretazione di Peter Sellers che, con la consueta abilità di prestigiatore e di trasformista, riesce ad essere nello stesso tempo un riflessivo e turbato Presidente degli Stati Uniti, un concitato e spaurito ufficiale britannico che non riesce a salvare la situazione solo per un seguito di circostanze banali, e il maniacale dottor Stranamore, affetto da una dozzina di comicissimi tic, tra cui uno, quanto mai indicativo al braccio destro che, ad ogni istante, sembra volersi prepotentemente levare in alto, nel saluto nazista..." (Gian Luigi Rondi, '"Kurosawa, Bergman e gli altri...", Le Monnier')
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=8204

Enigma (Enigma)
Aggiunto il:16/12/2010 (18/77)
poster
Genere Thriller, Guerra
Paese USA, Gran Bretagna, Germania
Anno 2001
Durata 114 min
Regista Michael Apted
Cast Kate Winslet, Dougray Scott, Saffron Burrows, Martin Glyn Murray, Tom Hollander. Jeremy Northam
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione A Bletchley Park, un castello non lontano da Londra, si insediano i massimi cervelli inglesi, scienziati, matematici, agenti segreti. Uno dei compiti più importanti è quello di decifrare l'Enigma, il nuovo codice di comunicazione del sommergibili tedeschi. Se non ci riusciranno la guerra - siamo nel 1943- potrebbe essere perduta. La ricerca è complicata dal "fattore umano": gelosie e sentimenti vari.
Critica La Seconda guerra mondiale offre ancora una miniera di spunti per il grande schermo, anche nei suoi risvolti meno noti e apparentemente poco gloriosi. Enigma scandaglia proprio uno di quegli episodi, legati alla guerra oscura ma di vitale importanza che si giocò attorno alla decrittazione dei codici delle truppe nemiche, in questo caso il “codice Enigma” utilizzato dagli alti comandi tedeschi a partire dal marzo del 1943 per comunicare con i famigerati sommergibili U-Boot. Tom Jericho è un giovane considerato uno dei maggiori talenti matematici e viene utilizzato dall’esercito britannico per venire a capo del nuovo codice nella base di Bletchey Park.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33904

Eyes wide shut (Eyes wide shut)
Aggiunto il:16/12/2010 (19/77)
3/4
poster
Genere Drammatico
Paese Gran Bretagna, Usa
Anno 1999
Durata 153 min
Regista Stanley Kubrick
Cast Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack, Todd Field, Sky Dumont, Louise J. Taylor, Stewart Thorndike, Marie Richardson, Rade Serbedzija, Julienne Davis, Thomas Gibson, Jackie Sawiris, Madison Eginton, Leelee Sobieski, Abigail Good, Vinessa Shaw, Leslie Lowe, Fay Masterson.
Valutazione 8.0
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Islandese, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler

William Hartford, medico di successo, e sua moglie Alice formano una coppia all'apparenza soddisfatta e senza problemi. Una sera vanno ad una festa a casa di amici, e qui Alice viene corteggiata con insistenza da un ungherese dai modi eleganti e suadenti, che cerca di sedurla, nonostante lei proclami il suo essere moglie e madre felice. Tornati a casa, William e Alice cominciano a parlare dell'accaduto, lui dice a lei di avere visto tutto, lei dice di aver aspettato invano che lui arrivasse a toglierla da quella situazione e di aver visto che invece era in compagnia di attraenti ragazze che lo circondavano per trarne qualche vantaggio. Quindi William esce per andare a rendere omaggio ad un paziente morto da poco, e a consolarne la figlia. Al momento di congedarlo, la ragazza lo stringe forte, dicendo di essere da sempre innamorata di lui. Turbato, William non torna subito a casa, cammina, si lascia convincere da una donna sul marciapiede, la segue ma poi, a casa di lei, rinuncia, e va via. Ma ormai William è ossessionato dall'idea che Alice possa avere rapporti con altri uomini e nel tentativo di superare questa ossessione si lascia irretire da una serie di situazioni che lo portano a raggiungere un amico pianista ingaggiato per suonare in una strana festa. William si trova così coinvolto in una successione di riti, dove persone coperte da una maschera sono impegnate in rapporti e accoppiamenti che mettono William in una condizione di paura e di soggezione. Psicologicamente terrorizzato, l'uomo fugge, torna a casa, vede la moglie che dorme e, accanto a lei, una maschera, uguale a quelle indossate alla 'festa'. L'incubo allora si fa più acuto. La sua gelosia e le sue fantasie di tradimento lo hanno spinto però a un comportamento solo virtuale. Lui si sente inadeguato rispetto alla raggiunta consapevolezza che non è possibile possedere davvero la donna amata. Il giorno seguente, William e Alice si confidano le rispettive paure e incertezze. Alice interviene decisamente: la coppia deve scacciare quei pensieri, ritrovando in se stessa il senso del proprio arricchimento e del proprio equilibro psicofisico.
Critica "Quasi trent'anni di attesa e di incertezze hanno fatto sì che vediamo oggi, probabilmente, l'ombra e la sofferta quintessenza del film che avrebbe fatto il Kubrick quarantenne con l'adesione al tema che un genio di settant'anni (...) ha irrigidito in una poco credibile odissea urbana della frustazione sessuale. (...) Ma forse la delusione che si prova di fronte a "Eyes Wide Shut" dipende soprattutto dalle aspettative. Speravamo che Kubrick se ne andasse lasciandoci un capolavoro. Ci lascia un film autunnale, levigato, faticoso, che ci tocca solo perché, dietro, vediamo lo sforzo creativo di un genio". (Irene Bignardi, "la Repubblica", 1 ottobre 1999)

"Eyes Wide Shut" è un viaggio nell'immaginario della sessualità, nella gelosia, nell'infedeltà, dove l'eros e l'ossessione del desiderio trovano la loro corrispondenza in thanatos, nella morte, e dove il ritorno alla realtà coincide con il ritorno alla normalità. Kubrick si getta decisamente nell'inconscio e nei desideri della coppia contemporanea, riuscendo a disegnare un ritratto che coniuga paure e speranze, ansia di trasgressione e senso di colpa.(...) Certo il racconto è al tempo stesso di evidente lettura e di non facile divulgazione: ci sono molti riferimenti letterari e in genere il film ha un tono 'colto' che lo rende tutt'altro che aperto a un'ampia fruizione popolare." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 128, 1999)

"Morboso e inconcludente dramma giallo-erotico di Stanley Kubrick, mai così licenzioso e barboso, che dirige il suo ultimo film, viaggiando con la velocità di una tartaruga zoppa fra fantasie (sessuali) e realtà." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 31 gennaio 2003)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=4F9E54A94F3034254C6E9DD07B661CD6?codice=36163&completa=si

Fahrenheit 9/11 (Fahrenheit 9/11)
Aggiunto il:16/12/2010 (20/77)
2/4
poster
Genere Documentario
Paese Usa
Anno 2004
Durata 112 min
Regista Michael Moore
Cast Michael Moore, Debbie Petriken.
Valutazione 6.0
Risoluzione
Formato video 1.85:1 16/9 Anamorfico ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Il documentario cerca di spiegare perché gli Stati Uniti sono finiti nel mirino del terrorismo. Mette in luce lo storico legame tra la famiglia di George W. Bush e Osam Bin Laden e come il presidente Usa avrebbe strumentalizzato la tragedia dell'11 settembre, a livello internazionale, per i propri interessi.
Critica "Di fronte a 'Fahrenheit 9/11', che imposta una tematica esorbitante dai confini della critica cinematografica, vorrei limitarmi a giudicarlo come film. Si tratta di un pamphlet mirato senza mezzi termini a silurare la rielezione di Bush. Due ore traboccanti di scoperte, denunce e magari colpi bassi. Il povero George è presentato come un figlio di papà dal dubbio passato militare, socio in sfortunate imprese petrolifere con la famiglia di Bin Laden, eletto grazie a un broglio in Florida, insediato fra i fischi, sempre in ferie nei primi tempi della presidenza e dopo l'11 settembre creatore e propagatore di un culto della paura per giustificare il suo attacco in forze contro l'Iraq accusato senza prove di preparare armi letali. Moore denuncia che il cosiddetto Patriot Act, limitativo delle libertà individuali, è stato votato dal Senato senza leggerlo, deplora che la carne da cannone per la guerra Oltremare provenga dalla circonvenzione della povera gente, provoca i senatori chiedendogli di mandare in guerra i loro figli e ci fa sapere che, mentre i reduci e i mutilati sono trattati malissimo, intorno al conflitto si è creata una grossa rete di affari. 'Spero che quel cretino non venga più eletto' si legge nell'ultima lettera di un caduto. In un film così ci sono aggressività e demagogia, ma ci sono parecchie cose su cui riflettere; e c'è, soprattutto, un uso sapiente della macchina cinema. Per cui si potrebbe dire, rovesciando Machiavelli, che per Michael Moore il mezzo giustifica il fine." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 maggio 2004)

"La posta è immensa, le accuse gravissime. C'è da provare che Bush e il suo staff sapevano o potevano sapere molte cose ben prima dell'11 settembre; che la guerra in Iraq è stata pianificata a freddo; che l'America vive nel terrore per un calcolo politico. Ideologia, dietrologia, diranno i detrattori. Ma Moore, da vero bulldozer, fa nomi e cifre, collega fatti, intervista testimoni chiave. E se non ottiene prove giudiziarie, assesta all'immagine del presidente-affarista un colpo mortale. Trovando perfino il modo di strappare risate. (...) Naturalmente, l'autore di 'Bowling a Columbine' è sempre lui, e accanto all'inchiesta imbastisce una serie di provocazioni esilaranti malgrado lo sfondo tragico. Come quando spigola fra gli spot dei prodotti lanciati sul mercato Usa dopo l'11 settembre. Oppure gira per Washington col megafono per diffondere il famigerato Patriot Act , visto che i politici lo hanno approvato ma non letto. E per finire chiede ai deputati che vanno al lavoro perché non mandano i figli a difendere la patria in Iraq, distribuendo anche dépliant dei marines. L'ultima parte del film, che comprende anche una puntata in Iraq, è la più scivolosa e già datata. Ma non dimenticheremo facilmente quei carristi-ragazzini che raccontano come scelgono le canzoni da mettere in cuffia prima di andare all'attacco. Né l'ultima raffica di cifre, i soldati reclutati nelle zone più povere degli Usa, gli autisti della 'Halliburton' di stanza in Iraq (la ditta già di Dick Cheney) che guadagnano il triplo dei militari, Bush che come ciliegina tenta di tagliare stipendi e sussidi ai soldati e alle loro famiglie. 'God Bless America' insomma, Dio benedica l'America. Ne ha proprio bisogno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 maggio 2004)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=E5484B19ABA30DA05467F69AB6F4DFDA?codice=43432&completa=si

Il favoloso mondo di Amelie (Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain)
Aggiunto il:16/12/2010 (21/77)
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Genere Commedia
Paese Francia
Anno 2001
Durata 120 min
Regista Jean-Pierre Jeunet
Cast Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus, Jamel Debbouze. Lorella Cravotta, Serge Merlin, Clotilde Mollet, Claire Maurier, Isabelle Nanty, Artus de Penguern, Yolande Moreau, Urbain Cancelier, Maurice Bénichou, Michel Robin, André Dussollier
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione La ventiduenne Amelie, cameriera a Montmartre, è una ragazza ingenua e innocente che vive una vita solitaria. Sua madre, infatti, è morta davanti a Notre-Dame mentre suo padre, colpito dallo choc, dedica tutte le sue attenzioni ad un nano da giardino. Con un innato senso della giustizia dentro, la giovane decide che è venuto il momento di fare qualcosa per gli altri. Per questo, sceglie di aiutare tutte le persone che incontra sulla sua strada. Un giorno, però, sul suo cammino incontra Nino, impiegato in un sexy-shop.
Critica Amélie Poulain, il dolce, bizzarro angelo custode di Montmartre, plana tra noi già coronata di una spessa aureola mediatica. Nei prossimi giorni si accettano scommesse cominceremo a descriverci (o qualcuno lo farà a nostre spese) alla maniera in cui Jean-Pierre Jeunet descrive i personaggi del film, con "quel che ci piace" e "quel che non ci piace": diventerà uno dei tormentoni che nascono al cinema e si diffondono nel gergo sociale, come "le cose per cui vale la pena di vivere" di Allen o "dì qualcosa di sinistra" di Moretti.
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=85806C1A790948471AFDA90D2B85DB93?codice=40253&completa=si

Frankenstein junior (Young frankenstein)
Aggiunto il:16/12/2010 (22/77)
poster
Genere Comico, Commedia
Paese Usa
Anno 1974
Durata 101 min
Regista Mel Brooks
Cast Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman, Madeline Kahn, Cloris Leachman, Teri Garr, Kenneth Mars, Richard Haydn, Liam Dunn, Danny Goldman, Ian Abercrombie, Gene Hackman, Anne Beesley, Terrence Pushman, Patrick O'Hara, Rick Norman, John Madison, Monte Landis, Rolfe Sedan, Norbert Schiller, Richard Roth, John Dennis, Randolph Dobbs, Lou Cutell, Leon Askin, Oscar Beregi, Rusty Blitz.
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 - 16:9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 2.0 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Greco, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: ispirato al testo di Mary Shelley.

Il giovane barone di Frankenstein, erede di un'antica famiglia mitteleuropea, è un appassionato di ricerche scientifiche. Un giorno egli scopre un fluido magnetico grazie al quale, innestando un nuovo cervello in un uomo morto, lo si richiama in vita. Trafugato un cadavere gigantesco e un cervello di essere anormale, il giovanotto effettua l'esperimento e produce un "mostro". Naturalmente la nuova creatura semina, non appena si muove, terrore e morte; è, tuttavia, vulnerabile nei suoi sentimenti perché incline alla compassione e, soprattutto, all'amore. Le cento avventure porteranno il Mostro a divenire un borghese marito di Elizabeth, ex fidanzata del giovane scienziato; d'altra parte, porteranno a nozze anche il giovane Von Frankenstein con l'assistente Inga.
Critica "Questo film è una gustosa satira sia dei film dell'orrore - incentrati sul personaggio creato dall'ottocentesca Mary Shelley - sia nelle svenevolezze sentimentali del cinema degli anni Trenta, nonché di altre numerose debolezze dell'uomo e della società d'oggi. La suggestiva messa in scena (che si avvale persino degli impianti usati un tempo per il primo film del genere e, inoltre, di tutto il linguaggio del film muto), l'eccellente scelta degli interpreti (allegramente e adeguatamente impegnati nelle rispettive dissacrazioni), la qualità e l'intelligenza delle zampillanti trovate, collocano l'opera di Brooks nel clima di revisione hollywoodiana, affettuosa e ironica al tempo stesso." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 79, 1975)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=9D5672BBC459847DA02F1CFEF7D7B358?codice=13568&completa=si

Frantic (Frantic)
Aggiunto il:16/12/2010 (23/77)
poster
Genere Thriller
Paese USA
Anno 1998
Durata 115 min
Regista Roman Polanski
Cast Harrison Ford, Betty Buckley, Emmanuelle Seigner, Robert Barr, Raouf Ben Amor, Boll Boyer, David Huddleston, Gérard Klein, John Mahoney, Alexandra Stewart, Jimmie Ray Weeks, Jacques Ciron, Alain Doutey, Alan Ladd, Laurent Spielvogel, Roch Leibovici, Patrice Melennec, Marcel Bluwal, Marc Dudicourt, Patrick Floersheim, Michaël Morris, Dominique Pinon, Yves Rénier, Andre' Quiqui, Claude Doineau, Bruce Johnson, Robert Ground, Jean-Pierre Delage, Joelle Lagneau, Ella Jaroszewicz, Stephane D'Audeville, Dominique Virton, Jean-Claude Houbart, David Jaul, Djiby Soumare, Thomas M. Pollard, Artus de Penguern, Yorgo Voyagis, Louise Vincent, Tina Sportolaro, Richard Dieux.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.85:1 16/9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Surround ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Bulgaro, Tedesco, Inglese, Spagnolo, Francese, Olandese, Portoghese, Rumeno, Arabo)
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Tipo di supporto
Descrizione Una semplice storia di ordinaria follia. Il dottor Richard Walzer (Harrison Ford), cardiologo americano, giunge a Parigi con la moglie Sondra (Betty Buckley) per un congresso, ma quasi subito la donna sparisce dalla suite dell'Hotel Intercontinental, dove i due alloggiano. Sconvolto, il marito inizia una disperata ricerca che non trova comprensione né alla polizia né all'ambasciata e decide di procedere autonomamente con le indagini. Troverà la chiave del mistero in una valigia scambiata all'aeroporto, arrivando durante il complesso e intricato itinerario della sua ricerca - in compagnia di una misteriosa e conturbante ragazza (Emmanuelle Seigner) - addirittura sui tetti a strapiombo di Parigi. Un thriller hitchcockiano nel senso più classico: un protagonista del tutto ordinario incastrato in un intrigo complesso e straordinario, accompagnato da un'inquietudine che scaturisce dalla suspense tutta psicologica di cui Polanski è maestro. Citando in maniera raffinata e simbolicamente allusiva L'uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte (il tema della vertigine) e Intrigo internazionale (la scena in cui Richard tiene per mano Michelle che sta per precipitare da un tetto rimanda a Cary Grant e Eve Marie Saint sul monte Rushmore), il regista ci costringe a stare empaticamente col fiato sul collo del protagonista, a soffrire e a lottare con lui in una Parigi estranea e ostile, restituita attraverso una regia classica, elegante e intrisa di malinconia, anche a livello sonoro, grazie alle struggenti note di Ennio Morricone. Qualcuno ha voluto obiettare una convenzionalità a livello narrativo, ma la forza espressiva di Frantic sta tutta nel significato del titolo ("frenetico", "delirante"), aggettivo totalmente calzante per un giallo (classico sì) ma dal ritmo serrato intriso d'azione e suspense.
Critica Preparatevi a faticare. I film di Roman Polanski sono, in primo luogo, un esercizio fisico. Alla fine ci si sente stanchi, spossati. Polanski fa correre la testa, la fantasia, le emozioni. Tutto è a un ritmo intollerabile. Sia chiaro, il cinema di Polanski non conosce frenesie come quelle di Zulawski, ma è il suo ritmo interno, la sua struttura narrativa a coinvolgere, a trascinare. Qui, dopo pochi minuti dai titoli di testa, siamo già proiettati in una storia infernale. Appena giunto a Parigi un medico americano si vede sparire sotto il naso, in albergo, sua moglie.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=9635

Full metal jacket (Full metal jacket)
Aggiunto il:16/12/2010 (24/77)
poster
Genere Drammatico, Guerra
Paese Usa
Anno 1987
Durata 112 min
Regista Stanley Kubrick
Cast Matthew Modine, Adam Baldwin, Vincent D'Onofrio, R. Lee Ermey, Dorian Harewood, John Terry, Kevyn Major Howard, Arliss Howard.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 16:9 1,78:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Islandese, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo "The Short Timers" di Gustav Hasford

Un gruppo di marines americani, reclute normali presto trasformate in macchine per uccidere dall'intenso e implacabile addestramento del feroce sergente Hartman, parte per il Vietnam e sperimenta nella cruda offensiva del Tet, che ha per teatro la città vietnamita di Hue, gli orrori di una guerra micidiale per entrambi gli schieramenti, da cui i superstiti non usciranno vincitori, né vinti, ma disumani e cinici professionisti di morte.
Critica "Davvero sconvolgente il penultimo, splendido (soprattutto visivamente) film di Stanley Kubrick. Trent'anni dopo 'Orizzonti di gloria' non ha perduto la voglia di sparare contro la folle ideologia bellica, che annienta i cervelli prima di scavare le fosse. Il quasi insopportabile fragore delle armi vi sembrerà comunque un coro di violini al cospetto di un turpiloquio senza precedenti. Nonostante i numerosi tagli, se siete troppo sensibili, guardatevi qualcos'altro". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 ottobre 2002)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=406A2AD42630206DC4BE23D7D42449F7?codice=26234&completa=si

Un giorno per caso (One fine day)
Aggiunto il:15/12/2010 (25/77)
poster
Genere Commedia, Romantico
Paese Usa
Anno 1996
Durata 109 min
Regista Michael Hoffman
Cast George Clooney, Michelle Pfeiffer, Alex D. Linz, Mae Whitman, Jon Robin Baitz, Charles Durning, Joe Grifasi, Pete Hamill, Robert Klein, Ellen Greene, Gregory Jbara, Anna Maria Harsford, Sheila Kelley, Holland Taylor.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: Da un'idea di Lynda Obst.

New York. Melanie è un architetto intenzionato a fare carriera, presentando progetti importanti, Jack è un cronista che cerca di smascherare la corruzione dell'amministrazione comunale. Ma c'è un problema che li accomuna: sono separati ed hanno figli piccoli da accudire, un maschietto lei, una femminuccia lui. Una mattina, i bambini dovrebbero andare in gita scolastica, ma i genitori arrivano tardi e il pullman è già partito. Melanie e Jack si ritrovano così a dovere affrontare una giornata piena di impegni importanti, non sapendo a chi affidare i figli. Di fronte a questa emergenza, i due, sconosciuti per caso, cercano di fare buon viso a cattiva sorte, si scambiano battute pungenti, passano da un taxi all'altro, si inseguono sul telefonino, coinvolgono genitori e amici, fanno accordi per affidarsi i ragazzini in fasce orarie diverse, li perdono, li ritrovano, si lanciano reciproche accuse. Finchè Melanie, dopo un colloquio, vede approvato il proprio progetto ma rifiuta un ulteriore coinvolgimento per restare col figlio, e Jack riesce, durante una conferenza stampa, a smascherare i maneggi del sindaco. A sera, Jack va a casa di Melanie, e i due, dopo una giornata faticosissima, capiscono di volere cominciare a vivere insieme.
Critica "Riflessione semiseria sulla 'famiglia allargata' (così cara alla nostra Simona Izzo), Un giorno... per caso è un film sovraeccitato e un tantino prevedibile che svela sin dalle prime inquadrature una vocazione iper-romantica." (L'Unità, Michele Anselmi, 19/4/1997)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=7DF35B6542650BF9A948148AF504B62A?codice=34933&completa=si

Good Morning, Vietnam (Good Morning, Vietnam)
Aggiunto il:16/12/2010 (26/77)
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Genere Commedia
Paese Stati Uniti
Anno 1987
Durata 120 min
Regista Barry Levinson
Cast Robin Williams (I); Forest Whitaker; Bruno Kirby; Tung Thanh Tran; Chintara Sukapatana
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
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Tipo di supporto
Descrizione Saigon 1965: Adrian Cronauer è il disk-Jokey più seguito dalle truppe americane. Ha una relazione con un'indigena ed è contrario al militarismo. Sostituisce James Brown a Perry Como e si diverte a canzonare il presidente Nixon, ma a causa di tutto questo, viene forzatamente messo a tacere.
Critica Questo film consente di fare un discorso serio. La gran parte dei fascino di Good morning, Vietnam sta nella recitazione scoppiettante di Robin Williams. Una di quelle performance che fanno un attore, consentono di scoprirlo, di lanciarlo. Williams è Adrian Cronauer, un aviere incaricato di tenere su il morale dei primi contingenti americani in Vietnam. Gli viene affidata la conduzione di un programma nella radio per l’esercito. Ma non è uno tenero. Comincia a usare la radio per fare della satira sui vertici politici e militari.
URL http://film.35mm.it/good-morning-vietnam-1987.html

Harry ti presento sally (When harry met sally...)
Aggiunto il:16/12/2010 (27/77)
poster
Genere Commedia
Paese Usa
Anno 1989
Durata 90 min
Regista Rob Reiner
Cast Meg Ryan, Billy Crystal, Carrie Fisher, Bruno Kirby, Steven Ford, Lisa Jane Persky, Michelle Nicastro, Harley Jane Kozak, Kevin Rooney, Franc Luz, Tracy Reiner, Kyle T. Heffner, Gretchen Palmer, Frances Chaney, Joe Viviani.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 16/9 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Tedesco, Inglese, Spagnolo, Francese (Italiano, Ceco, Tedesco, Inglese, Spagnolo, Francese, Croato, Ungherese, Olandese, Polacco, Portoghese, Rumeno, Sloveno)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Harry e Sally s'incontrano tre volte nell'arco di dieci anni e lui ogni volta ci prova, ma non va. Poi diventano amici e un bel giorno finiscono a letto insieme. Da una sceneggiatura, scritta da Nora Ephron, abile, non troppo originale ma ricca di battute frizzanti, R. Reiner, figlio di Carl, ha cavato una piacevole commedia a tratti davvero divertente, con due bravi protagonisti, belle musiche (Berlin, Gershwin e Goodman) e qualche strizzata d'occhio a Woody Allen e Blake Edwards.
Critica Avendo visto, sei anni dopo il primo incontro con Harry, ti presento Sally..., la deliziosa commedia sentimentale di Billy Chrystal Forget Paris, avendo superato (per merito della sua intelligenza) una fondamentale antipatia fisica per l’attore e regista Chrystal, e avendo apprezzato la finezza di trattamento dei sentimenti postconiugali del film, mi viene da chiedermi se e quanto Billy Chrystal abbia contribuito alla costruzione delle situazioni e delle idee di Harry, ti presento Sally... La cui sceneggiatura asprigna e non consolatoria è invece firmata da Nora Ephron, che, da regista in proprio, si butterà nella deliziosa melassa di Insonnia d’amore (1993).
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=11338

The Interpreter (The Interpreter)
Aggiunto il:15/12/2010 (28/77)
poster
Genere Thriller
Paese USA
Anno 2005
Durata 124 min
Regista Sydney Pollack
Cast Nicole Kidman, Sean Penn, Yvan Attal, Tsai Chin. Jesper Christensen, Curtiss Cook, Lynne Deragon, Paul De Sousa, Dana Eskelson, Guy A. Fortt, Yusuf Gatewood, Maz Jobrani, Satish Joshi, Catherine Keener, Eric Keenleyside, Adrian Martinez, Bill Richards, Antonio Saillant, Steve Stanulis, Sophie Traub, Tom Whitacre, David Zayas
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 Widescreen ( Kb/s)
Formato audio Italiano 6.1 Dts Es, Italiano 5.1 Dolby Digital Ex, Inglese 5.1 Dolby Digital ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Fuori orario, nell'edificio dell'ONU, dentro una cabina insonorizzata, Silvia Broome ascolta per caso una voce che parla un raro idioma africano, una voce che minaccia di morte il leader di uno Stato africano. Da quel momento la vita di Silvia è sconvolta: braccata dai killer e sospettata dall'FBI troverà rifugio soltanto nelle parole di Tobin Keller, agente federale incaricato di proteggerla. Non è probabilmente perfetto l'ultimo thriller politico di Sydney Pollack, sospeso tra New York e i corridoi delle Nazioni Unite, eppure resta addosso come il dolore indicibile dei due protagonisti: Silvia, una Kidman dalla bellezza esagerata anche quando costretta in abbigliamenti rigorosi e senza eccessi, e Tobin, un Sean Penn impareggiabile e livido dentro la normalità della divisa federale. La sobrietà ricercata che indossano non riesce comunque a contenere la loro eccezionalità, dentro e fuori lo schermo. Silvia e Tobin nel clima "armato" di terrorismo internazionale cercano e trovano un mondo diplomatico dell'anima, un territorio oggettivo in cui comunicare e raggiungersi. Un luogo che Pollack esplora e traduce visivamente con l'edificio ONU, situato nell'East Side di Manhattan, che per la prima volta mette a disposizione della macchina da presa le sue stanze e i suoi corridoi, concedendo a Pollack ciò che negò ad Hitchcock. Il regista inglese per girare alcune scene di Intrigo internazionale fu costretto a ricostruire in studio la "sala dei visitatori". Come i suoi protagonisti, Sydney Pollack crede nel potere della parola in grado di negoziare l'accesso all'ONU come la pace. La pace pubblica e privata, quella del mondo e quella della coscienza.
Critica Vietarono l’ingresso a Alfred Hitchcock, che voleva girare nel Palazzo dell’ONU una scena di Intrigo Internazionale (neanche tanto lunga, gli interessava solo l’ingresso visitatori, poi ricostruito in studio). Hanno fatto ponti d’oro a Sydney Pollack: evidentemente il prestigio dell’istituzione è ridotto così male che per risollevarlo serve anche un brutto film. Gli sceneggiatori responsabili sono Charles Randolph e Scott Frank. Più colpevole il primo del secondo, a giudicare dai trascorsi. Si deve infatti a Charles Randolph – figlio di una coppia di missionari, ex professore di filosofia a Vienna, missionario nell’Europa dell’Est (ora vive a Los Angeles) – la più deficiente delle giornaliste cinematografiche.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35389

Le invasioni barbariche (Les invasions barbares)
Aggiunto il:16/12/2010 (29/77)
poster
Genere Commedia, Drammatico
Paese Canada, Francia
Anno 2003
Durata 99 min
Regista Denys Arcand
Cast Rémy Girard, Stéphane Rousseau, Marie-Josée Croze, Marina Hands, Dorothée Berryman, Pierre Curzi, Yves Jacques, Louise Portal, Dominique Michel, Toni Cecchinato, Mitsou Gelinas, Sophie Lorain, Sylvie Drapeau, Johanne-Marie Tremblay, Micheline Lanctot, Markita Boies, Jean-René Ouellet, Gaston Lepage, Jean-Marc Parent, Lise Roy, Gilles Pelletier, Sebastien Huberdeau, Macha Grenon, Rose-Maité Erkorea, Roy Dupuis, Yves Desgagnes, Dominic Darceuil, Daniel Brière, Denis Bouchard, Isabelle Blais.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
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Tipo di supporto
Descrizione Il cinquantenne Remy viene ricoverato in un ospedale di Montreal. La sua ex moglie Louise chiede al figlio Sébastien (da tempo trasferitosi a Londra) di rientrare a casa. Il giovane esita dal momento che è ormai troppo tempo che con suo padre non ha più nulla da dirsi. Cedendo, alla fine, ai sentimenti, Sébastien torna a casa e, non appena arrivato, si adopera in tutte le maniere per sostenere il padre nella sua difficile prova. Fra l'altro, riesce anche a riunire il vecchio gruppo di parenti ed amici che un tempo frequentava Remy. In loro sarà rimasto qualcosa dello spirito dei giorni passati?
Critica "Punto a sorpresa per i canadesi. Viene da Montréal la prima commedia cinica sul dopo 11 settembre, 'Les invasions barbares', irriverente quanto basta a strappare alla sala stampa lacrime, risate e fin troppi applausi. Un gradimento simile comunque va registrato. Anche perché Denys Arcand riesce a riprendere, capovolgendone l'assunto, un suo successo dell'86, 'Il declino dell'impero americano'. (...) Abile ma disinvolto fino alla furbizia e sorretto da un'amoralità di comodo, 'Les invasions barbares' giustifica il titolo con stoccate allo strapotere Usa e al genocidio degli Indiani. E' la parte ideologica, la più facile. Ogni mezzo è lecito, un'immagine vale l'altra, pure l'aereo che si schianta contro le Twin Towers può servire a illustrare la tesi di fondo. I 'nuovi barbari' non sono arabi o emigranti, siamo noi occidentali, chi non è o non vuol essere americano è antiamericano. Il tono semifarsesco maschera insomma un de profundis per valori e stili di vita sepolti col Novecento". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2003)

"Che sollievo sentire la Sala Lumière contrappuntare di continue risate la proiezione di un film finalmente non quaresimale; e che sconcerto constatare che 'Le invasioni barbare' contrabbanda la sua dose massiccia di buonumore facendo la cronaca di un'agonia. Regista originalissimo, il franco-canadese Denys Arcand è prima di tutto uno straordinario drammaturgo; e il copione di questa sua fatica, che riprende personaggi e interpreti del precedente 'Il declino americano' (1987), si vorrebbe goderselo in lettura come capita quando si è vista una bella commedia a teatro". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2003)

"Via di mezzo fra 'Amici miei II' di Monicelli e 'Il grande freddo' di Kasdan, 'Les invasions barbares' ha del primo il disincantato sguardo sulla gioventù; del secondo, l'ambientazione americana - lato canadese e francofono della frontiere - e l'occasione d'incontro per i personaggi: un'agonia, se non proprio un funerale. (...) Arcand mette perfino troppo spunti nel film (Primo Levi, Pio XII, Cioran), ma almeno non gli mancano le idee. Il suo valore s'era visto anche con 'Stardom', film di chiusura del Festival di Cannes 2000. Commovente e inatteso l'omaggio a 'Cielo sulla palude', il bel film con Ines Orsini nei panni di Maria Goretti diretto da Augusto Genina (1949) che il protagonista ha visto a scuola dai preti. E col cui ricordo chiude gli occhi per sempre". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 22 maggio 2003)

"Potreste pensare a un 'Grande freddo' con morto ancora vivo, o ad un film comunque tetro. Nulla di tutto ciò. 'Le invasioni barbariche' è prima di tutto una commedia crudelmente divertente. Inoltre, vivaddio, è un film 'politicamente scorretto' in modo esuberante e selvaggio. Vi basti vedere il ruolo - tutt'altro che sgradito - che hanno le droghe, leggere e pesanti, nell'alleviare le sofferenze psichiche e fisiche di Remy. Girard è un attore gigantesco, ma tutti i suoi vecchi partner sono bravissimi. E fra i giovani Marie-Josèe Croze è talmente in gamba da aver meritato, a Cannes 2003, il premio come migliore attrice." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 dicembre 2003)

"Arcand si è scritto anche il testo, l'ha congegnato in modo da darvi spazio con meditata intelligenza anche all'umorismo. Nel disegno del carattere di Remy e di tutti quegli amici che sono tornati al suo fianco, negli episodi, sia pure spesso anche malinconici, che si affacciano ad ogni momento dell'azione, nei graffi con cui si disegna la corruzione dei tanti ambienti che i personaggi attraversano, lasciando che sia soprattutto il protagonista a tirare a più riprese tra l'aggressivo ed il caustico le somme di quei 'declini' tutti intorno che, nelle invasioni barbariche, ormai alle porte, non possono non far sentire i primi campanelli d'allarme. Senza mai pedanteria, comunque, e con guizzi polemici che si intuiscono soltanto tra le pieghe di quel dramma privato enunciato sempre con levità straordinaria. Anche nei momenti di angoscia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 dicembre 2003)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=E4C3E16462D1C9D9D646C289DBD4996F?codice=42719&completa=si

Io ti salverò (Spellbound)
Aggiunto il:16/12/2010 (30/77)
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Genere Drammatico
Paese Usa
Anno 1945
Durata 111 min
Regista Alfred Hitchcock
Cast Ingrid Bergman, Gregory Peck, Michael Chekhov, Leo G. Carroll, John Emery, Jean Acker, Edward Fielding, Wallace Ford, Bill Goodwin, Addison Richards, Matt Moore, Norman Lloyd, Victor Kilian, Teddy Infuhr, Harry Brown, George Meader, Richard Bartell, Dave Willock, Regis Toomey, Clarence Straight, Erskine Sendford, Janette Scott, Paul Harvey, Steven Geray, Rhonda Fleming, Joel Davis, Donald Curtis, Art Baker.
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Lingue (sottotitoli) ()
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Descrizione Tratto da: ROMANZO "THE HOUSE OF DR. EDWARD"

La giovane dottoressa Petersen, assistente in una casa di cura per malati di mente, apprende un giorno che il Dr. Edward, noto scienziato, è stato nominato direttore in sostituzione del Dr. Fleury. Giunge il nuovo direttore ma un complesso di indizi molto seri fanno pensare alla dottoressa di trovarsi di fronte ad un caso di sostituzione di persona. Dopo qualche giorno il nuovo direttore le confessa di non essere il Dr. Edward ma di esserne l'assassino. Durante la notte quest'essere enigmatico lascia la clinica. Quando riesce a rintracciarlo, la dottoressa si convince ben presto di aver a che fare con un malato di mente. Attraverso un'indagine psicanalitica la dottoressa può rievocare la scena del presunto assassinio del Dr. Edward, avvenuto in montagna. La riproduzione esatta della scena provoca nel malato una crisi durante la quale il giovane riacquista la memoria e rievoca un episodio della sua infanzia che dà alla dottoressa la chiave del mistero.
Critica "L'intrigo è macchinoso, ma Hitchcock vi dissemina i segni del suo talento inventivo. E', in fondo, una love story con suspense." (Telesette)

"Un classico da non perdere." (Tv Sorrisi e canzoni)

"Capolavoro hichockiano con sequenze oniriche." (Tv Radiocorriere).

"La complicata vicenda riesce interessante per merito dell'ottima regia, dell'interpretazione magnifica d'Ingrid Bergman e della bellissima fotografia." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 24, 1948).
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=B15BD46608FA20C02AE8D5593840545B?codice=4995&completa=si

Irma La Dolce (Irma La Douce)
Aggiunto il:16/12/2010 (31/77)
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Genere Comico, Commedia
Paese USA
Anno 1963
Durata 137 min
Regista Billy Wilder
Cast Shirley MacLaine, Jack Lemmon, Lou Jacobi, Herschel Bernardi. Hope Holiday, James Caan
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Lingue (sottotitoli) Italiano (Italiano)
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Descrizione Giovane prostituta parigina s'innamora di un ex poliziotto geloso che pretende che frequenti soltanto un cliente, un certo Lord X. Che è poi lui travestito. S'ingelosisce anche del suo alter ego e finge di sopprimerlo. Da una commedia francese (1956) di Alexandre Breffort, Wilder ha tratto, sullo sfondo di una Parigi ricostruita in studio (dal vecchio Alexandre Trauner) più vera del vero, una paradossale farsa drammatica sul tema dello sdoppiamento e del travestimento. MacLaine ottima, Lemmon istrione acrobatico. Oscar a André Prévin per le musiche. Tra i film comici di Wilder è il più vicino al dramma.
Critica
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=12350

Lezioni di cioccolato (Lezioni di cioccolato)
Aggiunto il:16/12/2010 (32/77)
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Genere Commedia
Paese Italia
Anno 2007
Durata 99 min
Regista Claudio Cupellini
Cast
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Lingue (sottotitoli) Italiano ()
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Descrizione Mattia, geometra in carriera, si trova nei guai: Kamal, un operaio egiziano che lavora 'in nero' in uno dei cantieri gestiti da lui, si è infortunato a causa delle blande condizioni di sicurezza, e per questo lui rischia una denuncia penale. In cambio del silenzio, Kamal propone al geometra di prendere il suo posto al corso di pasticceria che sta frequentando per aprire in futuro un'attività in proprio. Per riuscire ad ottenere la somma in palio alla fine del corso, Mattia è così costretto a camuffarsi da immigrato e ad elaborare la ricetta per un nuovo cioccolatino...
Critica "Sull'equivoco si regge gran parte del film. Su questo canovaccio il film procede spedito, con interpreti adeguati, specie il sorprendente Argentero. Mentre la severa Violante Placido disegna una figuretta di un perbenismo convenzionale, disgustoso e ipocrita. Ma se i modi sono quelli della commedia alla francese, l'anima è progressista, populista. Potrebbe essere solo un dato di fatto, ma c'è il desiderio perverso di mettere alla berlina l'italiano medio, cialtrone, appunto, superficiale e maschilista, secondo l'eredità di Alberto Sordi, al cospetto di un extracomunitario, che per tutto il racconto gli impartisce lezioni di vita, d'ironia e buonsenso: francamente ciò è un po' pesante. E parafrasando Moretti: 'andiamo avanti così, facciamoci del male'." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 23 novembre 2007)

"Titolo accattivante per la magica parola cioccolato che evoca sapori deliziosi; protagonisti giovani e avvenenti come Violante Placido e Luca Argentero (e pazienza se lui, proveniente dal 'Grande fratello', recita in modo ruspante), affiancati magari da un bravo comico che funziona da puntello. In questo caso Neri Marcoré, ineffabile maestro pasticciere che in quel di Perugia, patria dei famosi Baci, insegna ai suoi allievi a coniugare cioccolatini e spiritualità. Cosicché il cinico Argentero, geometra imprenditore che prospera sul lavoro nero infischiandosene delle norme di sicurezza, esce dal corso trasformato in un essere umano. Diretta senza brio da Claudio Cupellini, la commediola scorre inodore e insapore. Se al pubblico piacerà avrà avuto la sua ragion di essere: ma è poi tanto irragionevole augurarsi un cinema di consumo che aspiri a una certa qualità?." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 23 novembre 2007)

"E basta uno spunto interessante a rendere cattive e ficcanti le nostre ipocritissime commediole di questi anni? No naturalmente. Così, per distrarci un po', alla storia di Argentero travestito da arabo si affianca quella di Violante Placido innamorata isterica, pronta a palpitare per il bell'immigrato ma non ad abbandonarsi perché (giustamente) ha fiutato l'inganno... E un prevedibile coro di compagni di corso piazzati per occultare il più sfacciato 'product placement' (leggi pubblicità) mai visto al cinema. Peccato, Hassani Shapi è un comico nato, a prendere il tutto più sul serio si poteva fare 'Una poltrona per due' all'italiana. Sarà per un'altra volta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 novembre 2007)

"Ma meglio di tutti è lo sponsor. Il product placement è roba vecchia. Finalmente è arrivato lo spot lungo come un film." (Paola Piacenza, 'IO donna', 24 novembre 2007)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=17CEDD88A4715E0AC0D80F8E6935CE67?codice=49286&completa=si

Love Actually - L'amore davvero (Love Actually)
Aggiunto il:16/12/2010 (33/77)
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Genere Commedia, Sentimentale
Paese Gran Bretagna
Anno 2003
Durata 130 min
Regista Richard Curtis
Cast Bill Nighy, Gregor Fisher, Colin Firth, Kris Marshall, Emma Thompson. Sienna Guillory, Lulu Popplewell, Hugh Grant, Martin Freeman, Heike Makatsch, Liam Neeson, Chiwetel Ejiofor, Andrew Lincoln, Thomas Sangster, Alan Rickman, Keira Knightley, Martine McCutcheon, Rowan Atkinson, Denise Richards, Billy Bob Thornton, Elisha Cuthbert, Rodrigo Santoro, Laura Linney, Nina Sosanya, Lúcia Moniz, Joanna Page, Abdul Salis
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Formato video ( Kb/s)
Formato audio 5.1 Dolby Surround ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
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Tipo di supporto
Descrizione Pochi giorni a Natale in una Londra dove l’amore è dappertutto. Dieci storie di ogni risma si intrecciano a formarne una sola: Hugh Grant è il nuovo Premier appena insediatosi e si innamora di una ragazza del suo staff; sua sorella (Emma Thompson) è convinta di essere cornificata dal marito (Alan Rickman) che in effetti è molto attratto da una collega, che già aveva fatto perdere la testa ad uno scrittore (Colin Firth), il quale fugge in Francia per dimenticarla e lì… Si avvicina il Natale, verso cui convergono tutte queste storie.Non è facile parlare d'amore al cinema affrontando l'argomento come base di un film che non voglia essere solo puro intrattenimento. Richard Curtis c'è riuscito grazie a un cast davvero ben selezionato e a una sceneggiatura che funziona. Due elementi di cui molte produzioni pensano di poter fare a meno.
Critica Ventidue personaggi intrecciano una decina di storie d’amore nelle cinque settimane che precedono la vigilia di natale, nella Londra scintillante, multietnica e sofisticata della presunta età d’oro blairiana. Amori interclassisti (tra un primo ministro alla Blair - Hugh Grant in gran forma - e una segretaria polposa e lower middle class), amori per la donna (o l’uomo) di altri, amore tra un papà e un figliastro di dieci anni, a sua volta silenziosamente innamorato della più bella della sua scuola, amore tra amici di antica data e recenti, amori silenziosi, furtivi, oppure urlati in un ristorante in due lingue diverse, Love Actually (l’amore, davvero) è costruito con sapienza di scrittore e ingegno di produttore: raccoglie le sue storie e ogni tanto le interseca, attraverso un quartiere londinese che ha, opportunamente, una parte bella e una brutta, senza mai perdere di vista la meta (la notte dì Natale nella scuola) e senza mai far perdere di vista allo spettatore nessuno dei segmenti, e raggruppa una serie di volti familiari e di strepitosi attori televisivi inglesi (Bili Nighy, lo stropicciato divo rock, e Martine McCutcheon, l’innamorata maldestra del Primo ministro) in un’atmosfera e una location che definire “swinging” è quasi riduttivo.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34795

Magnolia (Magnolia)
Aggiunto il:16/12/2010 (34/77)
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Genere Drammatico
Paese Usa
Anno 2000
Durata 188 min
Regista Paul Thomas Anderson
Cast Jason Robards, Tom Cruise, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Melora Walters, Michael Bowen, Philip Baker Hall, Jeremy Blackman, Emmanuel Johnson, John C. Reilly, William H. Macy, Melinda Dillon.
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Formato video Schermo Panoramico 2.35:1-16:9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 Italiano E Inglese - Dolby Surround Inglese ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
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Tipo di supporto
Descrizione Un giorno qualunque a San Ferdinando Valley, nella California del sud. Earl Partridge è anziano e in fin di vita nel letto di casa. Tra delirio e lucidità, esprime il desiderio di rivedere dopo anni il figlio Frank, che ha seguito le orme del padre nell'ambiente della televisione, sia pure con tutt'altro stile. Frank è un predicatore televisivo, dà lezioni di seduzione, è una sorta di Cattivo Ragazzo pieno di fascino. Phil, l'infermiere di Earl, rimane emotivamente coinvolto, tenta ogni possibile strada per far riavvicinare il suo assistito a Frank e arrivare ad una riconciliazione tra padre e figlio. Anche Linda, la giovane moglie di Earl, dopo essersi sposata esclusivamente per interesse, sente di essere innamorata del marito. Caduta in preda al rimorso, si imbottisce di psicofarmaci, mentre nevroticamente cerca di correggere gli errori commessi, prima di ripresentarsi al capezzale del marito. La situazione di Earl arriva a conoscenza di Jimmy Gator, conduttore del popolare quiz televisivo "What do kids know?". Affermatosi come figura di uomo integerrimo, Jimmy ha un male incurabile, sente vicina la resa dei conti e capisce di avere poco tempo per riuscire a fare pace con i propri rimorsi. Stanley, il bambino protagonista del quiz, ad un certo punto rinuncia a rispondere per ribellarsi al padre, che lo costringe a vincere per rivalsa personale. In questa situazione si riconosce Donnie, che da giovane era stato un genio dei giochi ed ora nessuno conosce più. Donnie passa le giornate al bar, poi mette in atto un furto di denaro nella ditta dove lavorava, ma, preso dal rimorso, porta indietro il bottino. Jim, agente di polizia, vive solo ma vorrebbe aiutare gli altri. Quando si trova a perquisire l'appartamento di Claudia, figlia di Jimmy, tra i due scatta una scintilla. Al termine dell'intervista con una giornalista, Frank accetta di andare dal padre. Di fronte a lui morente, Frank gli rinfaccia tutto il male che gli ha fatto. Intanto una pioggia di rane morte comincia a cadere sulla città, ricoprendo strade e marciapiedi. Jim dice tra sé: "Ho amore da offrire. Che cosa possiamo perdonare? E' la parte più difficile". Poi torna da Claudia, che sorride verso la m.d.p.
Critica Dalle note di regia: "Dopo il successo di Boogie Nights, volevo scrivere un film "piccolo e intimo" ma l'intrecciarsi delle vite dei protagonisti ne hanno fatto un film corale. Il presente, con il suo individualismo, l'alienazione, l'influenza dei mass media, è raccontato come se fosse esaminato a posteriori."
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=8E5289E7715ABF7165C0FECA8F1AD1F5?codice=36595&completa=si

Marnie (Marnie)
Aggiunto il:15/12/2010 (35/77)
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Genere Drammatico, Psicologico
Paese USA
Anno 1964
Durata 125 min
Regista Alfred Hitchcock
Cast Sean Connery, Diane Baker, Tippi Hedren, Alan Napier, Melanie Griffith. Martin Gabel, Louise Latham, Bob Sweeney, Mariette Hartley, Bruce Dern, Henry Beckman, Meg Wyllie, Edith Evanson, S. John Launer
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Formato video 4:3 Full Frame ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital Mono ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Tedesco, Inglese, Francese (Italiano, Tedesco, Inglese, Francese)
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Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo omonimo di Winston Graham

L'industriale Mark Rutland ha sposato una ragazza affetta da cleptomania, Marnie. La ragazza non riesce a ricambiare l'affetto del marito e a lasciarsi andare e tutti i tentativi di lui per sciogliere la barriera di freddezza della giovane s'infrangono miseramente. Mark comprende che Marnie deve le sue debolezze psichiche ad una drammatica esperienza che ha turbato la sua infanzia. Decide così di recarsi con Marnie a casa della madre per trovare la spiegazione del suo strano comportamento. In un drammatico colloquio, Mark apprenderà che Marnie, ancora bambina, uccise un occasionale accompagnatore della madre, donna di facili costumi, che si assunse poi la responsabilità del delitto, scagionando la piccola. Dopo quell'episodio Marnie evitò con tutte le sue forze di avvicinare gli uomini ed iniziò a rubare per un inconscio senso di gratitudine verso la madre, alla quale permise di vivere nel benessere. Finalmente guarita dal suo incubo, Marnie può iniziare con Mark una serena vita coniugale.
Critica "La macchinosa e prolissa vicenda è ancor più appesantita dalle complicazioni psicologiche della protagonista. Nel film pochi elementi ricordano la fertile inventiva, l'agile capacità narrativa e le atmosfere cariche di suggestiva 'suspense', caratteristici della produzione del celebre regista." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 56, 1964)

"Uno dei meno esaltanti film di Hitchcock, con un finale ancora una volta appiccicato alla psicanalisi, alibi già abbondantemente sfruttato in 'Io ti salverò' e 'Psycho': poca suspense e un pizzico di noia. Un vero ghiacciolo Tippi Hedren, già protagonista negli 'Uccelli', di cui sir Alfred si era perdutamente invaghito, ovviamente non corrisposto, data la rispettabile differenza d'età (35 anni) e di peso". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 1 aprile 2001)

"Un film di Hitchcock non è mai da buttar via. E nemmeno 'Marnie' lo è. Certo, Tippi Hedren, non fascinosissima e nemmeno simpatica, riduce al minimo le possibilità di un personaggio che in mano a un'altra bionda Hitchockiana (Grace Kelly, Vera Miles) avrebbe fatto faville". (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 aprile 2001)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=C00703A7499B332C2155DB977711C836?codice=20727&completa=si

Matrix revolution (Matrix revolution)
Aggiunto il:16/12/2010 (36/77)
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Genere Fantascienza, Thriller
Paese Usa
Anno 2003
Durata 128 min
Regista Andy Wachowski, Lana Wachowski
Cast Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving, Monica Bellucci, Harry J. Lennix, Daniel Bernhardt, Nona M. Gaye, Neil Rayment, Adrian Rayment, Nathaniel Lees, Harold Perrineau, Jada Pinkett Smith, Matt McColm.
Valutazione
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Formato video 2.40:1 16/9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
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Tipo di supporto
Descrizione Mentre Trinity veglia Neo ancora in coma, Morpheus sta cercando di adattarsi alla realtà che l'Uno su cui aveva fondato le sue speranze di una nuova rinascita è, in realtà, un altro sistema di controllo ideato dagli architetti di Matrix. Intanto l'esercito di Zion, aiutato da valorosi volontari come Zee e Kid, combatte per ritardare l'avanzata delle sentinelle e delle macchine. A fiaccare la resistenza dei combattenti anche il fatto che l'agente Smith è divenuto potentente al punto tale da voler distruggere insieme le macchine e il mondo reale. Con l'aiuto di Niobe, Neo e Trinity decidono di sfidare il nemico nel loro cuore dove nessuno si era mai avventurato, la Città delle Macchine.
Critica "Estetica hi-tech perfetta, assoluta eleganza, fotografia e scenografia al massimo del cinema virtuale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 novembre 2003)

"Tre episodi, tre tonalità, tre universi cinematografici. Semplificando e sintetizzando, il primo 'Matrix' esponeva la Filosofia della serie (e traeva linfa dalla fantascienza più concettuale); il secondo era lo Spettacolo (azione + coreografie + arti marziali + effetti mai visti). Mentre in 'Matrix Revolutions' domina la Guerra. Con relativi cliché (il cinema bellico), che i Wachowski non sfuggono ma corteggiano e ostentano. (...) Se non puoi batterli unisciti a loro, dice un vecchio adagio. E' quanto accade in 'Revolutions', con l'aggravante di vere cadute sentimentali che rovinano il tono tecno-luttuoso, la sapienza cinetica, la concettuosità cyber-punk di quella che resta la saga più spettacolare mai vista. Inutile insistere sul progressivo umanizzarsi dei programmi unica vera novità di 'Revolutions' se a essere trascurati o calpestati sono i sentimenti dei protagonisti. Potrà sembrare un modo antiquato di guardare un film così (post)moderno. Ma l'insipienza drammaturgica dell'episodio finale parla chiaro. La generazione precedente (Spielberg, Lucas, perfino Cameron) manteneva ben saldo un piede fra gli umani. Quella dei Wachowski rischia ad ogni passo la tecnolatria." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 novembre 2003)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=EBD1A6B27673D02FDC27872E276329B6?codice=42362&completa=si

Memento (Memento)
Aggiunto il:15/12/2010 (37/77)
poster
Genere Drammatico, Giallo, Poliziesco, Thriller
Paese Gran Bretagna, Stati Uniti
Anno 2000
Durata 114 min
Regista Christopher Nolan
Cast Carrie-Anne Moss; Joe Pantoliano; Guy Pearce; Callum Keith Rennie; Stephen Tobolowsky
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 16/9 Anamorfico ( Kb/s)
Formato audio Dolbi 5.1 Surround; Dolby 2.0 Surround ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Memento è l'imperativo del verbo difettivo latino “memini, isse” e può essere tradotto con “ricordati”, che è la parola chiave del secondo lungometraggio di Christopher Nolan. Intorno a questo principio ruota infatti l'intera vicenda, non raccontata in modo lineare, ma attraverso un apparente caos che incarna il punto di vista del personaggio principale, Leonard Shelby, affetto da una particolare forma di amnesia, che lascia intatti i vecchi ricordi ma comporta la perdita della memoria breve. Attraverso un'affannosa ricerca compiuta per mezzo dell'azione e della scrittura, che serve a registrare ciò di cui la percezione non può farsi sicuro garante, il detective Shelby cerca l'assassino della moglie, l'ultimo ricordo che “non riesce a ricordare di dimenticare”, in una labirintica realtà continuamente riazzerata e in cui non si può mai pronunciare l'ultima parola. Dopo l'ambizioso esordio con Following, Nolan torna a lambiccare lo spettatore con una nuova sfida intellettuale, riscoprendo l'arcano potere della scrittura e rimettendo in discussione il tradizionale linguaggio cinematografico. La poetica del regista-letterato risiede in una scena apparentemente marginale, in cui Leonard parla con la moglie, che rilegge un libro che già conosce. All'obiezione di lui per il quale l'interesse della lettura consisterebbe nel sapere ciò che viene dopo, la donna oppone il suo punto di vista, facendosi portavoce del leitmotiv dell'intero film, che può apparire proprio come un libro sfogliato a caso, o comunque non nell'ordine di numerazione delle pagine. In effetti il trucco del luciferino Nolan trascende i limiti del pur elaborato script e risiede nel cuore stesso del cinema: il montaggio. Decostruendo e ricostruendo la linearità della fabula, reinventa un inquietante mosaico di ambiguità ed incertezze, con una sintassi intricata e scandita dalla martellante punteggiatura delle dissolvenze, che catapulta continuamente lo spettatore in un rompicapo difficile da districare. Il punto debole di questo cerebrale edificio è però nella sua stessa logica di destrutturazione, che suggerisce in anticipo la soluzione dell'enigma e presenta un finale (?) discutibile, proprio per la sua inautenticità di scena conclusiva. L'originalità del prodotto è da ricercarsi piuttosto nella particolare struttura compositiva, che rivoluziona il più scontato modo di fare cinema, suggerendo soluzioni inedite e tuttora insondate. Non è superfluo aggiungere che lo stesso Nolan ha “ricordato” Memento nel più ambizioso e maturo Inception, in cui un non meno tormentato Dom Cobb ricalca un iter non dissimile da quello del suo predecessore Leonard Shelby.
Critica "Bel noir teso e 'teorico' di Christopher Nolan. Un delitto, una polaroid, l'arma ancora in pugno a Guy Pearce. E uno spaventoso buco di memoria. Perché ha ucciso? Cosa vogliono dire quei promemoria seminati ovunque, persino tatuati sul corpo? Lo scioglimento non è all'altezza, ma la vertigine è assicurata". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 gennaio 2001)

"Ambizioso, intellettuale, 'Memento' sfrutta una narrazione che ricorda il tipico passo all'indietro del gambero. ll protagonista è Leonard, un trentenne che soffre di una rara malattia che non gli consente di trattenere i ricordi in un breve lasso di tempo. L'uomo è alla ricerca dell'assassino della moglie e ogni giorno deve ricostruire quanto è avvenuto o ha scoperto durante il precedente. Foto Polaroid, appunti, tatuaggi, sono i mezzi attraverso cui tenta di costruire una griglia di ricordi, resistente all'ambiguità dell'indagine e alla volatilità della malattia, che gli consenta, forse, di arrivare a una qualche verità. I fratelli Nolan si divertono a colorare di nero un celebre racconto di Oliver Sacks, costringendo lo spettatore a non mollare mai l'attenzione su una costruzione barocca, ricca di flashback e flashforward, di repentini passaggi dal colore al bianco e nero, e a non perdere il senso profondo del noir: chi fa cosa e a chi!" (Fabrizio Liberti, 'Film Tv', 23 gennaio 2001).
URL http://film.35mm.it/memento-2000.html

Memorie di una geisha (Memoirs of a geisha)
Aggiunto il:16/12/2010 (38/77)
poster
Genere Drammatico, Sentimentale
Paese Usa
Anno 2005
Durata 140 min
Regista Rob Marshall
Cast Zhang Ziyi, Gong Li, Michelle Yeoh, Ken Watanabe, Tsai Chin, Togo Igawa, Youki Kudoh, Cary-Hiroyuki Tagawa, Kenneth Tsang, Kôji Yakusho, Karl Yune, Kaori Momoi, Suzuka Ohgo, Zoe Weizenbaum, Thomas Ikeda, Takayo Fischer, Ace Yonamine, Mako, Alison Zoe Leung, Yurika Izumi, Alex Hing, Samantha Futerman, Cameron Duncan, Craig H. Davidson, Brannon Bates, Michael Chen, Danton Mew, Takeo Lee Wong, James D. Weston II, Ren Urano, Nikki Tuazon, Elizabeth Sung, Ton Suckhasem, Ken Ng, Ryan Moriarty, Diane Mizota, Laura Miro, Julia Ling, Jim Leung, Chad Cleven, Eugenia Yuan, Carrie 'Cece' Cline, Minae Noji, Navia Nguyen, Faith Shin, Michael Kuroiwa, Randall Duk Kim, Paul Adelstein, Ted Levine.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 Widescreen ( Kb/s)
Formato audio Italiano 6.1 Dts Es; Italiano 5.1 Dolby Digital Ex; Inglese 5.1 Dolby Digital ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: libro di Arthur Golden

Giappone, 1929. L'era dorata delle geishe inizia a volgere al termine. La piccola Chiyo, a soli 9 anni è costretta a lasciare la famiglia e il povero villaggio di pescatori dove è nata. Venduta ad una scuola per geishe di Kyoto, viene istruita sui riti, le danze, la musica, la cerimonia del tè e l'abbigliamento adatto. Costretta a subire vessazioni e umiliazioni dalle colleghe e soprattutto dalla geisha più importante, Hatsumomo, gelosa della sua bellezza, dopo un tentativo di fuga viene retrocessa a serva. A salvarla provvederà Mameha, geisha esperta e generosa, rivale di Hatsumomo, che la prende sotto la sua protezione. Grazie a lei, la ragazza diverrà una geisha molto famosa e col nome di Sayuri, sarà la preferita degli uomini più facoltosi della città...
Critica Dalle note di regia: "Questa storia vive all'interno di un mondo molto circoscritto, ciononostante il tema che la caratterizza dall'inizio alla fine, e cioé il trionfo dello spirito umano sulle avversità della vita, è comune a qualsiasi cultura."

"O Haru donna galante, se ci sei batti un colpo. Se Mizoguchi era spoglio, essenziale e lirico, Rob Marshall, dopo il magnifico 'Chicago' (citato in una danza) racconta l'epopea di una piccola grande geisha nel Giappone dagli anni '30 al dopoguerra protetto dal budget spielberghiano, da una magica fotografia di Dion Beebe, dal romanticismo del melò esotico, in una cornice drammatica degna di Lillian Gish o di Lindsay Kemp. (...) Fra le geishe, la migliore e più perfida è Gong Li, ma la rivelazione si chiama Ziyi Zhang. Difficile palpitare ma abbandonatevi all'estenuante racconto di 140 minuti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 dicembre 2005)

"Esteso su un lungo arco temporale, il film è illustrato con grazia, commovente a comando, lieve come la seta di un kimono, ma altrettanto inconsistente." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 dicembre 2005)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=7DD544D249EC02AE09327E07FCF808B5?codice=44532&completa=si

Il miglio verde (The green mile)
Aggiunto il:16/12/2010 (39/77)
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Genere Metafora
Paese Usa
Anno 1999
Durata 192 min
Regista Frank Darabont
Cast Tom Hanks, Gary Sinise, Eve Brent, Patricia Clarkson, James Cromwell, Doug Hutchison, David Morse, Sam Rockwell, Scotty Leavenworth, Michael Clarke Duncan, Jeffrey DeMunn, Barry Pepper, Harry Dean Stanton, William Sadler, Graham Greene, Michael Jeter, Bonnie Hunt, Dabbs Greer.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 16:9 1,85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Islandese, Olandese, Rumeno)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo omonimo di Stephen King

Critica "Preparatevi ad un bagno di lacrime: con atmosfere claustrofobiche, colori vividi prima e cupi durante, a scandire il ritmo narrativo. Darabont vi trasporterà in un mondo in cui nulla è come sembra e in cui l'unico vero inferno è quello creato dall'uomo. Senza alcun finale consolatorio (...) Le immagini suggestive, a volte brutali, sono una chiara dichiarazione di guerra nei confronti della pena di morte, tanto più incisiva nel caso in cui lo strumento di agonia è una sedia elettrica degna del miglior incubo kingiano. Il film non aggiunge nulla al testo originale di Stephen King, ha detto scandalizzata la critica americana. Non è chiaro perché dovrebbe farlo." (Marina Sanna, 'La Rivista del Cinematografo', marzo 2000)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=DB2B9E5AD93A2A51D7407C375BC53B43?codice=36594&completa=si

Minority Report (Minority Report)
Aggiunto il:15/12/2010 (40/77)
poster
Genere Azione, Drammatico, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Poliziesco, Thriller
Paese USA
Anno 2002
Durata 142 min
Regista Steven Spielberg
Cast Tom Cruise, Colin Farrell, Max von Sydow, Peter Stormare, Samantha Morton, Lois Smith, Steve Harris, Neal McDonough, Patrick Kilpatrick, Jessica Capshaw, Anna Maria Horsford, Sarah Simmons, Erica Ford, Michael Dickman, Tim Blake Nelson, Matthew Dickman, Ann Ryerson, Kathryn Morris, Mike Binder, Joel Gretsch, Jessica Harper, Bertell Lawrence, Daniel London, Tyler Patrick Jones, Arye Gross, Ashley Crow, Jason Antoon, Caroline Lagerfelt, Cameron Crowe, Paul Thomas Anderson, Cameron Diaz.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione I nomi in gioco sono certo "garanti di cinema", livello altissimo. Per cominciare Philip K. Dick, scrittore-culto di fantascienza (ha firmato Blade Runner e Atto di forza, fra gli altri), poi c'è Spielberg dietro alla macchina e Cruise davanti. Più di così… Siamo nel 2054, a Washington, dove è stato messo a punto un sistema capace di prevedere i crimini, dunque prevenirli. Niente di particolarmente tecnologico: semplicemente tre umani dotati di capacità paranormali. Si chiamano pre-cog, da precognitives. I loro nomi sono un inno al "giallo", Agatha come Christie, Dashiell come Hammett e Arthur come Conan Doyle. Vivono in una piscina e hanno visioni che poi trasmettono a un secondo livello, a un'unità di pronto intervento, il cui eroe è John Anderton (Cruise). Ma ecco che i veggenti a un certo punto indicano proprio John come futuro omicida di un tale che non conosce. Dunque il detective comincia la caccia a se stesso, naturalmente c'è la possibilità di qualche trucco, qualcuno per esempio potrebbe fabbricare non false prove, ma false visioni. Da qui una corsa contro il tempo, che è breve, con azioni alla Cruise-Spielberg, dunque esagerate e accattivanti. Sia chiaro che l'azione prevale, come prevale la ricerca del successo di pubblico rispetto ai significati letterari, anche se Spielberg ha detto di averne avuto abbastanza di "quel" successo e di aver finalmente costruito una storia perfettamente a propria misura. Chi ha praticato Dick (morto nell'82, giusto l'anno di Blade Runner) trova che la grande attitudine critica e dolorosa dello scrittore, principe delle metafore fantastiche, lascia troppo spazio al Cruise delle missioni impossibili e al regista sublimatore di effetti speciali. Anche se la storia, e il film, "ci sono".
Critica No, non è questo il futuro che avevamo sognato. Sulla Terra del 2054 non è arrivato nessun alieno buono, neanche l’ombra di un "E.T." capace di portare agli umani lo sperato messaggio di pace e amore. I nostri discendenti, protagonisti di Minority Report di Steven Spielberg, sono soli, maledettamente soli, alle prese con tutti i pasticci che, nel frattempo, hanno combinato. L’azione si svolge a Washington, dove i simboli del potere sono rimasti quelli di oggi (i grandi palazzi, i riti sempre uguali di chi detiene le leve del comando), ma in un contesto profondamente mutato.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34107

Il mistero dell'acqua (The Weight of Water)
Aggiunto il:16/12/2010 (41/77)
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Genere Drammatico, Thriller
Paese Francia, USA
Anno 2000
Durata 110 min
Regista Kathryn Bigelow
Cast Sean Penn, Catherine McCormack, Josh Lucas, Elizabeth Hurley, Sarah Polley. Ciarán Hinds, Ulrich Thomsen
Valutazione
Risoluzione 1,85:1
Formato video Dvd 9 Singola faccia, doppio strato ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) italiano, Dolby Digital 2.0 - stereo - inglese, Dolby Digital 5.1 (italiano - portoghese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Jean è una fotografa, Thomas un poeta. Si sono innamorati in virtù della somiglianza tra i loro lavori, entrambi capaci di fermare il tempo, ma sembrano averlo dimenticato. Proprio quando il loro matrimonio si sta ormai arenando, un weekend in barca, sul luogo di un efferato omicidio avvenuto più di un secolo prima, li obbliga a fare i conti con un passato irrisolto e a liberarsi di un peso divenuto insostenibile. “Il peso dell’acqua” è non a caso il titolo originale dell’opera, prima ancora che sullo schermo, sulle pagine del romanzo di Anita Shreve, mentre Il Mistero dell’Acqua è la traduzione italiana, che insiste erroneamente sull’indagine, nonostante questo sia il film meno agito di Kathryn Bigelow, e uno dei più intriganti. Sullo yacht del fratello di Thomas e della sua nuova fiamma, la bellissima Adeline (Liz Hurley), Jean si appassiona alla storia di Maren, unica sopravvissuta alla tragedia, giovane sposa emigrata dalla Norvegia a Smuttynose Island, Nuovo Mondo, e ne rivive timori e tormenti attraverso la carta scritta e la memoria dei luoghi. Intanto, sull’assolato e pacifico legno dello yacht, due coppie e una manciata di omissioni bastano per instaurare una spirale di alta tensione, tanto più virtuosa perché costruita in uno spazio minimo, col solo ausilio dello sguardo di Sean Penn e di qualche frase lasciata al punto giusto (una notturna partita a shanghai ne è calzante ed esplicita metafora). Inutile cercare un parallelismo perfetto tra la storia ottocentesca e quella contemporanea: la bellezza del film è tutta nello scarto. Ferma in mezzo al mare, nella condizione in cui è più facile perdere il senso del tempo, Jean mostra di non saper vivere il presente e si rifugia nel passato, ma la vita chiede il conto, dopo ore di stasi e impotenza, con un violento raptus che in pochi istanti cambia ogni cosa per sempre. Carico, complesso, di sicuro pretenzioso ma anche capace di mettere in scena una poesia bella e famosa con rara discrezione, Il Mistero dell’Acqua è un film spiazzante, che su un binario costruisce un mistery senza vero giallo e sull’altro fa emergere per indizi un dramma di cui non ha denunciato la presenza. La regista mescola le acque, dilata oltremodo il tempo ottocentesco e comprime bruscamente quello contemporaneo, nel rispetto del moto delle onde che, come ha già detto in Point Break, sono culla e tomba, immagine e somiglianza del destino. Sottovalutato.
Critica Anno 1873: sull'isola di Snuttynose, nelle coste del New Hampshire, la giovane Maren viene ritrovata sugli scogli con la camicia da notte macchiata di sangue ed in stato confusionale; nella vicina casa sono rinvenuti i cadaveri della sorella maggiore e della bella cognata. Il cruento delitto porta all'impiccagione di Louis Wagner, un pescatore d'origine prussiana ospitato per lungo tempo dal marito di Maren, ma del mistero si continua a parlare. Ed infatti, ai giorni nostri, sugli stessi luoghi arriva la fotografa Jean Nichols, inviata per un reportage sui luoghi dell'antico duplice omicidio, ed allo stesso tempo per recuperare lo stagnante rapporto con il marito , il poeta Thomas James, già vincitore del Pulitzer.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33265

La nona porta (The Ninth Gate)
Aggiunto il:16/12/2010 (42/77)
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Genere Thriller
Paese Francia, Spagna
Anno 1999
Durata 132 min
Regista Roman Polanski
Cast Johnny Depp, Lena Olin, Emmanuelle Seigner, Frank Langella, James Russo. Barbara Jefford, Jack Taylor, José López Rodero, Tony Amoni, Willy Holt, Allen Garfield, Jacques Dacqmine, Joe Sheridan, Rebecca Pauly, Catherine Benguigui
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Dts Surround ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Dean Corso, esperto di libri rari (Johnny Depp), viene incaricato dal ricco collezionista Boris Balkan (Frank Langella) di verificare se un prezioso libro del 1666 (Le nove porte del regno dele tenebre) che possiede è autentico. Per farlo dovrebbe verificare le sole altre due copie esistenti perché una delle tre potrebbe essere falsa: la sua, Balkan l’ha acquistata da un collezionista, Telfer (Willy Holt), che poi si è suicidato. La vedova di Telfer (Lena Olin) afferma di non saperne niente, ma si comporta in modo strano e anche violento. Corso prosegue la ricerca in Europa, dapprima in Spagna e poi a Parigi, sempre circondato da un’aura misteriosa e da avvenimenti tenebrosi. In più, c’è una ragazza (Emmanuelle Seigner) che gli ronza intorno. Un Polanski forse minore, ma comunque interessante. Riprendendo il tema demoniaco che già aveva trattato con #Vedi#Rosemary’s Baby, Polanski imbastisce un film più affascinante che spaventoso, carico di sottili inquietudini e misteri inspiegabili per definizione, ma sempre fermamente guidato da un modo di pensare anticonvenzionale che rifiuta di prendere posizione nell’eterna lotta tra Bene e Male, soprattutto perché non è chiaro che cosa rappresentino. C’è anche un divertito gioco a prendere in giro lo spettatore, che si evidenzia nel beffardo finale, ma anche questo non è fatto senza scopo, spiazzando chi si aspettava una resa dei conti demoniaca. Il fascino del film è anche nel suo incedere lento e misurato, attento ai particolari, incuriosito dal mistero delle parole e dei numeri. Non tutto funziona come nel miglior Polanski, ma quello che funziona è sufficiente a rendere il film una esperienza positiva. Johnny Depp non è adattissimo al ruolo, ma lo svolge con dedizione attorniato da un buon cast in cui compare persino il veterano Jack Taylor, protagonista di tanti film di Jesus Franco
Critica Lucifero se l’è passata molto bene, nel cosiddetto "secolo breve". Dai campi di battaglia della Grande guerra ai lager, la sua è stata una marcia trionfale, una macabra danza di morte che poco ha da invidiare ai più cupi affreschi medioevali. E Lucifero è stato ben presente nell'arte simbolo del Novecento, il cinema, gioco di ombre evocatore, tra mille sogni, anche di incubi terribili. Roman Polanski ha, purtroppo per lui, le carte in regola per affrontare di petto l'argomento: rinchiuso da ragazzo nel ghetto di Cracovia, ha perso sotto i nazisti entrambi i genitori; e una volta diventato regista di fama internazionale, alla fine degli anni Sessanta ha vissuto a Pel Air, com'e noto, una tragedia agghiacciante, con la moglie Sharon Tate uccisa dai membri di una setta satanica.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=32880

Nuovo cinema paradiso (Nuovo cinema paradiso)
Aggiunto il:16/12/2010 (43/77)
poster
Genere Drammatico, Romantico
Paese Italia, Francia
Anno 1988
Durata 155 min
Regista Giuseppe Tornatore
Cast Philippe Noiret, Salvatore Cascio, Jacques Perrin, Leo Gullotta, Leopoldo Trieste, Agnese Nano, Pupella Maggio, Marco Leonardi, Antonella Attili, Brigitte Fossey, Enzo Cannavale, Isa Danieli, Tano Cimarosa, Nicola Di Pinto.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.85:1 16/9 ( Kb/s)
Formato audio Italiano Francese Mono; Italiano 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Francese (Inglese, Spagnolo, Francese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Due anni dopo la fine della II Guerra Mondiale a Ciancaldo, un paese siciliano, il cinema è l'unico divertimento. Davanti ad una platea chiassosa, ma anche emotiva, il "parroco-gestore" fa passare sullo schermo celebri film americani e italiani, dopo adeguati tagli di cui si occupa l'anziano Alfredo, il proiezionista, che inizia ai misteri della macchina da proiezione Salvatore, un ragazzino di dieci anni figlio di un disperso in Russia e fanatico frequentatore del cinema .Quando la cabina si incendia perchè Alfredo ha voluto proiettare anche in piazza un film comico, Salvatore, dopo aver salvato Alfredo, che per le ustioni al volto rimarrà cieco, prende il suo posto nel rinnovato Cinema Paradiso. Ormai adolescente si innamora di Elena, una ragazza benestante. Chiamato alle armi dopo aver chiesto invano un appuntamento a Elena per salutarla prima di partire, non riceverà nemmeno risposta alle numerose lettere che le invia, regolarmente respinte in caserma. Dopo il servizio militare Salvatore non torna più a Ciancaldo poiché Alfredo gli ha detto che il suo avvenire è altrove e dal paese molti sono emigrati in Germania per lavorare. Passano trent'anni: a Salvatore, diventato un affermato regista, la madre comunica che Alfredo è morto. Tornato al paese trova tutto cambiato e il "Nuovo Cinema Paradiso" ormai fatiscente viene demolito. Salvatore rivede Elena, sposata con figli, c'è tra i due un momento di rimpianto e di tenerezza per l'amore perduto, ma la loro storia non potrà ricominciare, anche se Salvatore non s'è mai sposato ed Elena è rimasta l'unico amore dellla sua vita. Così Salvatore torna a Roma con tanti rimpianti e ricordi e anche con una "pizza" di pellicola che Alfredo ha lasciato per lui: dentro ci sono gli spezzoni di pellicola che il "prete-gestore" tagliava a suo tempo. La proiezione di quei reperti costituisce per Salvatore il simbolo dell'immortalità del cinema, nonostante la crisi che attualmente lo travaglia.
Critica "Storia sommessa e lieve di un'amicizia e di una vocazione, una splendida favola dolceamara che passò inosservata e fu sepolta da tardivi e poco spontanei consensi solo dopo l'Oscar. Due soli difetti: qualche macchietta superflua e un quarto d'ora di troppo. Purtroppo è l'unico acuto (salvando forse il pianista sull'Oceano) della meteora Tornatore". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 luglio 2002)

"[...] Nuovo Cinema Paradiso è tutto sommato un buon film, largamente autobiografico, degno dei premi vinti [...]. Tornatore si conferma un bravo assimilatore [...] che oggi rimpasta con le sue personali invenzioni la leggenda del cinema, ne celebra la mitologia con un'accurata ricostruzione dei rituali, e sa raccontare il ritratto di quell'amicizia tra Alfredo e Totò sullo sfondo d'una malinconia, ironica e affettuosa, molto pungente. Il suo film non è per i palati che pretendono capolavori." (Giovanni Grazzini, 'Il Corrire della Sera', 13 novembre 1988)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=E00E4A57B38B4D52BB05DC08160890B7?codice=35836&completa=si

L'ombra del potere - the good shepherd (The good shepherd)
Aggiunto il:16/12/2010 (44/77)
poster
Genere Thriller
Paese Usa
Anno 2006
Durata 161 min
Regista Robert De Niro
Cast Matt Damon, Angelina Jolie, Alec Baldwin, Tammy Blanchard, Billy Crudup, Robert De Niro, Keir Dullea, Michael Gambon, Martina Gedeck, William Hurt, Timothy Hutton, Gabriel Macht, Lee Pace, Joe Pesci, John Turturro, Eddie Redmayne, Anne-Marie Cusson, Oleg Stefan, John Sessions, Mark Ivanir.
Valutazione
Risoluzione Widescreen
Formato video Dvd 9 Singola faccia, doppio strato ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) italiano, Dolby Digital 5.1 - inglese, Dolby Digital 5.1 (italiano per non udenti)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Nel 1939 Edward Wilson, un giovane e promettente studente di Yale, grazie alle sue doti intellettive, la sua reputazione e ai suoi ideali patriottici, viene scelto per entrare nell'esclusiva società segreta degli Skull and Bones - l'associazione da cui proviene la maggior parte dei leader nazionali ed internazionali - per essere destinato a far carriera nel mondo dei servizi segreti. Dai primi passi mossi presso l'Ufficio Servizi Strategici (OSS), alla partecipazione alla fondazione della CIA, alle sfide con il KGB durante gli anni della Guerra Fredda, Wilson diventerà una figura chiave nel panorama dello spionaggio mondiale. Tuttavia, la sua totale dedizione al lavoro ed il completo asservimento della sua vita alla patria, lo metteranno di fronte a scelte personali estreme e dolorose.
Critica "Storia di un patriottico mascalzone, 'L'ombra del potere' (in originale 'The Good Shepherd', il buon pastore) di Robert De Niro, pare il seguito di 'The Good German'. All'austera cinefilia di Soderbergh, De Niro oppone maggiori mezzi, ma ottiene minori esiti. La sceneggiatura di Eric Roth - che risale a una dozzina d'anni fa - procede di anacronismo in incongruenza. Intrigo-chiave della vicenda: l'immagine di un letto con zanzariera e radio-sveglia sul comodino. Il segreto dello sbarco nella Baia dei Porci (Cuba) sarebbe stato rivelato in un amplesso lì. Procedendo come per la celebre foto di 'Blade Runner', De Niro pretende di scoprire dai dettagli che l'immagine viene da Léopoldville (Congo) e conduce a una ventenne (!) congolese (!!) 'miglior agente della Cia in Argentina' (!!!), in realtà doppiogiochista. (...) Chi ama 'C'era una volta in America' (proprio con De Niro), avrà qui pane per i suoi denti; chi ama 'I tre giorni del condor', invece s'astenga." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 11 febbraio 2007)

"Già così com'è 'The Good Shepherd' non sembra un titolo da bagno di folla. Il suo passo è elegante, sinistro, felpato, se non rarefatto, nonché ancorato a vestiti, oggetti, stili di vita, riferimenti cronistici e scenografie minuziosamente ricalcati sull'aria del tempo: quello che vede Edward Wilson, brillante studente di Yale, dapprima aderire alla società segreta para-massonica Skulls and Bones e poi inevitabilmente entrare a far parte della Oss, prototipo della Cia nel corso della seconda guerra mondiale. Maniacalmente dedito all'arte del segreto e della copertura, il ragazzo diventa un uomo senza altro sentimento a disposizione che quello della lealtà patriottica: un percorso arroventato dall'acuirsi della Guerra Fredda che coinvolge rovinosamente la moglie, interpretata da una tormentata Angelina Jolie, e il figlio sciaguratamente deciso a seguire le orme paterne. Il mondo che lo avvolge come una caligine è popolato da personaggi minacciosi e sfuggenti (tra cui il generale Sullivan cui presta il volto lo stesso regista), perennemente impegnati nel duello intercontinentale con il Kgb in un'altalena di eroismi, misfatti, doppi e tripli giochi, trucchi sofisticati e spietate azioni di forza. Un vero incubo a occhi aperti che non giudica, ma si limita a scortare il protagonista sulle strade di un paranoico e un po' catatonico sacrificio." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 febbraio 2007)

"In 'The Good Shepherd', seconda regia di Robert De Niro, l'eroe che non sa di tradire (anzitutto se stesso) è un atono e zelante agente dei servizi Usa che a forza di sacrificare la propria vita alla ragion di Stato perde tutto, su tutti i fronti. Disteso su quasi tre ore (troppe), l'accuratissimo film di De Niro segue la vita sbagliata di Matt Damon su e giù lungo i decenni. (...) Imbottito di osservazioni di prima mano, ma non adeguatamente sorretto dalla regia (ci voleva Coppola, che firma come produttore), 'The Good Shepherd' non convince a fondo ma è troppo ambizioso per parlarne da un festival sotto brevità." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 febbraio 2007)

"Alla sua seconda prova di regia, De Niro convince solo a metà. 'The Good Shepherd' dichiara apertamente le proprie ambizioni - raccontare non tanto la 'storia' della Cia quanto quella dei suoi uomini e dei compromessi, morali e umani, accettati - ma non riesce a trovare una forma narrativa che riesca a reggere la tensione per tutti i 167 minuti. La sceneggiatura di Eric Roth mescola le carte, saltando continuamente indietro e avanti nel tempo, dal fallimento dello sbarco a Cuba nel 1961 giù fino alle origini dei servizi di intelligence statunitensi, durante la seconda guerra mondiale. Ma la materia è troppo vasta e gli episodi significativi talmente numerosi (tra doppiogiochisti, vittorie, sconfitte e traditori vari) che alla fine tutto rischia un po' di confondersi. (...) Scegliendo di privilegiare i momenti di riflessione e di pausa (o di paura) rispetto a quelli di azione e di suspense, adottando una fotografia dai toni cupi e un montaggio per niente invasivo, De Niro dimostra di guardare più alla tradizione letteraria (inevitabile il ricordo dei capolavori di Le Carré) che a quella cinematografica, ma finisce per disperdere quel patrimonio di atmosfere in un racconto troppo spezzettato e in un quadro generale dove il senso delle scelte è più confuso che davvero ambiguo o misterioso." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 febbraio 2007)

"Il progetto era ambizioso e preparato a lungo: raccontare 25 anni di storia dei servizi segreti Usa, presentando, attraverso la vicenda personale di uno dei fondatori, uno spaccato del torbido mondo dello spionaggio. Il risultato ottenuto con The good shepherd da Robert De Niro, alla seconda prova dietro la macchina da presa dopo Bronx (1993), non rispecchia le aspettative. Almeno non del tutto. Da grande attore qual è, De Niro (che si ritaglia un pregevole cameo) strappa ai colleghi interpretazioni importanti, ma come regista non riesce altrettanto incisivo. Una storia di quasi tre ore avrebbe avuto bisogno di qualche sussulto in più. (...) Matt Damon nei panni del protagonista - il "buon pastore" del titolo, prototipo della spia moderna - offre una prova apprezzabile, così come il resto del cast stellare. Ma è la storia che non decolla, pur avendo buoni spunti narrativi. Il film illustra bene come persone anonime siano riuscite a controllare per decenni il mondo attraverso trame occulte, ma le vicende appaiono spezzettate, senza acuti e il ritmo ne risente. Manca, inoltre, il legame con il potere politico, solo evocato da immagini televisive d'epoca. Così come è appena percepibile il giudizio sulle conseguenze di certe azioni "sporche". Dunque, un film di discreta confezione, ma che non lascia il segno: come dire, molto mestiere, poca creatività." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 28 aprile 2007)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=FE4FED95946FF0436FB0110A94232D2A?codice=44564&completa=si

Orgoglio e pregiudizio (Pride and prejudice)
Aggiunto il:16/12/2010 (45/77)
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Genere Commedia, Sentimentale
Paese Gran Bretagna
Anno 2005
Durata 121 min
Regista Joe Wright
Cast Keira Knightley, Matthew Macfadyen, Rosamund Pike, Donald Sutherland, Brenda Blethyn, Judi Dench, Jena Malone, Simon Woods, Tom Hollander, Rupert Friend, Carey Mulligan, Talulah Riley, Kelly Reilly, Penelope Wilton, Peter Wright, Tamzin Merchant, Cornelius Booth, Moya Brady, Pip Torrens, Claudie Blakley, Meg Wynn Owen, Samantha Bloom, Rosamund Stephen, Janet Whiteside, Sinéad Matthews, Sylvester Morand, Jay Simpson, Roy Holder.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo omonimo di Jane Austen

Il sig. Bennett vive nella sua tenuta, a Longburn, con la severa moglie e le cinque figlie: la bella Jane, Elizabeth, molto intelligente, Mary, assai studiosa, l'immatura Kitty e la selvaggia Lydia. La vita scorre tranquilla e serena ma quando la casa viene ereditata da un lontano cugino, il sig. Collins, per ognuna delle ragazze l'unico modo per assicurarsi un futuro è quella di realizzare un buon matrimonio. L'occasione sembra arrivare quando un facoltoso scapolo, il sig. Bingley, giunge nella tenuta di Netherfield per soggiornare insieme ad alcuni eleganti e sofisticati amici, tra cui il misterioso signor Darcy...
Critica "Se qualche nostalgico dell'antiquariato hollywoodiano vi vuol far credere che l''Orgoglio e pregiudizio' della Metro (1940) era meglio dell'attuale megaproduzione angloamericana, smentitelo. Forse l'avrei detto anch'io, basandomi sul ricordo, prima di ripescarlo in videocassetta. Visto oggi, l'effetto è disastroso: allestimento povero e costumi orribili, incredibile che abbiano strappato un Oscar. E se nel contesto della regìa di Robert Z. Leonard, smorta e convenzionale, Laurence Olivier incrementa il nascente culto della sua personalità, con i suoi evidenti 32 anni Greer Garson è del tutto fuori età come giovane protagonista. Quanto alla prestigiosa partecipazione di Aldous Huxley al copione, può aver esercitato la sua influenza nel conservare molti dialoghi del romanzo di Jane Austen, ma non è certo riuscito a impedire manomissioni sgraziate. (...) La Austen concede ai loro confusi sentimenti un approdo naturale, ma non garantisce sul futuro della coppia e tanto meno su quello di una società sclerotizzata dentro le barriere di classe. Keira Knightley offre del personaggio un'immagine attraente, ma forse hanno esagerato candidandola all'Oscar; quanto al compassato Matthew MacFadyen è un emergente del teatro e si vede. Non si vede, invece, che la sceneggiatrice Deborah Moggach e il regista Wright vengono dalla tv: questo loro esordio sfrutta tutte le possibilità che distinguono lo schermo dal video, valorizzando insieme con le musiche di Dario Marianelli, le sapienti ambientazioni di Sarah Greenwood e i piacevoli costumi di Jacqueline Durran (tutti candidati all'Oscar). È come dilatare un quadretto intimista nelle dimensioni di un affresco: troppa grazia, ma per gli occhi è una festa." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 febbraio 2006)

"'Orgoglio e pregiudizio' è uno di quei film che, agli Oscar, finiscono sempre per andarci. Un po' da parenti poveri, magari, come la famiglia Bennett della storia, concorrendo in categorie generalmente considerate minori come l'art direction, i costumi, la musica. Però sono proprio le location (rigorosamente autentiche), gli arredi e gli abiti le cose più riuscite di questa trascrizione del celebre romanzo di Jane Austen, già portato ripetutamente sullo schermo. (...) La regia di Whright è scarsa di orgoglio, ma diligente, rispetta il contratto accontentandosi di allineare gli eventi come in un elegante libro illustrato: più pittorico che pittoresco, comune, questo è già un titolo di merito. Per sua fortuna ad aiutarlo ci sono molte cose, dalla bellezza dei luoghi a un cast di supporto al livello dell'edizione MGM: Donald Sutherland nella parte del bonario Mr. Bennet, Brenda Blethyn in quella di sua moglie, Judy Dench nei panni della cattivissima Lady Catherine. Enorme successo in Inghilterra, 'Orgoglio e pregiudizio' è firmato dai produttori di 'Bridget Jones'. Sui quali deve avere influito il banale, ma tenace, pregiudizio che la (psicologicamente) indipendente Elizabeth sia - nel remoto 1813 - un'eroina protofemminista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 febbraio 2006)

"In questo 'Orgoglio e pregiudizio' c'è fedeltà alla pagina scritta ma anche un ritmo più veloce rispetto agli storici adattamenti del passato, specie quello con Laurence Olivier. Cast brioso (perfetti Donald Sutherland e Brenda Blethyn come padre affettuoso e madre isterica) e una star che splende di luce propria: Keira Knightley, il maschiaccio più femminile di oggi, nei panni di Elizabeth Bennet, ragazza fiera attratta dall'uomo che amereste odiare: il tenebroso Signor Darcy. Quattro nomination agli Oscar, tra cui spiccano la Knightley come miglior attrice e la colonna sonora d'epoca del nostro Dario Marianelli. Film in costume per la mtv generation? Certo. E non c'è niente di male." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 febbraio 2006)

"'Orgoglio e pregiudizio' procede bene finché la vicenda resta corale e un attore interviene sull'altro. Si arena quando la Knightley s'avvicina a MacFayden, versione economica di Hugh Grant vent'anni fa. Ad accentuare il disagio si aggiunge il doppiaggio: l'Inghilterra sarà anche il sud della Gran Bretagna, ma andrebbe evitato che l'inglese di ragazze campagnole, ma di buona famiglia, diventasse un italiano centro-meridionale, ridondante di doppie 'b' e doppie 'd'. Certo, non c'è qui lo scempio di 'My Fair Lady', dove Audrey Hepburn nell'edizione doppiata non parlava più il cockney ma il pugliese. Sarebbe opportuno distribuire nelle grandi città, dove certi film si proiettano in più sale, una copia in versione originale sottotitolata per rispetto di chi aborre la cattiva edizione." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 febbraio 2006)

"A molti piace il critico arcigno. La parte non c'interessa, ma come si fa a imbastire un minuetto rispettoso con un film come 'Orgoglio e pregiudizio'? Premesso che è del tutto legittimo e anche auspicabile rimettere la cinepresa nel cuore dei classici, è chiaro che lo spirito dell'impianto narrativo e l'intesa con il senso interno al testo contano molto di più di un'opinabile fedeltà alla lettera. La sceneggiatrice Deborah Moggach e il regista Joe Wright hanno sbagliato, secondo noi, tutto quello che potevano sbagliare adattando per il grande schermo, sessantacinque anni dopo la versione con Laurence Olivier e Greer Garson, lo stupendo romanzo di Jane Austen (1813). Anche perché le musiche di Dario Marianelli, le scenografie di Sarah Greenwood e i costumi di Jacqueline Durran, sia pure sapienti, sontuosi e puntualmente candidati all'Oscar vanno un po' per la loro strada e riempiono gli occhi degli spettatori senza minimamente curarsi dell'intensità e della pertinenza della messinscena. Mentre la scrittrice inglese analizza con finissima ironia e implacabile psicologia il conflitto tra caratteri individuali e posizioni sociali che cova sotto l'idillico aplomb della vita di campagna e conferisce insondabili vertigini romantiche alla sottile prospettiva femminista, questo film sembra una specie di favola di Cenerentola in cui o non accade nulla o si scatena un isterico girotondo attorno ai due innamorati riluttanti. (...) In quanto ai protagonisti, Keira Knightley non sarebbe male, ma con quel musetto imbronciato recita lontana anni luce dalle originali ambientazioni tra Settecento e Ottocento; Matthew MacFadyen è un Darcy anonimo e imbalsamato; Donald Sutherland un papà sin troppo sornione e Brenda Blethyn una mamma che inclina incongruamente al farsesco. Consiglio finale: recuperare lo sceneggiato del '57 della nostra tv con gli impareggiabili Virna Lisi, Vira Silenti, Franco Volpi ed Enrico Maria Salerno." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 febbraio 2006)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=03143980E8707B3BE9F092EF72D95FE8?codice=44893&completa=si

La pantera rosa (The pink panther)
Aggiunto il:16/12/2010 (46/77)
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Genere Commedia
Paese Usa
Anno 2006
Durata 93 min
Regista Shawn Levy
Cast Steve Martin, Kevin Kline, Jean Reno, Emily Mortimer, Henry Czerny, Kristin Chenoweth, Roger Rees, Beyoncé Knowles, Philip Goodwin, Henri Garcin, William Abadie, Daniel Sauli, Jean Dell, Anna Katarina, Nick Toren, Sally Leung Bayer, Stéphane Boucher, Jason Statham, Greg Salata, Yan-Sang Roussel, Radu Spinghel, Dexter Bell, Chelah Horsdal, Chad Gabriel, Stephen Rowe, Boris McGiver, Scott Adkins, Renece Fincher, Davide Borella, Stewart Castledine, Za'Kari A. Asher, Rick Jaeckel, Delphine Chanéac, Ralph Drishell, Lucas Tavernier, Sean Tyson, Stephen Park, Aaron Vexler, Robbie Nock, Charley Fouquet, Stefan Elbaum, Alice Taglioni, Charlotte Maier, Mareva Galanter, Andrew Tarbet, Kristi Angus, Chuck Jeffreys, Antoine Blanquefort, Aaron Pearl, Yvonne Sciò, John Cenatiempo.
Valutazione
Risoluzione Widescreen
Formato video Dvd 9 Singola faccia, doppio strato ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) italiano, Dolby Digital 5.1 - inglese, Dolby Digital 5.1 - spagnolo, Dolby Digital 5.1 (danese - finlandese - greco - inglese - italiano - norvegese - spagnolo - svedese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: personaggi creati da Blake Edwards e Maurice Richlin

L'ispettore Jacques Clouseau è chiamato ad investigare su due diversi eventi: la sparizione del leggendario diamante chiamato 'Pantera Rosa' e la morte del suo proprietario, il celebre allenatore della nazionale francese Yves Gluant. Insieme al nuovo assistente, Gilbert Ponton, e alla devota segretaria Nicole, l'ispettore Clouseau porta avanti le indagini tra Parigi e New York arrivando a circoscrivere i sospetti su tre principali indiziati...
Critica "Protagonista di una saga comica tra le più popolari di tutti i tempi, l'ispettore Clouseau nel primo 'Pantera Rosa' era un personaggio secondario, poi divenne il protagonista di altri sei episodi. Tutto merito di Peter Sellers, delle sue geniali improvvisazioni e dell'identificazione totale che l'interprete innescò con il goffissimo poliziotto francese. Dopo Sellers, il cinema ci ha provato altre due volte, affidando il ruolo ad Alan Arkin (risultato fallimentare) e attribuendo a Clouseau un figlio, il nostro Roberto Benigni (risultato mediocre). Nel raccogliere la difficilissima sfida, il bravo Steve Martin ha un po' peccato d'orgoglio: il confronto era impossibile. Ma, almeno, ha avuto il buon senso di non mettersi in competizione con Sellers, elaborando l'ispettore in una declinazione caricaturale diversa da quella del maestro e facendone un one-man-show nel registro del personaggio inetto senza speranza di redenzione. Di riuscito, soprattutto, c'è l'abbinamento di Martin con i due secondi ruoli di poliziotto. Jean Reno, che sostituisce Cato, la vecchia 'spalla' di Sellers; ma ancor di più l'ottimo Kevin Kline, per un misurato Dreyfuss. Suggestiva Beyoncé, nel piccolo ruolo di una popstar." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 marzo 2006)

"Non facciamo gli schizzinosi. E' vero: 'La pantera rosa' è una delle serie più amate e longeve della storia del cinema comico. E' certo: Peter Sellers non è solo insostituibile, è unico. Anche se nel lontano 1963, scelto all'ultimo momento per sostituire Peter Ustinov, nel film che avrebbe dato il titolo alla serie non era nemmeno il protagonista, ruolo assegnato invece al sempre impeccabile David Niven. Eppure il grande comico inglese prese questo imbranatissimo ispettore francese e ne fece un capolavoro di follia e sotterranea perfidia, un imbecille pomposo, incapace e assolutamente catastrofico, un caso clinico ma così umano, inetto e disgustosamente fortunato, da risultare irresistibile. Dopo Sellers (e i suoi affiatatissimi comprimari, primo fra tutti l'ispettore Dreyfus interpretato da Herbert Lom) nessuno sembrava in grado di prendere il testimone. Nemmeno Roberto Benigni, diretto per giunta dal grande Blake Edwards, il creatore della serie, riuscì a ridare vita a un personaggio che sembrava consegnato per sempre a un cinema e una comicità tramontati. Eppure Steve Martin, Kevin Kline (Dreyfuss) e un sorprendente Jean Reno, fanno un piccolo miracolo. Questo nuovo Clouseau, un poco virato in zona Tati, un Tati postmoderno, meno lunare, più impastato di goffaggine e fisicità, è un degno erede dell'originale. Un erede tendente vagamente al surreale, che in fondo è il registro naturale di un comico non sempre facile come Steve Martin, ma anche capace di affrontare con piglio deciso il lato più demenziale del personaggio. Altra buona sorpresa, la regia pulita di Shawn Levy ('Una scatenata dozzina', 'Oggi sposi... niente sesso'), che non indulge in effettini o effettacci, anche se il doppiaggio inspiegabilmente involgarisce un poco i dialoghi e perde per strada alcuni dei giochi verbali più tipici dei vecchi film, peraltro popolarissimi grazie ai dvd. Il più sacrificato di tutti risulta stranamente Kevin Kline, costretto a giocare di rimessa con la solita eleganza, ma privo di grandi opportunità comiche. Mentre Martin è impagabile sia nelle gag a sorpresa, che nei tormentoni. Ma la vera sorpresa resta forse l'imbambolato agente Ponton di Jean Reno, pallido, attonito, i capelli appiccicati sul cranio, ma sempre prontissimo a reagire alle aggressioni rituali del suo superiore, così come a sfrenarsi con lui in un esilarante numero di danza en travestiti... da tappezzeria, per non dar troppo nell'occhio. Niente di trascendentale nell'insieme, ma una piccola sorpresa vagamente rétro in un cinema comico avaro di rivelazioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 marzo 2006)

"Il soggetto rivisita il primo episodio (anno di grazia 1963), ma la nuova sortita de 'La pantera rosa' aspira ad evocare lo spirito dell'intera serie. Un compito temerario, perché il mix tra commedia sofisticata e farsa scatenata realizzato da Blake Edwards - almeno per noi inflessibili devoti - non potrà mai prescindere dal carisma del divino Peter Sellers. Tralasciando i paragoni impossibili si può, comunque, ammettere che l'ispettore Clouseau riciclato da Steve Martin conserva una sua dignità e propone una sua originalità, contrariamente a quanto è accaduto in occasione della sciagurata performance di Benigni ('Il figlio della Pantera Rosa'): il comico americano, in qualche modo emulo di Tati, vira al surrealistico e all'esistenzialistico, ma non rinuncia certo a tirare le corde demenziali che caratterizzano l'illogica concezione del mondo del longevo personaggio. La fedeltà, del resto, non può che pagare e l'onesto artigiano Shawn Levy in cabina di regia non si fa pregare nel rendere felici i fans con una pioggia di citazioni, oltretutto facilmente riscontrabili grazie ai dvd e alle tv: il catastrofico detective è sopravvissuto a tante mode e ormai occupa un posto fisso nel pantheon delle maschere moderne. (?) Spiccano, nel buon assortimento di comprimari, il come sempre affidabile Kevin Kline (il capo della polizia) e soprattutto Jean Reno, che costruisce sulle spettrali fattezze dell'agente Ponton un piccolo capolavoro di atrofia fisica, espressiva e psicologica. Perse per strada alcune delle storpiature verbali tipiche dei classici, 'La Pantera Rosa' riesce quantomeno a preservare il blend affabile e vecchiotto della serie; riagguantandone qua e là anche l'esplosiva forza comica, come nell'esilarante sequenza dell'approccio con la sexy cantante Beyoncé." (Valerio Caprara, 'Il Mattino, 25 marzo 2006)

"E' nuova e antica, uguale e diversa, metafisica e concreta come un incrocio fra Keaton e Ridolini, tra la comica del muto e l'Uomo ombra, questa divertente 'Pantera rosa' che torna in omaggio alla memoria non di un solo film - anche se il soggetto del diamante rubato viene proprio dal primo episodio del '63, nella mondana Cortina - ma del serial comico più popolare della storia del cinema. Quello che ci ha fatto ridere per 20 anni grazie allo staff delle meraviglie: il grande humour swing di Blake Edwards, l'arte inimitabile di Peter Sellers, il disegno animato amatissimo della pantera di Fritz Freleng, che lascia orme sui titoli di testa, la musica del compianto Henri Mancini. (...) Non tutti i gag sono allo stesso livello, alcuni essendo prevedibili e previsti come da copione, ma spesso il meccanismo funziona naturalmente e si ride, specie quando la connivenza con il cartoon si fa determinante e il travestimento da tenda e tappezzeria è esemplare nel tempismo comico. (...) Funziona benissimo la sintonia del cast, non c'è scena che non abbia il suo gag, non c'è volta che Clouseau non guidi o parcheggi la sua Smart bicolore senza far danni catastrofici alle persone e alle cose, specie i ciclisti (eppure ci si casca ogni volta) e la trovata intermittente del mappamondo che rotola ha effetti contagiosi. Le citazioni sono ottime e abbondanti, da tutto il repertorio slapstick del muto all'agente 006 con le sue prodezze da casinò al finale ospedaliero che ricorda quel pazzo pazzo mondo. E durante l'approccio con la bella pop star Beyoncé Knowles, nel ruolo di una bella pop star sospetta, Martin, che oggi ha il cellulare, fa del suo peggio-meglio in un crescendo di situazioni usa e getta che si concludono in un trionfo ossimoro di logica illogica che un regista artigiano come Levy controlla con tempismo e molta simpatia. Ma il tutto non scatterebbe senza la presenza preziosa e incalcolabile di Steve Martin, forza della natura comica, con l'occhio che fugge in avanti e quell'impassibile voglia di stupire, confinante anche con un lato intellettual-esistenziale, quasi beckettiano, di Clouseau: se fosse intelligentissimo ma non avesse voglia di dimostrarlo?" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 marzo 2006)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=EDCACD32FEF640C2AF7F83BCC26A17EC?codice=43396&completa=si

Il paradiso può attendere (Heaven can wait)
Aggiunto il:16/12/2010 (47/77)
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Genere Commedia, Grottesco
Paese Usa
Anno 1978
Durata 100 min
Regista Warren Beatty, Henry Buck
Cast Warren Beatty, James Mason, Julie Christie, Vincent Gardenia, Dyan Cannon, Charles Grodin, Jack Warden, Joseph Maher, Buck Henry, R.G. Armstrong, William Sylvester, Dolph Sweet, John Randolph, Keene Curtis, Hamilton Camp.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.85:1 Anamorfico Ws ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital Mono - Ita Uk Fra Esp ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: DALLA COMMEDIA "HALFWAY TO HEAVEN" DI HARRY SEGALL

Per colpa di un angelo precipitoso il giocatore di football americano Joe Pendleton viene portato in Cielo non ancor morto, alla vigilia di una finalissima in cui avrebbe guidato la sua squadra come capitano. All'errore rimedia un sovrintendente dell'aldilà, mister Jordan, procurando a Joe un nuovo corpo (il suo è stato cremato). Le sue nuove spoglie son quelle del miliardario Leo Fansworth, che sta per essere ucciso dalla moglie e dal segretario. Joe le ha accettate soltanto per poter fare del bene e, in particolare, per far felice la maestrina Betty Logans, venuta dall'Inghilterra negli Stati Uniti per protestare contro una raffineria che la società del vero Fansworth vuol costruire ai danni di un intero villaggio. Joe s'innamora di Betty, e la ragazza di lui, ma, poichè il destino è destino, e la morte di Fansworth è stata irrimediabilmente decretata, egli deve sloggiare dal corpo del miliardario. Mister Jordan gli procura un nuovo corpo, quello di un altro campione di football, col quale Joe conduce la sua squadra alla vittoria. Subito dopo, come vogliono in Cielo, perderà la memoria del passato, ma senza dover rinunciare a Betty.
Critica
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=4395B5E6D11225D7250315494AD7671F?codice=15697&completa=si

Parla con lei (Hable con ella)
Aggiunto il:16/12/2010 (48/77)
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Genere Romantico
Paese Spagna
Anno 2001
Durata 109 min
Regista Pedro Almodóvar
Cast Javier Cámara, Darío Grandinetti, Leonor Watling, Rosario Flores, Geraldine Chaplin, Mariola Fuentes, Pina Bausch, Malou Airaudo, Caetano Veloso, Roberto Álvarez, Lola Dueñas, Chus Lampreave, Paz Vega, Agustín Almodóvar, Helio Pedregal, Adolfo Fernández, Elena Anaya, Esther García, Ana Fernández, Fele Martínez, José Sancho, Michel Ruben, Carlos Miguel, Adela Donamaría, Ángel Infante, Joserra Cadiñanos, Beatriz Santiago, Carlos García Cambero, Carmen Machi, Ismael Martínez, Sonia Grande, Loles León, Lola García, Juan Fernández.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 16/9 ( Kb/s)
Formato audio Italiano Dolby Digital 5.1; Spagnolo Dolby Digital 2.0 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Spagnolo (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Benigno è un infermiere. Nella clinica "El Bosque" si prende cura di Alicia, una ballerina entrata in coma a causa di un incidente stradale. Nello stesso ospedale è ricoverata Lydia, una donna torero ferita da un toro, anche lei in coma e fidanzata di Marco, uno scrittore quarantenne. Benigno ricorda di aver incontrato Marco durante uno spettacolo di Pina Bausch. Un giorno lo ferma per parlare un po' e da quel momento nasce un'intensa amicizia. Nelle ore passate tra le mura della clinica, le vite dei quattro personaggi si intrecciano e gli avvenimenti del passato, del presente e del futuro conducono Benigno, Marco, Lydia e Alicia verso il loro insospettabile destino.
Critica "Una ballerina in coma e una donna torero. Il potere della parola e il silenzio del corpo. Pina Bausch e Caetano Veloso. Il cinema muto e il cinema come racconto, immaginazione, consolazione. L'incomunicabilità uomo/donna e l'amore come devozione, immaginazione, sfida. E' il nuovo film di Almodòvar, 'Parla con lei'. Azzardatissimo, emozionante, estremo. Come il gesto - da non raccontare - che farà di un crimine un miracolo. Con un cast sorprendente e - una tantum - prevalentemente maschile". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 aprile 2002)

"Almodòvar sa gestire il suo, di balletto, protetto dalla 'partecipazione straordinaria' dell'arte di Pina Bausch e soprattutto di un Caetano Veloso sublime come quasi sempre, da straordinario sceneggiatore e da astuto regista. Ma come nel film precedente, si ha l'impressione che ormai il racconto della varietà dei comportamenti umani abbia qualcosa di scontato: come se la realtà e la cronaca e la tolleranza nella società dello spettacolo avessero abituato in questo campo tutti a tutto. Si vede volentieri questo bel film di Almodòvar, ma senza eccitarsi più di tanto. Come dev'essere accaduto a lui facendolo, d'altronde". (Goffredo Fofi, 'Panorama', 11 aprile 2002)

"Arzigogolato, e solo a tratti toccante, melodramma sentimentale del sempre più ambizioso (e involuto) maestro spagnolo Pedro Almodovar, autore anche del soggetto e della sceneggiatura da Oscar, oltre che puntuale nemico, almeno sullo schermo, dei piagnucolosissimi uomini. Nei grovigli dei flashback e delle metafore qualcuno potrebbe perfino rimpiangere Antonioni." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 maggio 2004)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=F853B7FE5CA6B43BB479DC8538615196?codice=41316&completa=si

Un pesce di nome wanda (A fish called wanda)
Aggiunto il:16/12/2010 (49/77)
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Genere Commedia, Poliziesco
Paese Gran Bretagna, Usa
Anno 1988
Durata 108 min
Regista Charles Crichton
Cast John Cleese, Jamie Lee Curtis, Kevin Kline, Michael Palin, Maria Aitken, Cynthia Cleese, Tom Georgeson, Patricia Hayes, Geoffrey Palmer, Stephen Fry.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.85:1 Widescreen 4/3 ( Kb/s)
Formato audio Mono ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Tedesco, Inglese, Spagnolo, Francese (Tedesco, Danese, Inglese, Spagnolo, Finlandese, Francese, Olandese, Norvegese, Polacco, Portoghese, Svedese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione In trasferta a Londra, un quartetto di lestofanti americani compie un furto di gioielli negli Hatton Gardens, sofisticato centro commerciale delle pietre preziose. Si tratta di Otto West, oriundo italiano, di George, capo banda, del pavido e balbuziente Ken Pile (appassionato di pescicoltura) e della sfrontatissima Wanda, che in pubblico spaccia Otto come fratello, ma che in realtà ha dimestichezza con tutti. George però, che a colpo effettuato ha nascosto i diamanti per sé solo, finisce in galera e Wanda pensa bene di sedurre l'irreprensibile avvocato Archie Leach, cui spetterà difendere il ladro in aula, nel tentativo di conoscere il nascondiglio dei gioielli. Ognuno dei ladri fa il doppio gioco e mentre Ken tenta di eliminare una vecchietta che ha visto il quartetto in fuga, Wanda incanta Archie, ne scombussola la vita familiare e finisce con l'innamorarsi del legale, che per lei ha perso la testa. Dopo complicazioni ed innumerevoli equivoci e dopo un'affannosa ricerca dei gioielli chiusi in una cassetta, la cui chiave passa dalle mani di Wanda a quelle della signora Wendy Leach, per tornare infine in quelle dell'americana, costei riesce a fuggire in Sud America con Archie e i gioielli.
Critica "Una commedia pirotecnica, realizzata da un anziano maestro come il britannico Charles Crichton con mano salda e attenta alle nuove mode. Un cast di attori assolutamente eccezionali per un film in stato di grazia." (Teletutto)

"Gran successo della stagione '88. Fondamentale l'apporto umoristico del gruppo Monty Python. Non è certo un capolavoro ma le risate promesse sono tutte mantenute." (Magazine tv)

"Ci sono film che mettono tutti d'accordo critici e pubblico, e critici tra loro: eccone uno. Commedia angloamericana fra le più divertenti e aguzze del decennio ottanta. Dura 108 minuti e non ha una "gag" di troppo." (Laura e Morando Morandini, Telesette)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=644DD3A33806FCFEABD1274F78285CC1?codice=26614&completa=si

A piedi nudi nel parco (Barefoot in the park)
Aggiunto il:16/12/2010 (50/77)
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Genere Romantico
Paese Usa
Anno 1967
Durata 102 min
Regista Gene Saks
Cast Robert Redford, Jane Fonda, Charles Boyer, Mildred Natwick, Herb Edelman, Mabel Albertson, Fritz Feld, Ted Hartley.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.78:1 Anamorfico Schermo Panoramico ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital Mono ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese (Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese, Greco, Croato, Ebraico, Portoghese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione A causa della suocera e di un intraprendente vicino di casa, due freschi sposini cominciano a litigare. La riconciliazione avviene nel parco. È lui quello a piedi nudi. La divertente e tenera commedia di Neil Simon, grande successo di Broadway, passa senza danni sullo schermo. Redford meglio della Fonda. Meglio di tutti la Natwick come mammà.
Critica Dall’omonima e divertente commedia di Neil Simon, un grande successo di Broadway nei tempi che furono, la più classica e ritmata delle commedie rosa per la regia di Gene Saks. A piedi nudi nel parco racconta la storia di due novelli sposini americani: dopo una settimana di luna di miele chiusi a chiave in una camera d’albergo, i due si recano nel nido d’amore rigorosamente all’ultimo piano che li attende ed iniziano gli immancabili problemi di convivenza, con la scoperta dei piccoli disagi dell’appartamento, le prime bizze emotive, l’insorgenza terrore di non riuscire più a stupirsi vicendevolmente e, soprattutto, la conoscenza del vicino più bizzarro che si possa immaginare.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=65

Il postino (Il postino)
Aggiunto il:16/12/2010 (51/77)
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Genere Drammatico, Sentimentale
Paese Italia, Francia, Belgio
Anno 1994
Durata 109 min
Regista Michael Radford, Massimo Troisi
Cast Philippe Noiret, Massimo Troisi, Maria Grazia Cucinotta, Renato Scarpa, Linda Moretti, Mariano Rigillo, Anna Bonaiuto.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.66:1 Anamorfico ( Kb/s)
Formato audio Dts; Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Skarmeta. In un paesino del sud Italia giunge il poeta Pablo Neruda. Per il periodo in cui l'artista rimarrà sarà necessario un postino per consegnare la grande mole di lettere che arriveranno. Mario, che non ha nessuna voglia di fare il pescatore, decide di prendere al volo il temporaneo impiego. Piano piano riesce a fare amicizia con il poeta che lo aiuta nel corteggiamento di una bella ragazza e fa da testimone alle loro nozze. Quando Neruda potrà tornare in patria Mario ne soffrirà. L'ultimo film girato da Troisi prima della prematura morte. E con Ricomincio da tre è il suo migliore. Il regista Michael Radford ( Another Time, Another Place, 1984) ha voluto dividere il merito con l'attore italiano. Troisi è riuscito, sulla sua pelle, a trasmettere gli stati d'animo del protagonista. Senza strafare, senza lunghi monologhi. Un atto d'amore verso il cinema. Inevitabilmente commovente. Candidato a cinque Oscar, ne ha vinto uno minore.
Critica Il film è tratto dal romanzo dello scrittore cileno Antonio Skarmeta Ardente paciencia, pubblicato in italiano da Garzanti con il titolo Il postino di Neruda. Racconta una semplici: è la storia dell'amicizia tra il famoso poeta cileno comunista Pablo Neruda, immaginato dal film in esilio politico su una piccola isola del Sud italiano, e il giovane postino incaricato di recapitargli la corrispondenza. Al ragazzo insoddisfatto e sensibile quel legame apre il mondo ignoto della cultura e della idee comuniste, trasforma la vita, fornisce il linguaggio dell'amore per la ragazza che sposerà, consente d'accorgersi della bellezza del suo paese, dà il desiderio d'essere lui stesso poeta e militante: come a dire che poesia, politica e amore possono essere tutt'uno nella non mutilata passione di vivere; che la poesia può insegnare a parlare e pensare, a riconoscere le emozioni e ad esprimerle, a vedere il mondo e a volerlo cambiare.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=18874

Il principe cerca moglie (Coming to america)
Aggiunto il:16/12/2010 (52/77)
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Genere Commedia
Paese Usa
Anno 1988
Durata 112 min
Regista John Landis
Cast Paul Bates, Eddie Murphy, James Earl Jones, Arsenio Hall, Madge Sinclair, John Amos, Shari Headley, Vanessa Bell Calloway, Eriq La Salle, Allison Dean, Calvin Lockhart, Cuba Gooding Jr., Jake Steinfeld, Samuel L. Jackson.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Inglese 5.1; Italiano Francese Surround ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Nella favolosa reggia africana di Zamunda, regna, adorato dai suoi sudditi, il re Jeffe Joffer con sua moglie e l'unico figlio erede al trono Akeem. Questi è circondato da ogni cura da premurosi servitori ed amabili e compiacenti damigelle, pronti non solo ad eseguire qualsiasi ordine del giovane principe ma addirittura a prevenire ogni suo desiderio. Non volendo sposare la donna scelta dal re a divenire la futura regina di Zamunda, Akeem convince suo padre a farlo partire per l'America con l'amico e servitore Semmi. Costoro, arrivati a New York, nel miserrimo e malfamato quartiere di Queens, prendono alloggio in un infimo alberghetto pieno di sporcizia e di gente poco raccomandabile. I due giovani iniziano a frequentare vari locali e conoscono diverse ragazze ma nessuna soddisfa Akeem. Fino a che, un giorno, su consiglio del barbiere Clarence, recatosi in un'assemblea per la causa della consapevolezza negra e fra gente urlante, un predicatore folle e una penosa esibizione di una "rock star", Akeem vede un'affascinante ragazza, Lisa McDowell, figlia del proprietario di un ristorante e decide di conoscerla meglio. Quindi si presenta dal padre della ragazza con l'amico Semmi per chiedergli di lavorare nel locale come addetti alle pulizie. Akeem, scoprendo che Lisa è fidanzata con Darryl, un ricco e fatuo attore di spot pubblicitari, comincia a darsi da fare per rendersi interessante agli occhi di lei. Akeem ha la sua grande occasione durante una rapina nel ristorante: riesce a disarmare coraggiosamente il ladro, aiutato dall'amico Semmi. Così inizia a far breccia nel cuore di Lisa: cominciano ad uscire insieme, a frequentarsi e a scoprire di avere tante cose in comune. La giovane donna è convinta che Akeem sia poverissimo ma si accorge che, nonostante la sua condizione, è colto, raffinato, intelligente. Intanto a New York giunge il re Jeffe Joffer col suo seguito: intende riportare a casa il figlio. Ma il principe è deciso a non tornare e a sposare Lisa anche contro la volontà del regale genitore. Lisa, dal canto suo, quando sa chi è veramente Akeem, fugge da lui e dalla sua presuntuosa famiglia. Ma Akeem desidera Lisa a tutti i costi: insegue Lisa, la quale però insiste nel non volere per marito un principe di fronte al quale lei si sente inferiore. Akeem è affranto per il suo rifiuto ed accetta, suo malgrado, di tornare nel suo paese e di sposare colei che il padre gli ha scelto. Ma durante la cerimonia nuziale una sorpresa lo attende: la sposa non è quella prescelta dal re ma Lisa, che ha finalmente deciso di vivere con l'uomo che ama.
Critica Per quanto esilarante il film si rivela però tra i meno riusciti tra quelli diretti da John Landis. (Teletutto)
Raramente Murphy è stato così bravo come in questa commedia romantica dove, tra l'altro, grazie ai trucchi di Rick Backer, interpreta anche tre piccole parti. Landis ci mette un po' di pepe con invenzioncelle umoristiche. (Telesette)

Questo film che per trama, ambientazione e costumi ricorda l'atmosfera romanticofavolistica dell'operetta ha molte cadute di ritmo. Da rilevare alcuni elementi negativi: le eccessive grossolanità verbali, la volgarità in una scena riguardante le "advances" di una donna verso Akeem, il comportamento a volte frivolo e volgare del protagonista. (Segnalazioni Cinematografiche)

Un incredibile successo commerciale, con Eddie Murphy che per una volta usa un frasario sostanzialmente corretto. Ma da Landis era lecito attendersi qualcosa di più cattivello, o almeno demenziale: la favola alla Frank Capra non sembra uno strumento che le sue dita sappiano suonare. (Francesco Mininni, Magazine italiano tv)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=DDEC3E3DA68DFD756CF3DC071AE0014C?codice=25734&completa=si

A proposito di henry (Regarding henry)
Aggiunto il:16/12/2010 (53/77)
poster
Genere Drammatico
Paese Usa
Anno 1991
Durata 103 min
Regista Mike Nichols
Cast Harrison Ford, Annette Bening, Bill Nunn, Mikki Allen, Donald Moffat, Aida Linares, Elizabeth Wilson, Rebecca Miller, Nancy Marchand, Bruce Altman, Robin Bartlett.
Valutazione
Risoluzione
Formato video Widescreen 1.78:1 ( Kb/s)
Formato audio Italiano Francese Tedesco Spagnolo Dolby Surround; Inglese 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Tedesco, Inglese, Spagnolo, Francese (Italiano, Bulgaro, Ceco, Tedesco, Danese, Inglese, Finlandese, Francese, Greco, Croato, Ungherese, Ebraico, Islandese, Olandese, Norvegese, Polacco, Arabo)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Henry Turner, un ricco e cinico avvocato di New York, colleziona l'ultimo successo in tribunale a spese di Matthews, un povero malato, che perde così la causa contro un ospedale per essere risarcito dei danni provocatigli da un grave errore terapeutico. Ma una sera dal tabaccaio un rapinatore lo ferisce gravemente: uscito dal coma, Henry ha perso la memoria. Lo aiutano nel faticoso recupero psico fisico un fisioterapista di colore, Bradley, che gli insegna i primi passi e lo sostiene con calorosa e contagiosa vitalità ed allegria; la moglie Sarah, che gli si è riavvicinata; la figlia dodicenne Rachel, che lui ha sempre trattato con crescente distacco. A poco a poco Henry riscopre quei valori umani e sociali che la sua attività aveva inaridito: il rapporto di amicizia e di tenerezza con la moglie; il piacere di essere padre; la correttezza nello svolgere il suo lavoro. Rientrato in ufficio va a rivedere le sue cause scoprendo quante ingiustizie sono state perpetrate grazie alla sua diabolica abilità. Ritrovata la piena armonia coniugale con Sarah, tutto sembra svanire a causa della scoperta di lettere compromettenti scritte a sua moglie da un amico e collega d'ufficio, Bruce. Disperato, decide di prendere alloggio al Ritz, nome che gli suona familiare senza sapere perchè; la soluzione gli viene da una collega, Linda, che gli rivela essere l'albergo luogo dei loro incontri sentimentali. Sotto shock per la nuova rivelazione, ma convinto che il suo passato sia decisamente da dimenticare, Henry chiede a Sarah di iniziare una nuova vita con lui, dà ai Matthews la prova che consentirà loro di essere rimborsati dall'ospedale annullando così l'ingiustizia da lui procurata, e poi si licenzia dall'ufficio.
Critica Gli americani, almeno a giudicare da A proposito di Henry, l’ultimo film di un regista-autore un tempo brillantemente cinico come Mike Nichols, devono sentire come profondamente insicuro il sogno americano, e continuano a esorcizzarne la fragilità, ad arpeggiare sulla labilità del confine tra vita protetta e disastro. Peccato che Mike Nichols, dirigendo A proposito di Henry, abbia puntato a farne una favola morale, il suo personale Falò delle vanità, un atto di contrizione per il fatto che quando si ha tutto - come, appunto, prevede l’American Dream - non ce ne si accorge, e ci si comporta da ingrati.
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=923637C3C6A9184282A4E146B00F8068?codice=27176&completa=si

Qualcosa è cambiato (As Good As It Gets)
Aggiunto il:15/12/2010 (54/77)
poster
Genere Commedia
Paese Stati Uniti
Anno 1997
Durata 133 min
Regista James L. Brooks
Cast Jack Nicholson; Helen Hunt; Cuba Gooding Jr.; Skeet Ulrich; Greg Kinnear
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1: Italiano - Dolby Surround: Spagnolo, Inglese ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Spagnolo, Inglese (Italiano, Spagnolo, Inglese, Portoghese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione A New York, Melvin Udall, scrittore di romanzi sentimentali, soffre di disturbi di tipo ossessivo e maniacale. Si diverte ad insultare, offendere, ferire gli altri che reagiscono con durezza. Di fronte al suo appartamento abita Simon, pittore di talento, stella del momento nel panorama artistico newyorchese, gay dichiarato e vittima delle malignità del dirimpettaio. Tutti i giorni Melvin fa colazione in un ristorante, dove l'unica cameriera che sopporta le sue battute è Carol, una ragazza madre con un figlio che soffre di asma cronica. Un giorno Simon si porta a casa un giovane modello per un ritratto ma questi fa entrare alcuni amici che sfasciano tutto, rubano e picchiano duramente il pittore. Mentre è in ospedale, Melvin accetta di fare da padrone a Verdell, il cagnolino di Simon: i due diventano stranamente amici. Poi Melvin viene a sapere della malattia del figlio di Carol: manda a casa della donna un medico, marito della sua editrice, che gli prescrive cure rigorose e di grande efficacia. Imbarazzata, Carol dice a Melvin di non voler avere rapporti con lui. Intanto, in via di guarigione ma senza soldi e con lo sfratto incombente, Simon è costretto ad andare a fare visita ai genitori. Melvin decide di accompagnarlo in macchina ma chiede a Carol di anadre con loro. Qunado vanno a cena da soli, Melvin riesce quasi ad essere gentile con Carol, ma qualcosa alla fine va storto e Carol lo lascia indignata. Simon intanto ha ritrovato la voglia di dipingere, rinuncia ad incontrare i genitori, torna a New York e qui scopre che Melvin lo ospita a casa sua, dove gli ha fatto preparare una stanza. Ora è Simon a spingere Melvin, lo esorta a non rinunciare a Carole e ad andare a casa di lei. Così in piena notte, Melvin suona il campanello. Carol esce con lui, finalmente i due si spiegano, si dichiarano, capiscono le difficoltà reciproche, ma decidono comunque di provare.
Critica "Piacevole, ma esageratamente diluita, commedia sentimentale di James L. Brooks, dove i tiramolla rosa ondeggiano tra umorismo e tenerume e i dialoghi luccicano con la complicità di un paio di battute memorabili. Un Oscar a testa ai due eccellenti protagonisti, l'istrione nato Jack Nicholson e la graziosa, espressiva Helen Hunt". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 aprile 2001)

"La regia di Brooks, in equilibrio fra sentimenti e allegria, riesce abbastanza a tenere unite le due parti in contraddizione fra loro: con risultati, specie nelle cifre comiche, in più occasioni, anche plausibili. Vi riesce, però, soprattutto grazie a Nicholson che alle prese con le tipologie a lui tanto care dei nevrotici, le colora, le cesella e le esalta con visibile e tutta scoperta soddisfazione; cavandone, sia nel rosa sia nel nero, effetti quasi irresistibili. Forse convincono di meno gli altri due al suo fianco, ma per un film così, basta lui. Anche da solo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 gennaio 1998)

"Sulla sceneggiatura di Mark Andrus, il regista Brooks conferma la sua attitudine a pantografare i temi della sitcom televisiva, con episodi bizzarramente originali e situazioni talvolta irrisolte o tirate per i capelli. Pregevoli attori come Cuba Gooding Jr. e Shirley Knight sono utilizzati un po' svogliatamente. È chiaro che il grande Jack ha monopolizzato tutta l'attenzione del regista, e a un film dove comanda lui non si può certo chiedere gran che dall'altro." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 31 ottobre 1998)

"Qualcosa è cambiato, ma non per James Brooks, un abile manovratore delle altrui emozioni ('Voglia di tenerezza', 'Dentro la notizia') che continua a fare un cinema sempre lì a un passo da essere vero, che a tratti, per dei guizzi improvvisi di cattiveria, potrebbe piacere anche ai Franti del pubblico e della critica, e che invece rivela ogni volta una visione edulcorata e soapoperistica - anche se ciò nulla toglie ad alcuni momenti di strepitoso divertimento, come capita appunto in 'Qualcosa è cambiato', che ha conquistato la giuria dei Golden Globes. O, meglio, l'ha conquistata Jack Nicholson, in un'interpretazione di grande istrionismo che gli permette di scatenare tutto il suo repertorio di occhiate sbieche, ghigni, soavità, esibizione di denti ferini e ruggenti." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 4 febbraio 1998)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=5AB7BF10838C4D1DBAFF3FF189A0B0BA?codice=35299&completa=si

Quattro matrimoni e un funerale (Four Weddings and a Funeral)
Aggiunto il:16/12/2010 (55/77)
poster
Genere Commedia
Paese Gran Bretagna
Anno 1994
Durata 110 min
Regista Mike Newell
Cast Hugh Grant, Andie MacDowell, Simon Gallow, John Hannah, Kristin Scott Thomas. David Bower, Charlotte Coleman, Rowan Atkinson, Anna Chancellor, James Fleet, Simon Callow, Robert Lang, Philip Voss, Rupert Vansittart, Simon Kunz, Elspet Gray, Nicola Walker, Timothy Walker, Sara Crowe, Ronald Herdman
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Italiano 2.0 Surround; Inglese 5.1 Surround; Polacco Russo 2.0 Stereo ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Polacco, Russo (Italiano, Inglese, Polacco, Russo)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Un impenitente single trentenne non ce la fa a essere puntuale, nemmeno ai matrimoni dei suoi migliori amici. Perde la testa per un'americana, incontrata proprio a una cerimonia, che, però, sposa un ricco scozzese. Scritta da Richard Curtis, è una commedia gradevole e leggera con dialoghi spiritosi, attori impeccabili, ritmo agile, che mescola furbizia e ruffianeria in ugual dose. È – con Full Monty – il film britannico di maggiore successo internazionale dell'ultimo ventennio del secolo: più di 130 milioni di dollari. Fece di H. Grant un divo e in Inghilterra un best seller di un libretto di poesie amorose di W.H. Auden, una delle quali è recitata nel film da J. Hannah.
Critica Commedia romantica brillante, aggraziata, scritta bene da Richard Curtis e ben realizzata da Mike Newell di Ballando con uno sconosciuto, segue la storia di un amore e di un gruppo di amici attraverso quattro cerimonie nuziali e una cerimonia funebre: riti sociali, occasioni d'incontro, momenti d'emozione, appuntamenti del sentimento. Al primo matrimonio, protestante, lui e lei, inglese e americana, si conoscono, si piacciono, vanno a letto insieme, si separano. Al secondo matrimonio, cattolico, si rivedono (lei è col fidanzato), ancora si piacciono, vanno a letto insieme, si separano.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=19727

Quo vadis, baby? (Quo vadis, baby?)
Aggiunto il:16/12/2010 (56/77)
poster
Genere Drammatico, Thriller
Paese Italia
Anno 2005
Durata 108 min
Regista Gabriele Salvatores
Cast Angela Baraldi, Gigio Alberti, Claudia Zanella, Luigi Maria Burruano, Andrea Renzi, Elio Germano.
Valutazione
Risoluzione 1,85:1
Formato video Dvd 9 Singola faccia, doppio strato ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) italiano, Dolby Digital 5.1 (inglese per non udenti - italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: ispirato all'omonimo romanzo di grazia Verasani (edito da Colorado Noir)

Giorgia lavora nella piccola ditta di investigazioni private di suo padre, il Capitano. Ha una casa abbastanza grande dove trascorre da sola la maggior parte delle sue serate. Ama un po' troppo l'alcol e nella sua vita sembra non esserci spazio per un uomo. Un giorno però, il passato che pensa d'aver seppellito, ma che non ha mai dimenticato, bussa alla sua porta. Aldo, il miglior amico e confidente di Ada, la sorella maggiore di Giorgia, che si è suicidata inspiegabilmente sedici anni prima, le invia in una cassa da imballaggio delle videocassette che costituiscono il diario intimo, raccontato all'amico, degli ultimi mesi della vita della sorella. Senza rendersene conto, Giorgia penetra nella vita di Ada, nei suoi tentativi di cercare fortuna a Roma, nella sua storia sbagliata con Giulio, nell'amore passionale per il giovane A., che sogna come lei di fare cinema, nella sua infelicità. Pian piano intraprende un viaggio senza ritorno verso la verità, tra ricordi e segreti di famiglia, per imparare anche lei a vivere.
Critica "Esistono due Gabriele Salvatores, entrambi sono apprezzati registi del cinema italiano e gli spettatori ancora non sanno a chi debbano davvero rivolgersi. Non a caso in quest'ultima impresa, allestita con lungimiranza multimediale dalla sua Colorado Film, il Salvatores coraggioso sperimentatore propone al pigro pubblico nazionale un noir d'atmosfera, girato in alta definizione digitale e moltiplicato da un accattivante gioco di specchio cinéfilo. Purtroppo in 'Quo vadis, baby?' fa capolino anche il Salvatores più banale che appesantisce la troppo esile trama con una serie di oscure allusioni alle identità tradite, ai rimorsi irrisolti e alle verità (?) tradite dei famigerati anni Ottanta, l'eterno baubau del bravo contestatore nostrano. (...) Nel film ci sono aspetti interessanti che lo spettatore non farà fatica a cogliere: il tripudio di citazioni da cult-movies come 'Ultimo tango a Parigi' di Bertolucci, 'Jules e Jim' di Truffaut o 'M' di Lang. E ci sono i notevoli sforzi linguistici che modellano la fotografia su tre diverse tonalità di luce, rappresentative di altrettanti dimensioni mentali e temporali. Poi, però, l'inevitabile distacco dai modelli classici alla Chandler o Hammett trascina l'operazione nell'imbuto della zoppicante logica, della debordante allegoria e della rituale mozione degli affetti femminista che caratterizzano la fiacchezza di quel cinema italiano da cui il Salvatores buono vorrebbe fuggire." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 28 maggio 2005)

"Chissà se Salvatores pensa, come ai tempi di 'Mediterraneo', di dedicare i film a chi fugge? Certo è che del cinema ha conservato un'idea di sperimentazione e di viaggio di ricerca. Scegliendo questa volta il genere noir, sulla base (fedelmente ma anche liberamente) del primo romanzo delle edizioni 'Colorado' da lui stesso promosse (di Grazia Verasani, stesso titolo), ha voluto intanto dire che ogni mezzo espressivo, anche il più apparentemente indiretto, e forse più del realismo spicciolo, è buono per parlare di noi. Le identità, le responsabilità, le colpe, i rimorsi, paternalità irrisolte e condizione filiale tradita, la verità. Non questioni da poco." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 maggio 2005)

"'Quo vadis, baby?', con la sua trama da film noir ha come sua materia prima, come punto di partenza e probabilmente di arrivo, il cinema e i suoi supporti. Si direbbe una spirale che comprende in gironi sempre più allargati i livelli più elementari per arrivare alle tecnologie avanzate e alle sperimentazioni di cui si serve. (...) Fare un noir oggi significa poi recuperare un filone nato al nord della male e in seguito messo da parte, per poi essere applicato ai tanti intrighi politici italiani. Ma all'inizio si trattava proprio di queste atmosfere, qui ricreate con lo guardo dell'arte contemporanea, alla musica e alla recitazione peretta: tutti gli attori sono strepitosi: Angela Baraldi, Gigio Alberti, Claudia Zanella, Luigi Maria Burruano, Andrea Renzi, Elio Germano, Bebo Storti. In una società dove le immagini sono dichiaratamente sempre fasulle e manipolate, qui assumono il tono di prova giuridica, confessione estrema, fonte impareggiabile di indizi. Come a dichiarare un atto di fede nel valore delle immagini almeno cinematografiche, non manipolabili, di lettura trasversale e sotterranea. Perfino il titolo è un atto d'amore per il cinema." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 27 maggio 2005)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=7F008520BDB9AC050FAF64BB0A7C3F4C?codice=44409&completa=si

Ricomincio da capo (Groundhog day)
Aggiunto il:16/12/2010 (57/77)
poster
Genere Commedia
Paese Usa
Anno 1992
Durata 97 min
Regista Harold Ramis
Cast Andie MacDowell, Bill Murray, Chris Elliot, Stephen Tobolowsky, Brian Doyle-Murray, Angela Paton, Michael Shannon, Harold Ramis, Marita Geraghty, Rick Ducommun.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 16/9 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Danese, Inglese, Finlandese, Greco, Norvegese, Arabo, Svedese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Sono anni che Phil Connors, un metereologo televisivo, accompagnato dalla produttrice Rita Hanson e dal fido operatore Larry, si reca a Punxsutawney in Pennsylvania per il 2 febbraio in occasione del "giorno della marmotta". Accade però a Phil una cosa eccezionale: il tempo per lui si arresta: ogni mattina successiva egli si ritrova bloccato, nessuno se ne accorge e per vari giorni deve affrontare situazioni diverse. Dapprima indispettito e sgomento, poi interessato e divertito. Connors si trova a vivere situazioni incredibili, nonché a conoscere dettagli e sentimenti di Rita, di Larry, di un vecchio compagno di scuola che ora fa l'assicuratore, oltre a tanti ignoti del posto. Prevedendo in anticipo non più temporali e temperature, ma i gusti delle persone e ciò che loro può capitare, Phil diventa ancor più celebre, impara a suonare il piano, riesce a scolpire statue di ghiaccio e, quel che è più, a mettere in luce il lato migliore di se stesso, aiutando la gente nel corso di una stessa giornata (che gli pare eterna). Soprattutto trovando l'amore con Rita, che alla fine subisce il suo fascino.
Critica
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=578F70BA6A3BDE8806D42337F4397BD8?codice=26887&completa=si

Ritorno al futuro (Back to the future)
Aggiunto il:16/12/2010 (58/77)
poster
Genere Avventura, Commedia, Fantascienza
Paese Usa
Anno 1985
Durata 116 min
Regista Robert Zemeckis
Cast Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Crispin Glover, Thomas F. Wilson, Claudia Wells, Marc McClure, Wendie Jo Sperber, George Di Cenzo, Frances Lee McCain, James Tolkan, J.J. Cohen, Casey Siemaszko, Billy Zane, Harry Waters Jr., Donald Fullilove, Lisa Freeman, Cristen Kauffman, Will Hare, Ivy Bethune, Jason Marin, Katherine Britton, Jason Hervey, Maia Brewton, Courtney Gains, Norman Alden.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Italiano Inglese Dts 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Croato, Sloveno, Serbo)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Il 17enne Marty McFly vive con i genitori e i fratelli a Hill Walley. Una sera il suo amico Doc, uno scienziato, gli racconta di essere riuscito a trasformare una DeLorean in uno straordinario "veicolo del tempo" alimentato a plutonio. L'arrivo dei terroristi libici armati a cui lo scienziato ha sottratto il prezioso elemento chimico, li interrompe e Marty, per mettersi in salvo, sale sulla DeLorean e parte a tutta velocità. Quando la macchina si fermerà, Marty sarà ancora a Hill Walley, ma nel 1955, quando suo padre George, un ragazzo goffo messo sempre alle strette dai coetanei, corteggia inutilmente la 17enne Lorraine. La sua irruzione nel passato rischia però di far cambiare molte cose, tra cui il suo futuro, e nessuno sembra disposto a credergli e a aiutarlo, tranne un giovanissimo Doc.
Critica "Spassosa e intelligente commedia camuffata da favola fantastica, diretta da Robert Zemeckis, con la supervisione dell'infallibile Steven Spielberg, che fu travolta da un clamoroso successo di pubblico. Una sorta di 'American Graffiti' nel segno della nostalgia, che prende dolcemente per il bavero gli States di trent'anni prima (valga per tutti il Reagan cowboy). Scoppiettante e ricco di trovate con una vena di malinconia, diventerà uno dei film più copiati di sempre". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 novembre 2001)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=A534B282DA98462D0D261E2A07B23D64?codice=25433&completa=si

Scarface (Scarface)
Aggiunto il:16/12/2010 (59/77)
poster
Genere Drammatico
Paese Usa
Anno 1983
Durata 161 min
Regista Brian De Palma
Cast Al Pacino, Steven Bauer, Michelle Pfeiffer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, Miriam Colon, F. Murray Abraham, Paul Shenar, Harris Yulin, Ángel Salazar, Arnaldo Santana, Pepe Serna, Michael P. Moran, Al Israel, Dennis Holahan, Mark Margolis, Michael Alldredge, Ted Beniades, Paul Espel, Brett Ratner.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo omonimo di Armitage Trail (ed. Newton Compton, coll. Anagramma, 2006)

Il delinquente Tony Montana arriva negli Stati Uniti sulla scia dei profughi cubani in fuga dall'isola di Castro, spacciandosi come prigioniero politico, senza per altro riuscire ad ingannare la polizia statunitense. Dal campo profughi nel quale è internato, Tony inizia un'irresistibile ascesa nel mondo della malavita, grazie alla sua incredibile crudeltà e determinazione. Ben presto Tony, insieme all'inseparabile amico Manny, diviene il guardiaspalle di Lopez, un potente trafficante di stupefacenti. Poi, però, innamoratosi della donna del capo, Elvira, e determinato a costruirsi un impero per conto proprio conclude un colossale affare con Sosa, un produttore boliviano di cocaina. L'impero su cui domina incontrastato sembra inattaccabile ma poi, anche per lui cominciano i guai.
Critica "Lo 'Scarface' girato da Howard Hawks nel 1930 ma uscito nel '32 col sottotitolo 'Vergogna d'una nazione' voluto dalla censura (e arrivato in Italia soltanto nel '47) è un classico del cinema sui gangsters. Adombrando la truce figura di Al Capone, e introducendo per primo sullo schermo il fucile mitragliatore, fu il film più violento dei suoi tempi: piacque la franchezza con cui denunciava la malavita di Chicago e fece sobbalzare molte brave persone. Ci sembra poco probabile che questo rifacimento diretto da Brian De Palma abbia lo stesso successo clamoroso. Siamo assuefatti, purtroppo, alle carneficine; la delinquenza organizzata fa parte del nostro paesaggio; i micidiali effetti del 'bazooka' sono risaputi; Al Pacino gigioneggia più di quanto facesse Paul Muni; e soprattutto il nuovo Scarface è quasi del tutto privo di quella vena semicomica che Hawks e il suo sceneggiatore Ben Hecot (ai quali è dedicato) avevano introdotto nell'affresco sanguinoso per renderlo sostenibile." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 17 marzo 1984)

"Spettacolo di bassa macelleria, inutilmente dilatato in quasi tre ore di durata senza che, peraltro, emerga in qualche modo la personalità dei personaggi. La società che vive nella pellicola non è certo una società reale, e con ciò non si vuole dire che la malavita non esista, ma che di certo trova dei contrappunti che, nel film, non compaiono. Ben lontano da altre, più serie opere sul mondo della malavita e della mafia, 'Scarface' non riesce, con le sue 'moraline' troppo facili sul 'cattivo', ad evitare di affogare nel mare di sangue che trasuda dallo schermo." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 97, 1984)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=68E44469CB23416D9B454183686857FD?codice=16257&completa=si

Scent of a woman - profumo di donna (Scent of a woman)
Aggiunto il:16/12/2010 (60/77)
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Genere Drammatico
Paese Usa
Anno 1992
Durata 150 min
Regista Martin Brest
Cast Al Pacino, Chris O'Donnell, Gabrielle Anwar, Richard Venture, Philip Seymour Hoffman, Rochelle Oliver, Bradley Whitford, Margaret Eginton, Tom Riis Farrell, Nicholas Sadler, Todd Louiso, Gene Canfield, Frances Conroy, Anh Doung, Ron Eldard, Leonard Gaines, David Lansbury, Jamies Rebhorn, Michael Santoro, Matt Smith, June Squibb, William Beckwith, Alyson Feldman, Sally Murphy, Francie Swift, Max Stein, Julian Stein, Michel Simon, Joseph Palmas, Mansoor Najeeullah, Baxter Harris, Erika Feldman, J.T. Cromwell, Peter Carew.
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital Surround ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: Basato sulla novella di Giovanni Arpino "Il buio e il miele" e sul film italiano 'Profumo di donna' di Dino Risi.

Di modesta famiglia, Charlie Simms è riuscito a frequentare un college elitario a Baird, vivono a Boston. Per guadagnare un po' di dollari, il giovane accetta di tener compagnia per un week-end a Frank Slade, un anziano colonnello, la cui nipote, con marito e figli, vuole passare altrove il Giorno del Ringraziamento. Prima di entrare in servizio, Charlie insieme ad un amico, George Willis Jr., ha assistito ai preparativi di uno scherzo contro il preside, che viene inondato da un liquido colorato. Il preside apre una inchiesta ed esige dai due testimoni i nomi dei colpevoli: se non li avrà, Charlie perderà la borsa di studio per Harward. Quanto a George, nulla potrà capitargli, perché il padre è uno dei finanziatori della Scuola. Intanto, i primi approcci con il colonnello sono difficili: Slade è cieco, scorbutico, beone ed aggressivo, parla solo di servizio militare e disciplina. In più, partiti i parenti, egli decide di divertirsi. Con l'aiuto di Charlie il colonnello vola a New York e prende una suite al Waldorf Astoria, noleggia una limusine con l'autista e frequenta ristoranti di lusso. Una notte, di ritorno da una fugace avventura, tenta di spararsi, perché si sente invecchiato e deluso. Charlie è solo, non ha accanto a se né padre, né patrigno (un bottegaio dell'Oregon), ma insiste nel non voler denunciare i compaagni, a costo di compromettere il proprio avvenire. Ma ecco presentarsi il colonnello Slade, che esaltando i ragazzi onesti e non delatori e ridimensionando quelli fortunati, strappa l'applauso degli allievi ed un verdetto favorevole dei professori.
Critica "Interminabile e retorico rifacimento made in Usa dell'omonimo film di Dino Risi, di cui non ha né la grazia né l'acutezza psicologica, anche se ha qualche momento toccante, come nella stupenda scena del tango. Con una delle scene madri più logorroiche della storia quel magnifico gigione di Al Pacino intontisce i giurati e si guadagna l'Oscar". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 28 agosto 2000)

'"Più che un remake è uno scippo. Un'appropriazione indebita. O un furto d'anima e di carne." (Gianni Canova, da Sette de 'Il Corriere della Sera')

"Conservato il personaggio centrale tutto segue facili schermi hollywoodiani. Climi tesi, comunque, e anche qualche graffio ironico." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=09F22799A9C72F44F11630DDAF0C61FA?codice=28790&completa=si

Shining (The shining)
Aggiunto il:16/12/2010 (61/77)
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Genere Horror, Thriller
Paese Gran Bretagna
Anno 1980
Durata 115 min
Regista Stanley Kubrick
Cast Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloid, Scatman Crothers
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese (Italiano, Inglese, Francese, Islandese, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Pensate a quello che vi terrorizza di più. È qualcosa di misterioso che arriva dallo spazio? È uno psicopatico con il dito sul grilletto nucleare? O, come accade nell'angoscioso capolavoro del regista Stanley Kubrick, è qualcuno che dovrebbe amarvi e proteggervi, magari un membro della vostra famiglia?Da uno script co-adattato tratto dal romanzo di Stephen King, Kubrick trae vivide interpretazioni, minacciose ambientazioni, carrellate oniriche, fondendole, shock dopo shock, in una pietra miliare dell'horror. In un'interpretazione magistrale, Jack Nicholson è Jack Torrance, giunto nell'elegante e isolato Overlook Hotel come custode invernale, accompagnato da moglie ( Shelley Duvall) e figlio (Danny Lloyd). È la prima volta che ci arriva, o è un ritorno? La risposta si trova in una spettrale deformazione del tempo, carica di follia omicida.
Critica Basterebbero i titoli di testa per andarsene, soddisfatti. C’è una sorpresa, che non riveleremo. Capolavoro di Kubrick, film inquietante e affascinante, miracolo di tecnica cinematografica. Seguite la sequenza del triciclo nel corridoio. Se la tensione ve lo consente, apprezzate la collocazione della macchina da presa. Fu, allora, uno dei primi esperimenti di steady-cam. In quei corridoi, davanti a quelle stanze, tra palline e gemelline, belle donne e corpi in putrefazione si può conoscere un tipo particolare di paura cinematografica, la stessa di certi film di Hitchcock.
URL http://film-dvd.dvd.it/dvd-horror/shining-e-s-2-dvd/dettaglio/id-1025559/

Il sipario strappato (Torn curtain)
Aggiunto il:16/12/2010 (62/77)
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Genere Thriller
Paese Usa
Anno 1966
Durata 123 min
Regista Alfred Hitchcock
Cast Paul Newman, Julie Andrews, Lila Kedrova, Hansjörg Felmy, Tamara Toumanova, Wolfgang Kieling, Ludwig Donath, Günter Strack, David Opatoshu, Gisela Fischer, Mort Mills, Carolyn Conwell, Arthur Gould-Porter, Gloria Gorvin, Peter Bourne, Robert Boon, Norbert Schiller, Peter Lorrer Jr., Hedley Mattingly, Erik Holland.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 4:33 -1.33:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 2.0 Mono ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese (Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Uno scienziato americano, Michael Armstrong, sta da tempo mettendo a punto un congegno antimissile che, oltre a dare all'America una superiorità militare, a lui garantirebbe la fama. Poiché il progetto si sta trascinando a lungo, il governo decide di sospendere il relativo finanziamento e Michael, deciso a non desistere, pensa di recarsi nella Germania Orientale ove, a Lipsia, vive lo scienziato Lindt, in possesso di alcuni segreti che segnerebbero la conclusione dei suoi studi. Approfittando di un convegno scientifico a Stoccolma, Armstrong riesce a raggiungere Lipsia dove viene accolto cordialmente, ma un imprevisto lo mette in imbarazzo: è stato seguito, infatti, da Sarah Sherman, la sua fidanzata che tra l'altro è anche la sua assistente. A questo punto Michael è costretto a svelare alla donna il vero motivo della sua missione: conoscere l'entità delle scoperte scientifiche di oltre cortina. Dopo varie peripezie Michael e Sarah riescono nel loro intento e a ritornare in patria.
Critica "Un po' macchinosa, troppo lunga e del tutto inverosimile spystory del maestro del brivido. Intendiamoci, Hitchcock è sempre Hitchcock, in fatto di suspense ci sono sequenze memorabili ma è l'insieme che non quaglia. L'affascinante Paul Newman e la graziosa Julie Andrews fanno le fusa mentre fingono di spaventarsi a morte". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 29 aprile 2001)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=07C2E30841935E16ED69E61EAE8C4778?codice=20728&completa=si

Sleepers (Sleepers)
Aggiunto il:16/12/2010 (63/77)
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Genere Drammatico
Paese Usa
Anno 1996
Durata 140 min
Regista Barry Levinson
Cast Kevin Bacon, Billy Crudup, Robert De Niro, Vittorio Gassman, Minnie Driver, Dustin Hoffman, Ron Eldard, Joseph Perrino, Jason Patric, Geoff Wigdor, Brad Pitt, Terry Kinney, Frank Medrano, Jonathan Tucker, Brad Renfro, Bruno Kirby, Eugene Byrd.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: liberamente tratto dal romanzo omonimo di Lorenzo Carcaterra

Nell'estate del 1966 ad Hell's Kitchen, nell'East Side di Manhattan, quattro ragazzi - Lorenzo, soprannominato Shakes, Michael, John e Tommy - compiono una bravata ai danni di un venditore greco di hot dog causando quasi la morte di un anziano all'uscita della metropolitana. Condannati a 18 mesi da scontare in riformatorio, i ragazzi subiscono atroci violenze psichiche e fisiche da parte di alcuni agenti di custodia, tra cui spiccano il sadico Nokes e Ferguson. Una partita di rugby, vinta a sorpresa dai ragazzi, causa l'inasprirsi delle violenze delle guardie e la morte del nero Rizzi, capo carismatico dei prigionieri. Un sacerdote, padre Bobby Carrillo, in visita, tenta di dare coraggio a Leonardo, che prima di uscire viene sottoposto con i suoi amici ad un ultima atroce notte di sevizie. Dopo molti anni, nel 1981, nel pub di Hell's Kitchen, Tommy e John, divenuti gangster e killer, scoprono Nokes che sta pranzando e lo uccidono a revolverate. La presenza di testimoni oculari sembra non dar loro scampo, ma Michael, divenuto a suo tempo procuratore, e Leonardo, divenuto giornalista, con l'aiuto di King Benny, il padrino locale, che ha avuto sempre simpatia per loro, manipolano il processo con l'aiuto di Danny Snyder, un avvocato alcolizzato. Benny intanto si occupa delle altre guardie implicate nelle sevizie: Styler, del servizio di sicurezza del sindaco, che prende tangenti dagli spacciatori ed è ancora dedito alla pedofilia, viene "incastrato" da un ispettore amico di Shakes, cui questi fornisce prove schiaccianti tramite Benny. Addison, l'assassino del nero Rizzi, viene ucciso dal fratello di questi, un boss della droga cui Benny lo consegna. Al processo Michael, sfidando l'ira del quartiere e degli amici, che ignorano il complotto, attraverso la testimonianza-chiave di Ferguson, che ammette le atrocità di Nokes screditandone l'immagine, e l'ambigua testimonianza di Padre Bobby, riesce a fare scagionare Tommy e John. Dopo un'ultima sera con Carol, l'amica di infanzia del gruppo, ognuno prende una strada diversa. Tommy e John moriranno violentemente; Leonardo si sposerà; Michael lascerà la carriera per ritirarsi in Inghilterra.
Critica "Sul volto di Robert De Niro, una versione 'hard' del Padre Flanagan di Spencer Tracy, pragmatico e sempre dalla parte dell'ultimo, si gioca la vera partita di un copione per altri aspetti ondivago e ripetitivo, prestato dal regista stesso in funzione di una messinscena tipo grand guignol. Ed è grazie all'inteprete che per 5 minuti 'Sleepers' si solleva da una mediocrità imbastita di scene troppo iterate di violenza carceraria sulle ormai uggiose scansioni del genere processuale. Accanto a De Niro fa virtuosisticamente il suo 'numero' Dustin Hoffman relegato nel ruolo marginale di un avvocato alcolizzato; e terzo fra cotanta bravura, Vittorio Gassman imprime un autorevole marchio di originalità a una figura che poteva essere convenzionale, lasciandoci con la voglia di saperne di più su questo ras della Cucina del Diavolo." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 29/10/96)

"Avvincente e robusto (fin troppo) drammone social-carcerario-giudiziario, esagerato anche per lunghezza, del veemente Barry Levinson, che schiera un manipolo di superdivi disposto a reggere il moccolo a giovanissimi e poco celebri protagonisti (soltanto Brad Pitt diventerà un big). A Vittorio Gassman basta una comparsata per confermare una classe inimitabile." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 luglio 2003)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=B6EE6A4E939DF0DF18E40C1DF5B136BA?codice=34748&completa=si

Stay - nel labirinto della mente (Stay)
Aggiunto il:16/12/2010 (64/77)
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Genere Drammatico, Thriller
Paese Usa
Anno 2005
Durata 99 min
Regista Marc Forster
Cast Ewan McGregor, Ryan Gosling, Naomi Watts, Kate Burton, Bob Hoskins, Elizabeth Reaser, Janeane Garofalo, B.D. Wong, Sterling K. Brown, Amy Sedaris, Becky Ann Baker, Angela Pietropinto, José Ramón Rosario, John Tormey, Caroline Leppanen, Mam Smith, Hank Eulau, Blaise Corrigan, Douglas Crosby, G.A. Aguilar, Noah Bean, Jolly Abraham, Gregory Mitchell, Pamela B. Wagner, Tom Titone, Kyle Sheldon, John Selya, Karine Plantadit-Bageot, Elizabeth H. Parkinson, Kevin Osgood, Noel MacDuffie, Emily Gayeski, Carolyn Dorfman, Ron Dejesus, Joan Chiang, Lisa Kron, John Dominici, Jessica Hecht, Vito Violante, Riley G. Matthews Jr., Mary Testa, Mark Margolis, Oni Faida Lampley, Jarlath Conroy, Michael Gaston, Isaach de Bankolé, Michael Devine.
Valutazione
Risoluzione 2,35:1
Formato video Dvd 9 Singola faccia, doppio strato ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) italiano, DTS 5.1 - italiano, Dolby Digital 5.1 - inglese, Dolby Digital 5.1 (italiano - inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Il cinema di Marc Forster materializza i sogni, li rende palpabili al punto da confondere realtà e mondo onirico, come se, così facendo, avesse trovato una via di fuga per sfuggire o almeno per rimandare il passaggio "al di là dello specchio". In Finding Neverland i personaggi riuscivano a trovarla, rifugiandosi in un mondo fiabesco, in Stay, invece, si cimentano in un percorso a ritroso, in una "mise en abime" che trascina lo spettatore in un vortice narrativo e visivo che si conclude e risolve soltanto nel finale. Henry, uno studente di storia dell'arte, è un nuovo paziente per lo psichiatra Sam Foster. Divorato dai sensi di colpa, dichiara di volersi suicidare al compimento dei 21 anni. Nell'avvicinarsi e tentare di comprendere le ragioni di tale gesto, Sam rischia di perdersi in una New York tentacolare e menzognera; lo scenario urbano è parte integrante del complesso puzzle che costruisce la vicenda. Alla coppia Johnny Depp e Kate Winslet del penultimo film, il regista ha sostituito Ewan Mac Gregor e Ryan Gosling, rispettivamente Sam e Henry, affiancati da Naomi Watts, nei panni della compagna del dottore. Una regia che riesce ad utilizzare con misura gli effetti speciali, sempre al "servizio" del racconto e dei suoi protagonisti e che riconferma il talento di Marc Forster.
Critica Il dottor Sam Foster, medico psichiatra, è ossessionato. Gli è capitato tra capo e collo un paziente inquietante, ereditato da una collega in malattia. Un paziente che gli ha annunciato l'intenzione di suicidarsi entro il suo ventunesimo compleanno. Si tratta di tre giorni. E la vita del medico è sconvolta. Oltretutto succedono fatti inspiegabili, coincidenze incredibili. Che mettono a dura prova anche la sua relazione. Sembra di vivere in un incubo. Il cinema ci ha abituati a calarci nella mente dei protagonisti, assistendo alle loro traversie con partecipazione.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=43570

La storia infinita (Die unendliche geschichte)
Aggiunto il:16/12/2010 (65/77)
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Genere Fantasy
Paese Germania Occidentale
Anno 1984
Durata 90 min
Regista Wolfgang Petersen
Cast Barret Oliver, Noah Hathaway, Tami Stronach, Patricia Hayes, Deep Roy, Gerald McRaney, Sydney Bromley, Tilo Prückner, Thomas Hill, Moses Gunn.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 ( Kb/s)
Formato audio Italiano Dolby Digital 5.1; Italiano Inglese Dolby Digital 2.0 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: LIBRO OMONIMO DI MICHAEL ENDE

Bastian, un bambino orfano di madre e con un padre dal carattere pratico, è un sognatore. Gli piacciono i libri più avventurosi e fantastici e, una mattina in cui tre compagni di scuola lo infastidiscono per la strada, egli si rifugia da un libraio che, amabilmente, si fa sottrarre uno splendido, vecchio libro. E' "La storia che non ha mai fine". Bastian decide di rifugiarsi nella soffitta della scuola e lì passerà un giorno ed una notte (di uragano), affascinato dalle avventure di Atreyu, un piccolo quanto coraggioso "Cacciatore del bufalo purpureo". Atreyu è convocato nella Torre d'avorio dai capi del Regno di Fantàsia ed incaricato di trovare il rimedio per salvare l'imperatrice e Fantàsia stessa, che sono minacciati dalla inarrestabile avanzata del "Nulla". Atreyu dovrà affrontare, armato soltanto di un medaglione-talismano, una serie di imprese e di ostacoli e Bastian ne segue, così, le gesta. Il cacciatore, che ha incontrato il Mordirocce, il Maghetto e l'omino buffo, arriva poi tutto solo e su un cavallo bianco alla "palude delle tristezze". Da qui, perduto con gran dolore il cavallo, inghiottito dalle sabbie mobili, va a consigliarsi con la saggia Morla, l'essere più intelligente del Regno, una tartaruga gigantesca che vive dentro il Monte Guscio. Morla invita il ragazzo a consultare, a 10.000 miglia di distanza, l'oracolo del Sud. Mentre coraggiosamente Atreyu inizia il suo pericoloso e faticoso viaggio, si pone sulle sue tracce il cattivo genio del "Nulla"', una specie di pantera nera, dalle cui grinfie lo salva Falkor, uno strano drago buono, che lo rapisce in aria, per depositarlo vicino alla grotta in cui vive una bizzarra coppia di quasi-nani. Lui è uno scienziato che, avendo per tutta la vita studiato l'oracolo, dà ad Atreyu vari consigli onde avvicinarlo. L'oracolo, però, è protetto da una grande porta, sulla cui soglia stanno due enormi sfingi, inesorabili con gli eventuali audaci. Atreyu miracolosamente sfugge ai loro raggi mortali, dopo di che arriva alla porta successiva, quella del Grande Specchio Magico, in cui si può scrutare l'essenza del proprio animo. Superata anche questa terribile prova, Atreyu apprende dall'oracolo che l'imperatrice di Fantàsia, per essere guarita dal suo male, dovrà avere un nome del tutto nuovo, nome che solo un ragazzo terrestre potrà attribuirle, salvando allo stesso tempo il Regno di Fantàsia. Tocca ad Atreyu individuare questo ragazzo oltre i confini del Regno e, se lo troverà, il "Nulla" sarà sconfitto. E' a questo punto del libro che Bastian con grande timore comprende che lui sarà l'eletto. Così Atreyu si fa portare in volo dal fido Falkor ai confini di Fantàsia. Il "Nulla", intanto, avanza negli spazi immensi dei cieli e i due vengono separati dai turbini; il piccolo Cacciatore, sbattuto su di una spiaggia, incontra ancora una volta il Mordirocce, ormai triste e separato dai suoi vecchi amici ed anche il gigante di pietra lo implora di trovare il misterioso fanciullo. In una tana della montagna si rivela ora la presenza della belva nera: la quale spiega ad Atreyu che Fantàsia muore, perché la ente non sogna più, non ha più nè inventiva, nè reazioni ed è proprio per questo che essa diventa preda del "Nulla". La belva è il braccio secolare del "Nulla" stesso, il servo del Potere, che appunto prospera, dilaga e vince per la passività e l'inerzia di tutti. Nella tempesta, Atreyu lotta con la belva ed ha la meglio, poi arriva il bravo Falkor che in groppa se lo porta via e, mentre il Regno sembra andare in pezzi, i due arrivano alla Torre d'avorio, ove finalmente incontrano l'imperatrice: una bambina, alla quale Atreyu rende il medaglione, dichiarandosi sconfitto. Ma l'imperatrice gli rivela che, grazie alle imprese compiute, il fanciullo Eletto è già lassù: è Bastian, che lassù vive una nuova, straordinaria realtà di vita. Ovviamente, tutti questi eventi sono "vissuti" da Bastian che, chiuso nella soffitta della scuola e immerso nell'affascinante libro, si è completamente identificato con il piccolo eroe di Fantàsia. E' ormai a Bastian che spetterà di gridare verso il cielo all'imperatrice il suo nuovo nome, con ciò salvandola dalla fine. Del Regno, tuttavia, non resta che un granello di sabbia, amorosamente custodito nel cavo della mano: da esso risorgerà il nuovo mondo di Fantàsia, grazie ai sogni dei bambini e degli esseri semplici di tutta la terra. All'alba, Bastian si vede ancora in groppa al suo amatissimo drago, il che gli consente, volando allegramente, di cominciare ad esprimere tutti i desideri che vuole...
Critica
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=6BF6E532AAEA90B2E5807E620C33DEBD?codice=25302&completa=si

Sulle mie labbra (Sur mes lèvres)
Aggiunto il:15/12/2010 (66/77)
poster
Genere Commedia, Thriller
Paese Francia
Anno 2001
Durata 115 min
Regista Jacques Audiard
Cast Vincent Cassel, Emmanuelle Devos, Olivier Gourmet, Olivier Perrier, Olivia Bonamy, Bernard Alane, Céline Samie, David Saracino, Christophe Vandevelde, Pierre Diot, Serge Boutleroff.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 ( Kb/s)
Formato audio Italiano 5.1; Italiano Dts; Francese 2.0 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Francese ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Carla Bhem lavora come segretaria in una società immobiliare. E' quasi sorda e legge le parole sulle labbra degli altri. Lui è un ex carcerato, rozzo e sbrigativo. Lei lo assume e vuole aiutarlo. Lei conosce le buone maniere, lui invece conosce bene solo il proprio mondo. I due decideranno di aiutarsi scambiandosi le rispettive capacità. Lei potrà così vendicarsi delle ingiustizie subite, lui riuscirà a cambiar vita.
Critica "Con un soggetto simile in America avrebbero fatto un thriller tutto azione e colpi di scena. Ma fortunatamente il cinema francese da qualche tempo è in stato di grazia: e così 'Sulle mie labbra', terza regia di Jacques Audiard, figlio del grande sceneggiatore Michel, è una storia d'amore in cui nessuno fa l'amore. Un giallo dove i sentimenti contano più dei delitti anche se i due protagonisti non potendo amarsi si sfruttano a vicenda. Un film centrato su due figure memorabili che però non cade nella sociologia o nel pietismo. Grazie a due interpreti straordinari e a una regia che ci porta davvero 'dentro' Carla a colpi di soggettive sonore, di rapidi scorci sapienti. O di soluzioni desuete ma molto efficaci (quei giochi di luce che stringono Carla in primo piano vengono addirittura da Dreyer)". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 maggio 2002)

"Tre dei maggiori premi cinematografici di Francia, i César 2002, sono andati a questa commedia agra, thriller e insieme storia d'amore, interpretata benissimo, di intensa e inedita sensualità (...) La premiata protagonista Emmanuelle Devos, sinora poco nota, è davvero molto brava". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 maggio 2002)

"Audiard non spreca quasi nulla, va dritto alla sintesi della scena, respira con i suoi protagonisti, accarezza la loro vitalità, destinata dagli altri al peggio. Un piccolo grande film emotivo ed emozionante, senza digressioni e concessioni, da non perdere perché capace di conciliare quoziente intellettivo, affettivo e cinefilo." (Piera Detassis, 'Panorama', 16 maggio 2002)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=76666B0AB238810B064AC89B84BBE6AC?codice=41375&completa=si

Tootsie (Tootsie)
Aggiunto il:16/12/2010 (67/77)
poster
Genere Commedia
Paese Usa
Anno 1982
Durata 112 min
Regista Sydney Pollack
Cast Dustin Hoffman, Jessica Lange, Teri Garr, Dabney Coleman, Charles Durning, Bill Murray, Sydney Pollack, George Gaynes, Geena Davis, Doris Belack, Ellen Foley, Peter Gatto, Lynne Thigpen, Ronald L. Schwary, Debra Mooney, Amy Lawrence, Susan Merson, Christine Ebersole, Pamela Lincoln, Anne Shropshire, Mary Donnet, Greg Gorman, Gavin Reed, Richard Wirth, Susan Egbert, Bernie Passeltiner, Kenny Sinclair, Tony Craig, Richard Whiting, Barbara Spiegel.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 Anamorfico 16:9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Michael Dorsey è un attore, scrupoloso ed intelligente, che per un motivo o per l'altro non riesce mai a rimediare scritture ed è così costretto, per sbarcare il lunario, a lavorare come cameriere. Un giorno, per una serie di circostanze fortuite, si trova a fare un provino travestito da donna e, ironia, della sorte, ottiene una parte importante in un interminabile "serial" televisivo. Arriva il successo e, con questo, i guai. La vita di Dorothy-Michael è frenetica, con un susseguirsi di momenti critici ed equivoci che l'attore riesce a malapena a fronteggiare. Le cose si complicano ulteriormente quando si innamora di Julie, sua partner nei telefilm, la quale però lo crede, come tutti del resto, una donna. Allo stesso tempo, Dorothy-Michael è corteggiato da un maturo attore e dal padre di Julie e, in tutto questo, viene definitivamente lasciato da Sandy, la sua ragazza, che non sa più spiegarsi i suoi strani comportamenti. Alla fine, per uscire da una situazione ormai insostenibile, Michael rivela davanti a milioni di telespettatori, con una geniale improvvisazione, la sua vera identità: e, superato lo stupore iniziale, avrà la fama a lungo inseguita, e soprattutto, l'amore di Julie.
Critica "Commedia brillante che, se altro vuole comunicare allo spettatore, resta soprattutto, un divertimento, garbato e piacevole, con in primo piano la bravura di Hoffman, che resta credibile nella sua doppia 'versione' maschile e femminile. Il film, la cui tesi di fondo - quella della chiave per comprendere il mondo femminile e quello maschile - appare forse un po' pretestuosa, riesce tuttavia a scavare qualcosa nella ricerca dei caratteri che, pur senza arrivare molto in profondità, suggerisce allo spettatore, mentre le due ore di spettacolo scorrono piacevolmente, qualche elemento su cui riflettere." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 95, 1983)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=E8988BD9081743612474324D5FAEDA33?codice=14814&completa=si

I tre giorni del condor (Three days of the condor)
Aggiunto il:16/12/2010 (68/77)
poster
Genere Thriller
Paese Usa
Anno 1975
Durata 117 min
Regista Sydney Pollack
Cast Robert Redford, Faye Dunaway, Cliff Robertson, Max von Sydow, John Houseman, Addison Powell, Walter McGinn, Tina Chen, Michael Kane, Don McHenry, Hank Garrett.
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Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo "I sei giorni del Condor" di James Grady

Misteriosi sicari irrompono in una sezione newyorkese della CIA - dove vengono spulciati, da libri e giornali di ogni lingua e Paese, elementi utili all'organizzazione - e uccidono tutti gli impiegati. Si salva soltanto il giovane Joe Turner, nome in codice "Condor", autore di un "rapporto" ai superiori, ricavato dalle sue letture, al quale non ha avuto risposta. Sapendosi in pericolo di vita Joe obbliga una giovane donna, Kathie, pescata per strada, a dargli protezione in casa propria. Col suo aiuto (diventato ben presto, da obbligato, convinto e affettuoso) ma grazie soprattutto al proprio coraggio e alla propria abilità, Joe non solo sventa i tentativi di ucciderlo compiuti da un sicario sguinzagliato contro di lui, ma scopre che la strage dei suoi colleghi e la spietata caccia a lui stesso hanno per mandante una parte della stessa CIA, e per movente quel famoso rapporto, col quale il "Condor" smascherava inconsapevolmente i piani di una "guerra per il petrolio" da far scoppiare nell'America Latina. A questo punto, per mettersi definitivamente al sicuro, Turner rivela ogni cosa al "New York Times": ma riuscirà, la CIA, a impedirne la pubblicazione?
Critica "Dal romanzo di James Grady, un buon film d'azione dall'impeccabile tenuta spettacolare. Pollack dirige con grande vigore, e i protagonisti sono adeguati. Naturalmente, le grandi rivelazioni sui misteri della CIA annunciate dalla pubblicità rimangono poco più che pie intenzioni: la realtà è sempre meno piacevole di un film." (Francesco Mininni, 'Magazine italiano tv')

"E' un ottimo film d'azione, affascinante e valido non solo per gli elementi spettacolari, ma anche per la critica al sistema politico. Bravi i due protagonisti." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette')
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=E4E39250E7BA7921E2213947DFFB8FAA?codice=13845&completa=si

The truman show (The truman show)
Aggiunto il:16/12/2010 (69/77)
poster
Genere Metafora
Paese Usa
Anno 1998
Durata 103 min
Regista Peter Weir
Cast Jim Carrey, Ed Harris, Natascha McElhone, Laura Linney, Noah Emmerich, Holland Taylor, Brian Delate, Paul Giamatti, Harry Shearer, Peter Krause, Heidi Schanz.
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo (Inglese, Francese, Portoghese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione La vita di Truman Burbank nella cittadina di Seahaven scorre all'apparenza tranquilla: lui lavora come agente assicurativo, ha una moglie infermiera in ospedale, e i vicini di casa tutte le mattine lo salutano con un cordiale 'buon giorno!'. Truman a dir la verità avverte un po' il peso di questa routine, e progetta di fare viaggi, visitare altri paesi, fare nuove esperienze. Ma al momento di concretizzare queste idee, qualcosa sempre lo rimanda indietro: l'impiegata dell'agenzia gli dice che i posti sono esauriti, e anche in macchina il traffico impedisce di uscire di città. Truman si scontra con ostacoli che col passare del tempo cominciano ad apparirgli strani e inspiegabili. Quando, finalmente deciso ad andare a fondo di questi fenomeni, si confida con l'amico Marlon, quest'ultimo commette l'errore che rivela l'inganno. Seahaven non è mai esistita: è solo un gigantesco studio televisivo di Los Angeles dove Truman, del tutto ignaro, vive dalla nascita, dove tutto è azionato meccanicamente e le persone (moglie, amici, colleghi di lavoro) sono attori appositamente ingaggiati. Dalla nascita la vita di Truman va in onda 24 ore al giorno, ed è il più grande successo della storia della televisione. Ma ora Truman ha capito e Christof, il regista di questo perfido gioco, deve arrendersi alla sua voglia di ribellarsi.
Critica " Un film difficile da definire. All'apparenza una commedia con toni sereni e brillanti, eppure con venature drammatiche per quella situazione quasi di carcere, di prigionia in cui si trova a vivere il protagonista. Ma anche un racconto di fantascienza, sia pure molto vicina a noi, forse una metafora sul destino dell'uomo nel Terzo millennio prossimo venturo. Comunque lo si voglia definire (ma forse il termine 'metafora' è in grado di riassumere meglio tutti gli altri) si tratta di una storia, appositamente scritta e sceneggiata dal giovane Andrew Niccol (già autore di 'Gattaca, la porta dell'universo'), di grande spessore, di forte coinvolgimento, incisiva sul piano espressivo e delle immagini. Evidente l'intenzione di mettere in luce i confini ormai labilissimi tra realtà e fantasia nella civiltà del Duemila dominata dai media: l'argomento non è nuovo ma è svolto in modi così incalzanti e stringenti da portare in primo piano la riflessione (più ampia e senza confini storici) del rapporto tra l'individuo e la sua manipolazione, tra libertà e schiavitù, tra progresso e ritorno alla barbarie. Un film inquietante, tra denuncia e speranza, che si ricollega a certi scenari apocalittici tipo 'Metropolis' di Fritz Lang, e che in maniera diretta e inequivocabile mette tutti di fronte alle proprie responsabilità: realizzatori ma anche esperti, critici e pubblico." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 126, 1998)


"Originalissima, almeno prima dell'avvento del Grande Fratello, spiritosa eppure angosciante commedia dell'australiano Peter Weir, ambiziosa, astuta, e crudele metafora della vita, dove la libertà è oppressa dal superpotere televisivo. Un difetto: il gioco, alla fine della fiera, rischia di stancare. Un miracolo: il cretino cronico Jim Carrey è diventato di colpo un fenomeno". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 novembre 2001)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=7F5E808925B1ABCC6F64F58DA889E4D0?codice=35425&completa=si

Una scomoda verità (An inconvenient truth)
Aggiunto il:16/12/2010 (70/77)
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Genere Documentario
Paese Usa
Anno 2006
Durata 93 min
Regista Davis Guggenheim
Cast Al Gore, Billy West
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.78:1 ( Kb/s)
Formato audio 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione La condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra è la scomoda verità che Al Gore si è impegnato a diffondere di persona attraverso un tour che si è esteso ai quattro angoli della terra avviato dopo aver perso (momentaneamente) la corsa alla Casa Bianca. Conscio di andare incontro allo scetticismo delle persone ma forte delle sue ricerche nel campo e di vent'anni di esperienza (già nel 1992 aveva pubblicato il libro Earth in the Balance: Ecology and the Human Spirit sul quale si basa la sua attuale "predicazione") Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta. Il ritratto è sconfortante e per questo "scomodo"; scomodo per i governi, che al momento fanno finta di non sentire/vedere/sapere e scomodo per le persone che pensano non ci siano limiti allo sviluppo. In questo clima di scetticismo calcolato, Al Gore appare come un moderno Noè senza arca. Una scomoda verità non è un film da vedere sgranocchiando pop corn, sconfina addirittura dal documentario; è un cine-notiziario realistico quanto agghiacciante. Girato da Davis Guggenheim (regista di alcuni episodi delle serie tv NYPD Blue e E.R. e del lungometraggio Gossip) e ispirato presumibilmente ai film di Michael Moore, Una scomoda verità è una di quelle opere che vanno viste perché riguarda tutti, nessuno escluso. Se proprio dovessimo trovare delle falle, potremmo al limite criticare la scelta di inserire argomenti privati che dipingono l'"ex futuro presidente degli Stati Uniti" come un uomo senza pecche, dedito alla famiglia e alle sorti della terra. Al di là di questo, va apprezzato lo sforzo e la passione nel cercare a tutti i costi di portare l'attenzione pubblica sul dramma che ci attende se non interveniamo immediatamente. Siete pronti a conoscere la verità?
Critica Trionfalmente accolto dalla platea progressista del Sundance e inviato in giro per i festival di mezzo mondo, Una scomoda verità di David Guggenheim descrive impietosamente lo stato precario di salute del nostro pianeta. La lotta contro il riscaldamento globale - e quindi contro la desertificazione, l'effetto serra, i cambiamenti di clima che in pochi decenni rischiano di mettere in dubbio la capacità di sopravvivenza della Terra - è priorità dei nostro mondo globalizzato e la passione preoccupata che traspare dal film è drammatica e coinvolgente.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44297

L'uomo della pioggia (The Rainmaker)
Aggiunto il:16/12/2010 (71/77)
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Genere Thriller
Paese USA
Anno 1998
Durata 131 min
Regista Francis Ford Coppola
Cast Matt Damon, Danny DeVito, Claire Danes, Jon Voight, Mary Kay Place. Dean Stockwell, Teresa Wright, Virginia Madsen, Mickey Rourke, Andrew Shue, Red West, Johnny Whitworth, Wayne Emmons, Adrian Roberts, Roy Scheider, Danny Glover, Alexis Brigham, Marshall Taylor
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 - 16:9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Surround ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Memphis (Tennessee): un giovane avvocato, affiancato da un simpatico “paralegale”, ingaggia una difficile battaglia contro una compagnia di assicurazioni che non ha corrisposto il premio a un leucemico, morto poi per mancanza di cure. Il lungo romanzo (1995) di John Grisham è stato ampiamente potato dal regista e molti personaggi sono stati eliminati. Staccato dalla staticità del dramma giudiziario, il film ha i suoi momenti più interessanti fuori del tribunale. Opera di confezione, vanta una bella galleria di personaggi dall'insolito Voight a un inedito Rourke tenuto a briglia corta, fino all'impagabile DeVito.
Critica Condannato a morte da una malattia che la Great Benefit considera solo una passività da non iscrivere in bilancio, Donny Ray Black (Johnny Witworth) sta per firmare i fogli che Rudy Baylor (Matt Damon) ha posato sul tavolo. La situazione è tipica, di genere. Ora, dunque, si può immaginare e fors’anche temere che prenda il via un solido film giudiziario nel quale, in nome delle buone ragioni del suo cliente e, soprattutto, di quelle della civiltà e della buona coscienza, della giustizia e della speranza, uno sprovveduto avvocato all’inizio della carriera affronterà e sconfiggerà un grande e potente studio lagale.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=26670

V per vendetta (V for vendetta)
Aggiunto il:16/12/2010 (72/77)
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Genere Azione, Fantascienza, Thriller
Paese Usa
Anno 2006
Durata 128 min
Regista James McTeigue
Cast Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Rea, John Hurt, Stephen Fry, Sinéad Cusack, Rupert Graves, Tim Pigott-Smith, John Standing, Natasha Wightman, Cosima Shaw, Roger Allam, Ben Miles, Eddie Marsan, Alister Mazzotti, Matt Wilkinson, Andy Rashleigh, Selina Giles, Ian Burfield, Martin Savage, Eamon Geoghegan, Richard Campbell, Amelda Brown, Antje Rau, Tara Hacking, Roderick Culver, Billie Cook, Mark Phoenix, Clive Ashborn, Jack Schouten, Kyra Meyer, Jason Griffiths, Imogen Poots, Greg Donaldson, Grant Burgin, Carsten Hayes, Madeleine Rakic-Platt, Bradley Steve Ford, Malcolm Sinclair, Michael Simkins, Martin McGlade, Matthew Bates, Gerard Gilroy, Sophia New, Ian T. Dickinson, Dulcie Smart, Daniel Donaldson, David Merheb, Simon Newby, Mary Stockley, Adrian Finighan, Raife Burcell, Brin Rosser, Caoimhe Murdock, Oliver Bradshaw, John Ringham, Mark Longhurst, Patricia Gannon, Laura Greenwood, Emma Field-Rayner, Richard Laing, Paul Antony-Barber, William Tapley, Megan Gay, Ben Posener, Joseph Rye, Juliet Howland, David Leitch, Derek Hutchinson, Chad Stahelski, Guy Henry, Simon Holmes, Julie Brown, Anna Farnworth, Charles Cork.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 16:9 2,40:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Danese, Inglese, Finlandese, Norvegese, Svedese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo illustrato David Lloyd

In un futuro "alternativo", la Germania, vincitrice della Seconda Guerra Mondiale, ha trasformato la Gran Bretagna in un Paese nazista. "V", un misterioso rivoluzionario deciso a sconfiggere la dittatura con atti di terrorismo estremo, rapisce la giovane Evey per reclutarla per la sua causa. La ragazza, quando arriva a scoprire il passato del ribelle mascherato, decide di aderire alla sua causa e di portare avanti con lui la lotta per la libertà...
Critica "Qualcuno li prende sottogamba, ma sui film tratti dai fumetti ormai si discutono fior di tesi all'università. Questo non vuol dire che dall'incontro tra i diversi linguaggi nascono solo capolavori; ma il nuovo sottogenere possiede qualità catalizzatrici dello spirito del tempo. Fuori concorso, per esempio, ha fatto ieri la sua ottima figura 'V for Vendetta' basato sulla sceneggiatura di Andy e Larry Wachowski e, naturalmente, sull'omonima graphic novel di culto di Alan Moore: in quanto a tenuta narrativa, suggestione scenografica e spettacolarità d'azione, insomma, uno di quei kolossal di primo livello che non si limitano a fare il verso alle compiaciute passioni under 18. L'esordiente australiano James McTeigue, del resto, vanta un prestigioso curriculum d'assistente alla regia e nella fattura sbucano da ogni fotogramma le competenti citazioni dei maestri per cui ha lavorato, da Proyas ('Dark City') a Lucas ('Star Wars episodio II - L'attacco dei cloni') e gli stessi fratelli Wachowski (i tre capitoli di 'Matrix'). (...) Lo spunto della trama non è particolarmente sorprendente né particolarmente sofisticato e l'abilissimo disegnatore britannico si limita nel suo testo (risalente agli anni '80) a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, cavalcando a briglia sciolta una serie di opinioni dal retrogusto probo, moderato e, perché no, scontato. Meno onnipotente di 'Spider-Man' e molto meno freak degli 'X-Men', 'V' si giova di un carisma da vecchio lord, di maniere acculturate e di un vigore da spadaccino degno dei sempreverdi avventurosi che si gode in dvd nelle pause del servizio: ma in quanto a tormentosi traumi nascosti dall'ombra del passato non è secondo a nessuno ed è pronto a dimostrarlo nel fragore del finalissimo catartico. Natalie Portman esegue bene la parte dell'umiliata & offesa anche se, quando trionfano le magnifiche scene di massa, non può che farsi idealmente da parte per applaudire i virtuosismi del regista." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 febbraio 2006)

"'V for Vendetta' è solo una truculenta fiaba, sceneggiata dai fratelli Andy & Larry 'Matrix' Wachowski a partire da un romanzo a fumetti degli anni '80 di Alan Moore; senza contare che, per simulare Londra, la produzione ha scelto set berlinesi. (...) Per una megaproduzione accurata e con dovizia di effetti speciali, non si capisce bene a quale pubblico il film, diretto da James McTeigue, e presentato fuori concorso a Berlino, sia destinato. I giovani potranno apprezzarne l'aspetto molto gotico, molto dark; oltre alla tipologia dell'eroe, sadico, sfortunato e romantico quanto il Fantasma dell'Opera. Con ogni probabilità, però, lo troveranno troppo parlato, moderatamente dinamico e, in definitiva, al disotto delle aspettative. Quanto al protagonista Hugo Weaving, difficile prevedere per lui un salto di carriera: non si toglie la maschera nemmeno in un'inquadratura, lasciando cavallerescamente tutta la scena a Natalie Portman." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 febbraio 2006)

"Questi film sono generalmente modesti, partecipano però ai grossi festival per attrarre il pubblico giovanile e - nel caso di 'V come vendetta' - perché sono girati nel Paese ospitante. Il regista di 'Vi come vendetta' John McTeigue ha fatto però una buona scelta, che in parte bilancia la cattiva (ispirarsi alle storie di Alan Moore e David Lloyd, manipolate dai Wachowski): ha per protagonista Hugo Weaving, l'agente dell'FBI nei 'Matrix'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 febbraio 2006)

"A realizzarlo dovevano essere infatti i fratelli Wachowski già prima di 'Matrix' (e dell'11 settembre). Alla fine invece figurano solo come produttori (con una nuova società battezzata Anarchos), ma 'V for Vendetta' porta impresso il loro marchio su ogni fotogramma. Massimo impatto spettacolare, ma anche estrema attenzione alle idee. Cura visiva senza pari, e tesi paradossali quanto ben argomentate. Naturalmente nei limiti del cinema d'azione. (...) Ispirato al personaggio storico del cattolico Guy Fawkes, che nel 1605 tentò di far saltare in aria la House of Lords ma fu imprigionato e torturato, l'ineffabile V, diciamolo, è uno dei personaggi più complessi mai visti in un film-fumetto. Altro che Batman, Spider-Man e le loro risibili nevrosi. Questo ribelle senza volto né morale vive in un covo un po' arca e un po' museo, zeppo di libri, quadri, sculture, oggetti d'arte e di modernariato fra cui si riconoscono le tele di Holbein ma anche il manifesto di 'Furia umana', il grande gangster-film con James Cagney. Vede e rivede senza sosta 'Il conte di Montecristo' con Robert Donat. Uccide solo i membri del governo e i loro sgherri. E se non fosse per un lungo combattimento all'arma bianca gonfio dei più vieti cliché, sarebbe anche l'eroe di un film molto elegante per il suo genere. Anche perché McTeague e i suoi collaboratori (foto, scene, costumi sono di prim'ordine) ci sanno fare. E se le immancabili scene d'azione sono quasi sempre molto più inventive del consueto, l'alternanza di toni gravi e buffoneschi, orridi e satirici, è una vera sorpresa. Basti per tutti lo show anti-Cancelliere che il bravissimo Stephen Fry, presentatore tv, manda temerariamente in onda prima di finire manganellato e rapito dai soliti agenti di regime. Un portento di ironia sul tema della maschera e del doppio da far morire d'invidia i Monty Python. E scusate se è poco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2006)

"Il FilmFest grida vendetta, un richiamo che nel cinema è sempre fortissimo; ma lo è anche in letteratura, basti pensare a 'Il conte di Montecristo' ripetutamente menzionato in 'V for Vendetta'. (...) L'opera prima di Jack McTeigue, aiuto per 'Matrix' dei fratelli Wachowski che gli hanno anche scritto la sceneggiatura, trasferisce sullo schermo l'ultraventennale fumetto di Alan Moore, un maestro molto apprezzato dagli amatori del genere. I quali non saranno delusi quando il film arriverà su tutti gli schermi perché le immagini incalzano suggestive, le sorprese si susseguono e gli attori sono di prima scelta: da John Hurt sanguinario dittatore di un'Inghilterra fascistizzata a Sinéad Cusack scienziata serva del potere, dal problematico detective Stephen Rea alla bella Natalie Portman tratta in salvo dall' eroe senza volto. Il legame fra V e la bella deriva da 'Il fantasma dell'opera' di Leroux, ma se fra gli interpreti non ho nominato il bravo protagonista Hugo Weaving un motivo c'è e va tenuto segreto." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 14 febbraio 2006)

"Con la roba di cult bisogna andarci cauti, perché i fans prendono fuoco facilmente. E poiché la graphic novel da cui 'V per vendetta' deriva lo è, esistono buone probabilità che una quotaparte de 'cult' transiti sul film. Salvo un paio di sequenze suggestive, però, il tam-tam mediatico che ne ha preceduto l'uscita appare eccessivo. Scartate le improbabili implicazioni politiche, la truculenta favola orwelliana potrà piacere ai giovani per l'aspetto molto gotico, molto dark; oltre che per la tipologia dell'eroe, sadico, sfortunato e romantico. Però è troppo parlata, moderatamente dinamica e anche un po' deprimente." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 marzo 2006)

"Pur avendone in dote le caratteristiche, dai produttori-sceneggiatori i fratelli Wachowski-Matrix, il fumetto tratto dalla graphic novel di Moore e Lloyd, è un fantasy con un cuore di tenebra sociale ispirato dal regime Thatcher. (...) Pretenzioso e irrisolto nel dialogo, litigioso, il tenebroso ammonimento rimette in circolo la polemica terroristi e-o partigiani con l'efficace regìa di James McTeigue. Natalie Portman si fa radere il cranio per la causa e Hugo Weaving porta la sua inquietante maschera: è la solitudine, bellezza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 marzo 2006)

"Non è detto che i film ispirati dai fumetti riescano sempre bene, ma certo il neogenere esibisce qualità catalizzatrici, nel bene e nel male, dello spirito del tempo. Di primo acchito sembrerebbe riuscito, per esempio, 'V per Vendetta', basato sulla sceneggiatura di Andy e Larry Wachowski e sull'omonima graphic novel (1981-89) di Alan Moore e David Lloyd: in quanto a suggestioni atmosferiche e scenografiche siamo, insomma, al cospetto di uno di quei kolossal che non s'accontentano di scatenare in platea il tifo giovanile. L'esordiente australiano James McTeigue vanta un nutrito curriculum d'assistente alla regia e non a caso nell'ordito del film sbucano da ogni fotogramma le citazioni dei maestri per cui ha lavorato, da Alex Proyas ('Dark City') a George Lucas ('Star Wars Episodio II - L'attacco dei cloni') e agli stessi fratelli Wachowski (i tre capitoli di 'Matrix'). (...) Meno onnipotente di Spider-Man e molto meno freak degli X-Men, V si giova di un carisma da vecchio lord, di maniere acculturate e di un vigore da spadaccino degno dei cult-movies d'avventura che si gode in dvd nel suo covo-museo sotterraneo: ma, in quanto ai tormentosi traumi nascosti dall'ombra del passato, non è secondo a nessuno ed è pronto a dimostrarlo nel fragore del finalissimo catartico. Purtroppo i dialoghi banalissimi e la farraginosa alternanza di toni apocalittici e farseschi finiscono con lo smascherare - è proprio il caso di dirlo - tutta la pretensione del testo e della trasposizione e con l'evidenziare come gli autori attualizzino il tenebroso fantasy con una serie di demagogiche tirate, per così dire, antagoniste, se non addirittura con sinistre strizzatine d'occhio pro-terroristi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 marzo 2006)

"Tratto dalla famosa graphic novel di Alan Moore e David Lloyd, 'V for Vendetta' è un 1984 pulp aggiornato all'epoca del terrorismo globale e dei poteri occulti. Uscito a puntate fra il 1981 e il 1989, il fumetto sparava le sue bordate contro le nefandezze dell'era Thatcher. Nel film l'Inghilterra del prossimo futuro vale per l'intero Occidente opulento, sempre più arroccato e tentato dalla soppressione delle libertà individuali. Dopo la colossale montatura tecno-paranoica di 'Matrix', i Wachowski (che dovevano anche dirigere, oltre a scrivere e produrre) guardano insomma ad Orwell. (...) Altro che Batman: questo ribelle senza volto vive in un covo un po' arca e un po' museo, zeppo di libri, quadri, sculture, oggetti d'arte e di modernariato. Vede e rivede senza sosta 'Il conte di Montecristo' con Robert Donat. Uccide solo i membri del governo e i loro sgherri. Peccato che, rispetto al fumetto, sia semplificato e banalizzato il rapporto con Natalie Portman, la giovane figlia di ribelli che salva e conquista. Ma l'alternanza di toni gravi e buffoneschi, orridi e satirici, è una vera sorpresa. E fra tante scene d'azione si impone un'attenzione alle immagini e al loro senso nascosto (le immagini mentono, sta a noi saperle decifrare) decisamente inconsueta in un film spettacolare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 marzo 2006)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=0D5B56596E42FFCD543A189408B91B06?codice=44775&completa=si

Il velo dipinto (The painted veil)
Aggiunto il:16/12/2010 (73/77)
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Genere Drammatico
Paese Australia
Anno 2006
Durata 125 min
Regista John Curran
Cast Naomi Watts, Edward Norton, Liev Schreiber, Diana Rigg, Toby Jones, Juliet Howland, Ian Rennick, Gesang Meiduo, Lorraine Laurence, Alan David, Zoe Telford, Anthony Wong Chau-Sang, Li Feng, Marie-Laure Descoureaux, Lu Yan, Maggie Steed, Lucy Voller, Henry Sylow, Shihan Cheng, Sally Hawkins, Li Bin, Xia Yu.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 2.35:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Tratto da: romanzo omonimo di W. Somerset Maugham

Inghilterra, 1925. Kitty è una giovane donna dell'alta società inglese che viene messa sotto pressione dalla madre perché trovi un marito. La scelta cade sul dottor Walter Fane, un serio batteriologo dal futuro promettente ma dalle origini tutt'altro che nobili. Subito dopo le nozze, la coppia si trasferisce a Shanghai e Kitty, troppo spesso sola e annoiata, ben presto trova conforto nell'amicizia con Charlie Townsend, il viceconsole inglese di cui poi s'innamora, ricambiata. Venuto a conoscenza del tradimento della moglie, Fane decide di trasferirsi a Wei-tan-fu, una remota località all'interno del territorio cinese funestata da un'epidemia di colera. L'estremo isolamento aiuterà Kitty e Walter a riavvicinarsi l'un l'altro superando rancori e difficoltà.
Critica "'Il velo dipinto' era un romanzo di William Somerset Maugham del 1925 finito una prima volta sullo schermo nel 1934, protagonista Greta Garbo. Ci torna adesso John Curran ('I giochi dei grandi') facendoselo riscrivere per il cinema da Ron Nyswaner, lo sceneggiatore di 'Philadelphia'. Lo schema, abbastanza fedele al romanzo sia pur sintetizzato e prosciugato, ci porta nella Cina dei venti dove approda una coppia inglese male assortita. (...) La parte migliore, anche dal punto di vista della rappresentazione, è quella della coppia a tu per tu con il colera, in una autentica cornice naturale cinese - laghi, montagne, villaggi - che tanto più affascina quanto più in mezzo son descritti orrori, morti, rovine. E si fa seguire anche la progressiva evoluzione della protagonista verso una redenzione che, alla fine, le porterà anche l'amore. Non si può dire lo stesso per gli interpreti che se ne fanno carico. Non solo Edward Norton, un marito quasi totalmente inespressivo, ma la stessa Naomi Watts, già vista con Curran ne 'I giochi dei grandi', che, a parte il ricordo folgorante di Greta Garbo in quella parte, ha poca luce, con colori sempre un po' smorti. Mentre il film, come il precedente, voleva che tenesse sempre la scena. Dominandola." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 22 febbraio 2007)

"Affidandosi a interpreti di qualità il regista John Curran mette accanto all'eccellente Watts l'acre Edward Norton nella parte di Walter e Toby Jones (il Capote di 'Infamous') in un colorito ruolo di fianco. C'è un tentativo di andare oltre Maugham trascurandone gli aspetti patetici e misticheggianti, evocando le problematiche relative alla presenza occidentale in Asia. Un mèlo girato con eleganza e un impegno magari degno di miglior causa." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 23 febbraio 2007)

"'Il Velo Dipinto' di Curran, remake del film con Greta Garbo del 1934 è un dramma sentimentale che declina l'amore vero, quello che prende forza dal tempo invece di perderla. Pur fra alti e bassi e con qualche passaggio lento di troppo, il film coinvolge, trascina in un immaginifico viaggio nella Cina anni Venti e scompagina beffardamente certezze e previsioni. Proprio come la vita." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 23 febbraio 2007)

"'Quando mai una donna ama un uomo per le sue qualità?'. In quest'interrogativo retorico c'è la prima verità del 'Velo dipinto' di Somerset Maugham (Adelphi). Esso ha il suo peso nella sua terza versione cinematografica - sceneggiata da Ron Nyswaner ('Philadelphia') per la regia di John Curran -, che giunge su iniziativa di Edward Norton, produttore e interprete del film. Se quell'osservazione sintetizza tante reali infelicità, il film ricostruisce anche l'esotismo di un'epoca (la Cina 1925-1927) con grande garbo e piccola spesa. C'è un ritorno di buon gusto nel riscoprire Maugham (un anno fa usciva 'La diva Julia') e il suo disincanto, per decenni fonte d'ispirazione di molti registi: sono venticinque i film tratti, prima di questo, dai suoi romanzi. (...) 'Il velo dipinto' spiegherà agli italiani che lo scisma anglicano è stato, fra quelli protestanti, il meno massimalista. Lo si nota dalla relativa propensione all'indulgenza di Maugham - nato a Parigi, del resto - per chi non consideri l'adulterio il peggiore dei mali. (...) Il destino prevarrà, ma solo dopo aver fatto riflettere senza annoiare." (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 23 febbraio 2007)

"Non è vero che oggi in dvd si trova tutto, ci sono film irreperibili. Uno di questi è 'Il velo dipinto' (1934) con Greta Garbo, che smaniavo di mettere a confronto con l'attuale versione firmata John Curran. (...)
L' accostamento fra le due versioni di 'Il velo dipinto' (ce ne sarebbe una terza del ' 58, 'Il settimo peccato', con Eleanor Parker) costituisce un' interessante occasione di toccare con mano le differenze fra cinema antico e moderno. Eliminati i melensi riferimenti alla spiritualità del Tao, che costituirono l'attrattiva dei romanzi di Maugham per i lettori del suo tempo, la sceneggiatura di Ron Nyswaner ricompone il racconto in maniera originale e intanto ne allarga la visuale storico-politica. Ma non è del tutto netto il giudizio sulla presenza occidentale nel Terzo mondo: imperialismo o 'fardello dell'uomo bianco'? Il raccontino diventa un'immersione totale nella realtà geopolitica di un cinema che ormai va a cercare gli sfondi e i tipi veri o similveri in uno sforzo rispettabile ma efficace fino a un certo punto. La Watts e Norton prendono il tutto con coscienza e serietà; e se la cavano onorevolmente accollandosi l'antipatia che emana dai rispettivi personaggi."
(Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 23 febbraio 2007)

"Uno di quei film di cui non si sente la mancanza, anche se è risaputo che esistono molti fedeli al cinema così: letterario, scenografico, di bei costumi e suggestive ambientazioni. (...) Una vera bufala. I due manichini sono Naomi Watts e Edward Norton. E nessun luogo comune ci viene risparmiato, a partire dalla figura dell'inglese che ha messo radici coloniali e si è spogliato delle convenzioni di provenienza." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 2 marzo 2007)
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Vero come la finzione (Stranger than fiction)
Aggiunto il:16/12/2010 (74/77)
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Genere Commedia, Drammatico, Fantasy, Sentimentale
Paese Usa
Anno 2006
Durata 109 min
Regista Marc Forster
Cast Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Emma Thompson, Tom Hulce, Tony Hale, Denise Hughes, Linda Hunt.
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 Anamorfico 16/9 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese, Olandese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Harold Crick è un uomo che vive la propria esistenza attraverso i numeri. Conta le volte che muove lo spazzolino tra i denti, i passi che compie per arrivare alla fermata dell’autobus, esegue a mente calcoli impossibili. Una mattina, appena svegliato e pronto a svolgere il proprio lavoro di esattore delle tasse, sente una voce femminile. La voce descrive i movimenti di Harold e ogni azione che compie. Contemporaneamente, una famosa romanziera in preda a un blocco creativo, sta proprio scrivendo la storia di quell’uomo qualunque. Realtà e finzione sono frequentemente oggetto delle sceneggiature cinematografiche. Nel caso di Vero come la finzione (molto meglio il titolo originale Stranger than fiction), questi due mondi corrono in parallelo percorrendo una linea dolcemente surreale, semplice nelle situazioni, e con una dose di ironia espressa con garbo da Will Ferrell, un Harold dall’occhio fisso e perplesso, da Emma Thompson, affascinante nel suo ruolo letterario, da una Maggie Gyllenhaall donna angelicata, e da un Dustin Hoffman che finalmente si diverte e al quale sono affidate le battute più riuscite. Marc Forster trasporta lo spettatore dal sogno stile Neverland a un limbo sospeso, leggero, che si allontana da Peter Pan e si avvicina alla dura esistenza che conduce indissolubilmente verso una fine nota. La magia è nell’attimo, scandito da un orologio, emblema della precisione degli ingranaggi, dichiarazione dell’unicità delle emozioni quotidiane di ognuno di noi.
Critica Citando Italo Calvino, il professore di letteratura Jules Hilbert (Dustin Hoffman) asserisce che i generi drammaturgici sono due: la commedia, che tratta della continuità della vita, e la tragedia, che rappresenta l'ineluttabilità della morte. Così è anche nell'esistenza quotidiana, dove capita di sentirci sospesi fra commedia e tragedia; ma così è, soprattutto, per l'ispettore del fisco Harold Crick. Il quale, in un certo giorno della sua metodica esistenza, sente che tutto ciò che fa o pensa è commentato da una "voce" intima d'ignota origine.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44581

La vita è bella (La vita è bella)
Aggiunto il:16/12/2010 (75/77)
poster
Genere Drammatico
Paese Italia
Anno 1997
Durata 128 min
Regista Roberto Benigni
Cast Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Giustino Durano, Giuliana Lojodice, Sergio Bini, Claudio Alfonsi, Lydia Alfonsi, Giorgio Cantarini, Giancarlo Cosentino, Franco Mescolini, Carlotta Mangione, Raffaella Lebboroni, Hannes Hellmann, Francesco Guzzo, Alessandra Grassi, Amerigo Fontani, Horst Buchholz, Giovanna Villa, Massimo Salvianti, Gina Rovere, Nino Prester, Marisa Paredes, Andrea Nardi, Francesca Messinese, Pietro De Silva, Gil Baroni.
Valutazione
Risoluzione
Formato video 1.85:1 Anamorfico ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano (Italiano, Inglese)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Verso la fine degli anni Trenta in Toscana, due giovanottelli lasciano la campagna per trasferirsi in città. Guido, il più vivace, vuole aprire una libreria nel centro storico, l'altro Ferruccio fa il tappezziere ma si diletta a scrivere versi comici e irriverenti. In attesa di realizzare le loro speranze, il primo trova lavoro come cameriere al Grand Hotel, e il secondo si arrangia come commesso in un negozio di stoffe. Camminando, Guido si innamora di una maestrina, Dora, e, per conquistarla inventa l'impossibile. Le appare continuamente davanti, si traveste da ispettore di scuola, la rapisce con la Balilla. Ma Dora si deve sposare con un vecchio compagno di scuola, e tuttavia non è soddisfatta perché vede molto cambiato il carattere dell'uomo. Quando al Grand Hotel viene annunciato il matrimonio, Guido irrompe nella sala in groppa ad una puledro e porta via Dora. Si sposano ed hanno un bambino, Giosuè. Arrivano le leggi razziali, arriva la guerra. Guido, di religione ebraica, viene deportato insieme al figlioletto. Dora va da un'altra parte. Nel campo di concentramento, per tenere il figlio al riparo dai crimini che vengono perpetrati, Guido fa credere che loro fanno parte di un gioco a punti, in cui bisogna superare delle prove per vincere. Così va avanti, fino al giorno in cui Guido viene allontanato ed eliminato. Ma la guerra nel frattempo è finita, Giosuè esce, incontra la madre e le va incontro contento, dicendo "abbiamo vinto".
Critica "La novità di 'La vita è bella' è l'esplosione di un talento recitativo che finora non si era palesato in tutto il suo fulgore. È vero che il copione scritto con Vincenzo Cerami ardisce e non ordisce, nel senso che sbilancia alla maniera dell'ultimo Chaplin la farsa verso il cinema di idee; ed è vero che Benigni regista rivela un'inedita autorevolezza anche nell'avvalersi degli apporti sapienti (per citare solo tre nomi) di Danilo Donati, scenografo, Tonino Delli Colli, operatore e Nicola Piovani, musicista. Il tentativo, invero, acrobatico, è di coniugare il frù frù di Lubitsch che percorre la prima parte (magari con l'occhio al grottesco antinazista 'Vogliamo vivere') con la spoglia eloquenza di Rossellini nella raffigurazione del lager: ma cuciti insieme dal filo rosso di una follia tutta benignesca, magari corroborata dall'attraversamento dell'universo di Fellini (...).Peccato che l'impaginazione del film, lodevolmente asciutta, sacrifichi un po' i personaggi minori. Tuttavia ciò che tiene insieme "La vita è bella", lo giustifica e ne esalta la qualità poetica è la presenza scoppiettante e ispirata del protagonista: romanticamente buffo nei colloqui con la "principessa" Nicoletta Braschi al suono della 'Barcarola' di Hoffmann, paternamente protettivo nel duetto con il piccolo Giorgio Cantarini. Nel quale trova finalmente un senso l'ormai vetusto slogan sessantottino L'immaginazione al potere". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 19 dicembre 1997)

"La vita è bella, quinto film e mezzo del nostro Charlot Benigni in veste di regista, non è un 'bel' film. Ma è un film - appassionato, divertente, commovente, sincero - con una qualità rara nel cinema di oggi: ha un'anima. E ha un'idea fortissima che porta avanti di slancio e nobilmente la sua storia qualche volta stiracchiata e ansimante: la vita è fantasia, per sopravvivere ci vogliono fantasia e amore (...). Il nostro Charlot di Vergaio aspira forse a fare troppo. Ma ha fatto tantissimo. Sulla scorta della sceneggiatura scritta con il suo abituale e abilissimo complice Vincenzo Cerami ha costruito un personaggio e un apologo che sarà difficile dimenticare: la maschera tragicomica di un giusto alle prese con l'indicibile orrore dell'olocausto che si ribella, appunto, non dicendolo, non riconoscendolo, non dandogli l'importanza attribuitagli dal persecutore". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 18 dicembre 1997)

"Benigni vince la scommessa del tragicomico, con una sceneggiatura elaboratissima e sottile, con un lungo incipit disseminato di segnali fastidiosi e inquietanti, con la sua recitazione sempre un po' straniata, sperduta, sorpresa (ma che altra reazione può avere uno, davanti alla sola idea del massacro di una razza?), e con quella del bambino, che sta sempre in bilico tra la paura e l'eccitazione del gioco, tra la fiducia nel babbo (che ostinatamente ride) e la sensazione che, invece, qualcosa non funzioni. E, in almeno due scene, piega alla tragedia la sua genialità monologante: la finta, disperata traduzione dal tedesco, all'arrivo nel campo, quando trasforma le regole della sopravvivenza in quelle del gioco, e, prima, nella scuola, l'illustrazione del manifesto della razza ariana, per la quale prende a prestito particolari anatomici della propria, inarrivabile bellezza. Un film che lascia il segno". (Emanuela Martini, 'Film Tv', 1 gennaio 1998)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=475FB4C8D0A88CE291EF3B0EBF161D77?codice=35203&completa=si

Wild Wild West (Wild Wild West)
Aggiunto il:16/12/2010 (76/77)
poster
Genere Fantasy
Paese USA
Anno 1999
Durata 102 min
Regista Barry Sonnenfeld
Cast Will Smith, Kevin Kline, Kenneth Branagh, Salma Hayek, Ted Levine. M. Emmett Walsh, Bai Ling, Musetta Vander, Sofia Eng, Frederique Van der Wal
Valutazione
Risoluzione
Formato video Schermo Panoramico 1.85:1 ( Kb/s)
Formato audio Dolby Digital 5.1 ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) Italiano, Inglese (Italiano, Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo)
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Un western di fantascienza con incursioni in Jules Verne e ispirato alla serie televisiva degli anni Sessanta dallo stesso titolo. Un'accoppiata come Will Smith e Kevin Kline faceva ben sperare. Col valore aggiunto di un cattivo come Kenneth Branagh su una sedia a vapore. Dopo la guerra civile due agenti speciali vengono incaricati dal presidente degli Stati Uniti di catturare il cattivo di turno. Un obbrobrio da dimenticare .
Critica Will Smith, il coprotagonista di Men in Black, va diventando la star nera più popolare del cinema americano anche per le sue scelte bislacche. Nel fantawestern di Barry Sonnenfeld, ricavato da una vecchia serie televisiva, ambientato subito dopo la Guerra Civile americana, ci sono uno scienziato pazzo paralizzato (Kenneth Branagh), un treno milleusi, un Presidente insensato (Kevin Kline), una macchina capace di distruggere città, una bella cantante che è l'irresistibile Salma Hayek. Nonostante tutti questi elementi, l'assemblaggio è così scombiccherato e impraticabile che ci si diverte poco.
URL http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33883

Will hunting - genio ribelle (Good will hunting)
Aggiunto il:16/12/2010 (77/77)
poster
Genere Commedia, Drammatico
Paese Usa
Anno 1998
Durata 122 min
Regista Gus Van Sant
Cast Robin Williams, Matt Damon, Ben Affleck, Stellan Skarsgård, Minnie Driver, Casey Affleck, George Plimpton, Francesco Clemente, Colleen McCauley, Rachel Majowski, John Mighton, Cole Hauser.
Valutazione
Risoluzione
Formato video ( Kb/s)
Formato audio ( Kb/s)
Lingue (sottotitoli) ()
Size Mo
Tipo di supporto
Descrizione Nei quartieri poveri a sud di Boston, Will Hunting, venti anni, vive in modo precario e disordinato insieme ad alcuni amici teppisti e guadagna qualcosa, lavorando come inserviente nel dipartimento di matematica del famoso MIT. Tra una chiacchiera e l'altra, e in incontri occasionali, Will si lascia andare ad improvvise citazioni storiche e risolve senza fatica un problema di matematica che sembrava difficilissimo. Tutto ciò attira l'attenzione del prof. Lambeau, che comincia a seguire Will fin quando il ragazzo, arrestato dopo l'ennesima rissa in un bar, viene condannato alla prigione. Lambeau interviene e ottiene la libertà, promettendo al giudice di affidarlo, per un adeguato trattamento, ad uno psicologo. Dapprima Will deride i medici che provano a curarlo, poi Lambeau decide di affidarsi a Sean, vecchio compagno di università. I due cominciano a parlare. Sean ha perso da poco la moglie, ed è un vuoto che non riesce ancora ad assorbire. Will lo capisce e se ne serve per metterlo in difficoltà. Tra i due si instaura un rapporto difficile ma molto schietto che tuttavia sembra sfociare in una rottura. Molto seccato per l'andamento delle cose, Lambeau rimprovera aspramente Sean, facendo riaffiorare antichi attriti dei tempi dell'università. Intanto Will, che ha rifiutato importanti proposte di lavoro, conosce Skylar, una studentessa di Harvard, con la quale inizia una relazione. Skylar gli confessa di essere innamorata ma lui rifiuta qualunque discorso affettivo, memore delle delusioni e delle violenze ricevute durante l'infanzia e l'adolescenza. Avendo passato le stesse difficoltà, Sean trova finalmente gli argomenti e le parole giuste per arrivare ad una nuova comprensione con il suo paziente, che alla fine scoppia in lacrime e si lascia convincere ad andare in California a raggiungere la ragazza che lo ama. Will allora parte sull'auto che gli amici gli hanno regalato per i suoi 21 anni.
Critica "Originalissima e appassionante commedia social-romantica, scritta proprio dal protagonista Matt Damon, autore anche della sceneggiatura da Oscar con il coetaneo, qui defilato, Ben Affleck. Bravo e più misurato del solito Robin Williams (statuetta bis) disposto a sobbarcarsi gran parte delle inutili chiacchiere che zavorrano il film". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 maggio 2002)
URL http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp;jsessionid=F9A944F5C0C308CF7A057A497FD14536?codice=35382&completa=si

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